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Da una delle Gallerie del fondo si avanza
Gualtiero avvolto nel suo manto, in aria cupa,
e pensoso.
ADELE
Giusto cielo! Gualtiero!
CORO
Gualtiero! Ed osi
Mostrarti a noi? Pera il fellon.
GUALTIERO
(con voce imponente)
Fermate.
Nessun si appressi.
Uomo non v'ha che possa
Né spaventar, né disarmar Gualtiero.
Largo al partir sentiero
Apersi a' miei seguaci, e all'ira vostra
Me volontario espongo.
Vendicatevi alfin: l'acciar depongo.
(Getta il ferro).
ADELE
Che sento?
CORO
Oh! insano ardir!
GUALTIERO
La morte attendo
Senza tremar.
CORO
La morte? Eppur conviene
Che t'oda in prima, e ti condanni il pieno
De' Cavalier consiglio.
GUALTIERO
Ebben si aduni,
Senza indugiar. Potria fuggirvi ancora
La vittima di mano..: Ancor possenti
E a tutto osar capaci
Io conosco, o guerrieri, i miei seguaci.
(Breve silenzio. Gualtiero volge gli occhi
d'intorno, ravvisa Adele, e a lei si avvicina
commosso).
Tu vedrai la sventurata
Che di pianto oggetto io resi;
Le dirai che s'io l'offesi,
Pur la seppi vendicar.
Forse un dì con me placata,
Alzerà per me preghiera,
E verrà pietosa a sera
Sul mio sasso a lagrimar.
(Odesi suono di trombe dalla sala del consiglio).
CAVALIERI
Già si aduna il gran consesso;
Vieni, e pensa a discolparti.
GUALTIERO
Condannato da me stesso,
Io non penso che a morir.
CAVALIERI
Ah! costretti a detestarti,
Pur diam lode a tanto ardir.
GUALTIERO
Ma non fia sempre odiata
La mia memoria, io spero;
Se fui spietato e fiero,
Fui sventurato ancor.
E parlerà la tomba
Alle pietose genti
De' lunghi miei tormenti,
Del mio tradito amor.
CAVALIERI
Ah! parlerà la tomba
De' tuoi misfatti ancor.
(Parte coi Cavalieri).