Felice Romani
Il pirata
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ATTO PRIMO

Scena dodicesima. Solitario, Gualtiero, Itulbo, Pirati e detti

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Scena dodicesima. Solitario, Gualtiero, Itulbo, Pirati e detti

 

Si fermano infondo.

IMOGENE
(Aita, o cielo!)

SOLITARIO
(piano a Gualtiero)
(Ardir, Gualtiero).
(Si avanza).
Degli stranieri accolti
Nell'ospidal tua terra, eccoti innanzi,
Signore, il condottier.

ERNESTO
A me si appressi.
E sincero risponda.
(Gualtiero vorrebbe presentarsi,
ed è prevenuto da Itulbo).

ITULBO
Eccomi.

IMOGENE
Il suo disegno, o ciel, seconda!).
(Gualtiero rimane confuso fra i Pirati;
Ernesto osserva attentamente Itulbo).

ERNESTO
All'accento, al manto, all'armi
Tu non sei di questi lidi.

GUALTIERO
(Oh furor! e ho da frenarmi?).

ITULBO
In Liguria il giorno io vidi.

ERNESTO
E tu sei?

IMOGENE
Di quello Stato
Capitano venturier.

ERNESTO
Quelle terre asilo han dato
A un fellóne, al vil Gualtier.

GUALTIERO
(Vile!!).

SOLITARIO
(Ah! taci sconsigliato!).

ITULBO
si accoglie ogni stranier.

ERNESTO
Ma soccorso ei vi rinviene
Di navigli e di Corsari...
Mi è sospetto ognun, che viene
Da quei lidi, e da quei mari...
Finché meglio a me dimostro
Non è il nome, e l'esser vostro,
In Caldora resterete
Rispettati prigionier.

ITULBO
(Prigionieri!).

IMOGENE
(Ahimè!).

SOLITARIO
(Ti frena).

ITULBO
Cruda legge, o duca, imponi.
Tu che sai la nostra pena,
(a Imogene)
Nobil donna, t'interponi.

IMOGENE
Ah! Signor... così inclemente
Non ti trovi amica gente.
Da fortuna afflitti, oppressi,
Infelici assai son essi;
Il ritorno ai patri lidi
Ai dolenti non negar.

GUALTIERO
(Traditor!)

SOLITARIO
(Deh! taci!)

ERNESTO
(dopo aver pensato)
Il vuoi?
Partan dunque al nuovo albore.

ITULBO
Generosa!... a' piedi tuoi
Rendiam grazie del favore.
(Tutti i Pirati si prostrano ad Imogene.
Gualtiero con essi).

GUALTIERO
(Imogene!... un solo accento...).

IMOGENE
(Sorgi... oh!... Dio!... non ti svelar!).
(Itulbo, e il Solitario si volgono ad Ernesto:
egli parla sotto voce ai Cavalieri.
Gualtiero sorge fra i Pirati, e parla
furtivamente ad Imogene).

TUTTI
GUALTIERO
(Parlarti ancor per poco,
Pria di partir, pretendo...
In solitario loco,
Qual più tu vuoi, t'attendo...
Se tu ricusi... trema...
Per te, per lui, pel figlio...
Notte per tutti estrema
Questa, o crudel, sarà).

IMOGENE
(Scostati... oh! Dio! tel chiedo,
L'impongo a te piangendo...
L'ultimo mio congedo
Abbi in tal punto orrendo.
Non ti ostinar... ti prema
Del tuo mortal periglio...
Della mia pena estrema,
Del mio terror pietà!).

ERNESTO
Io volgo in cor sospetti,
Ch'io stesso non comprendo:
All'opre loro, ai detti
Giovi vegliar fingendo...

CAVALIERI
Questi esplorar ci prema
Se approdi alcun naviglio:
Se v'ha cagion di tema
L'acciar li prevarrà.

ITULBO e SOLITARIO
Osserva... ah! tutto ancora
Il mio timor riprendo...
Lo sconsigliato ignora
Il suo periglio orrendo...

ADELE e DAMIGELLE
A questa prova estrema
Reggiam con fermo ciglio:
Si asconda altrui la tema,
Che palpitar ci fa.

GUALTIERO
Ebben, cominci, o barbara,
(si muove furibondo verso d'Ernesto)
La mia vendetta.

IMOGENE
(con un grido)
Ah!... io moro.
(S'abbandona fra le braccia delle sue damigelle).

ERNESTO
(volgendosi)
Che avvenne?
(Accorrendo da lei).

ITULBO e SOLITARIO
(a Gualtiero allontanandolo)
(Insano! scostati).

GUALTIERO
(Oh! qual furor divoro!).

ERNESTO
D'onde sì strano e subito
Dolore in lei! perché?

DAMIGELLA
Egra, languente, e debole
Più dell'usato forse,
Tal non dovea l'improvvida
Al ciel notturno esporse...

ERNESTO
Alle sue stanze traggasi.

DAMIGELLA
Vedi: ritorna in sé.
(Imogene si scuote... cerca sbigottita
Gualtiero e veggendolo in distanza fra
i suoi prorompe in un
grido).

TUTTI
IMOGENE
Ah! partiamo: i miei tormenti
Sian celati ad ogni sguardo.
Tremo, avvampo... gelo ed ardo...
Gonfio in sen mi scoppia il cor.

ERNESTO
Imogene! (Quali accenti!).

CAVALIERI
Infelice! (Quali accenti!).
Qual delirio in lei si desta?
Pena, ambascia non è questa,
Ma trasporto, ma furor.

GUALTIERO
Raffrenar mie furie ardenti
La ragione invan si attenta;
All'acciar la man si avventa,
Alla strage anela il cor.

ITULBO e SOLITARIO
Vieni, fuggi, omai cimenti
Colla tua la nostra vita...
Deh! risparmia la smarrita,
Ella more di terror.

DAMIGELLE
Ah! signor, sì strani accenti
Tu condona a donna oppressa...
(Per pietade di te stessa
Vieni, ascondi il tuo dolor!).
(Imogene è tratta altrove dalle sue Damigelle.
Gualtiero da Itulbo e dal Solitario trascinato
fuori. Ernesto, in mezzo ai suoi cavalieri,
rimane assorto in gravi pensieri.
Cala il sipario).


Fine dell'atto primo


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