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I link alle concordanze si evidenziano comunque al passaggio
Cuccupis siede al suo tavolino fra i polverosi
volumi del foro. Un bidello gli accende la
sua lucerna. I sindaci del borgo.
MAGISTRATO
Sindaci! O voi del borgo
propugnacoli eccelsi, e di dottrine
arche profonde! Deh! mi consigliate;
che far degg'io di Carlo?
Il signor Menzicoff me lo ha affidato.
Le carte... il nome la svenuta... l'oste..
Il cerebro fan correr per le poste.
CORO
Carcere a Carlo.
MAGISTRATO
Ebbene ho inteso.
CORO
Addio.
(partono)
MAGISTRATO
Che grande affar! Che gran talento,- il mio?
Il borgo dice che Cuccupis sembra
vera immagin del nobile giumento,
schiuma del nulla! Eppur sono un portento.
Qui mi veggan costoro, e qui m'ascolti
il mondo intero a improvvisar sentenze.
Si vedrà chi son io,
s'è una fandonia, e s'egli è merto mio.
(si pone a studiare)