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Pio XII
Orientalis Ecclesiae

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Introduzione1

 

1. Sempre con somme lodi la chiesa esaltò s. Cirillo patriarca di Alessandria quale autentica gloria della chiesa orientale e preclarissimo vindice della vergine Madre di Dio. Queste lodi Ci piace ora in succinto riandare scrivendo di lui, mentre si compie il XV secolo da quando felicemente egli mutò con la patria celeste questo terreno esilio. Fino dai suoi tempi infatti il Nostro predecessore s. Celestino I lo chiama «buon difensore della fede cattolica»,2 «sacerdote degno della massima approvazione»,3 e «uomo apostolico».4 Il concilio ecumenico Calcedonese poi non solo invoca in aiuto la sua dottrina per ravvisare e ribattere i nuovi errori, ma non esita a paragonarla altresì con la sapienza di san Leone Magno,5 il quale a sua volta elogia gli scritti di un così grande dottore e ne raccomanda la lettura, precisamente perché appieno combaciano con la fede dei santi padri.6 Né minore venerazione il quinto concilio ecumenico radunato a Costantinopoli tributò all'autorità di s. Cirillo;7 e più tardi, a distanza cioè di parecchi anni, quando si dibatteva la controversia delle due volontà in Cristo, di nuovo la dottrina di lui sia nel primo concilio Lateranense,8 sia nel sesto concilio ecumenico, fu meritatamente e vittoriosamente rivendicata dagli errori dei monoteliti, dei quali a torto alcuni l'accusavano d'essere infetta. E invero, a testimonianza dell'altro santissimo predecessore Nostro Agatone, egli «fu difensore di verità»9 e risultò «costantissimo predicatore di fede ortodossa».10

2. Riteniamo pertanto cosa molto opportuna, scrivendone brevemente, di porre la vita integerrima, la fede, la virtù sua sotto gli occhi di tutti, e prima che ad ogni altro sotto gli occhi di coloro i quali, per appartenere alla chiesa orientale, ben a ragione si gloriano di questo luminare di cristiana sapienza e di questo atleta di apostolica fortezza. Ebbe onorati natali, e promosso nell'anno 412, come si ha per tradizione, alla sede di Alessandria, dapprima combatté contro i novaziani e gli altri detrattori e corruttori della genuina fede, tanto con la parola, quanto con gli scritti e la pubblicazione di appositi decreti, mostrandosi d'una vigilanza e d'un coraggio a tutta prova. Poi, al serpeggiare dell'empia eresia di Nestorio per le varie regioni dell'oriente, da quel sollecito pastore che era, subito scoprì i novelli errori che imperversavano, usò ogni mezzo per allontanarli dal gregge a lui affidato, e durante quel periodo di tempo, ma specialmente nello svolgersi del concilio di Efeso, si dimostrò invitto assertore e sapientissimo dottore della divina maternità di Maria vergine, dell'unità d'ipostasi in Cristo e del primato del romano pontefice. Avendo però l'immediato Nostro predecessore di fel. mem. Pio XI nell'enciclica Lux veritatis11 magistralmente descritta e illustrata la parte precipua che ebbe s. Cirillo nelle vicende di questa gravissima vertenza, allorché nel 1931 ricorse il XV centenario di quel concilio, reputiamo superfluo il ritornarvi sopra punto per punto.

3. Non si tenne pago Cirillo di combattere strenuamente contro le dilaganti eresie, di tutelare con alacre diligenza l'interezza della dottrina cattolica e di farla risaltare nella meridiana sua luce, ma quanto più poté si adoperò per richiamare sul retto sentiero della verità i fratelli erranti. I vescovi infatti della regione antiochena non avevano fino allora riconosciuta l'autorità del concilio di Efeso. Ebbene, Cirillo col suo zelo fece sì che dopo lunghi tentennamenti arrivassero finalmente a piena concordia. E dopo che con l'aiuto di Dio poté raggiungere e conciliare siffatta felicissima pace, e difenderla con diligente cura contro quanti la oscuravano e la turbavano, ormai maturo per la ricompensa e la gloria eterna, nell'anno 444, tra le lacrime di tutti i buoni, se né volò al cielo.

4. I fedeli di rito orientale non solo lo collocano nel numero dei «padri ecumenici», ma nelle loro preci liturgiche l'onorano dei più ampi elogi. Così per esempio i greci, nei «Menèi» da celebrarsi il giorno 9 di giugno, cantano di lui: «Illustrato la mente dalle fiamme dello Spirito Santo, quasi sole che dardeggi i suoi raggi, esprimesti gli oracoli tuoi; lanciasti i tuoi dogmi su tutte le parti del mondo fedele, illuminando ogni condizione di persone, o beatissimo, o divino; e mettesti in fuga le tenebre delle eresie, con la potenza e le forze di Colui, che nato dalla Vergine sfolgorò i suoi splendori». Certamente hanno ben ragione i figli della chiesa orientale di rallegrarsi di questo santissimo Padre, come d'insigne loro gloria domestica. Perché su di esso risplendono in modo particolare quelle tre doti dell'animo che parimente tanto illustrarono gli altri padri dell'oriente: cioè una esimia santità di vita, in cui nominatamente brilla una calda devozione verso l'eccelsa Madre di Dio; una dottrina veramente ammirevole, per la quale la Sacra Congregazione dei Riti con decreto del 28 luglio 1882 lo dichiarò dottore della chiesa universale; e una premurosa e indefessa sollecitudine, in virtù della quale infranse con invitto coraggio gli assalti degli eretici, asserì la fede cattolica, la difese, e instancabilmente, fin dove poté, la propagò.

5. Mentre tuttavia di gran cuore Ci congratuliamo che tutti i popoli cristiani dell'oriente onorino con intensa venerazione s. Cirillo, non meno Ci addolora che non tutti convengano in quella desideratissima unità, la quale egli così ardentemente amò e promosse. Tanto più anzi Ci duole che ciò accada a questi nostri tempi in cui si rende necessario che tutti i cristiani, a gara unendo intenzioni ed energie, si stringano nell'unica chiesa di Gesù Cristo, affinché quasi uniti in una sola falange, compatta, concorde, stabile, resistano contro gli sforzi dell'empietà ogni giorno più minacciosi.

6. Per conseguire tale effetto, è assolutamente necessario che tutti, seguendo le orme di s. Cirillo, raggiungano quella concordia di animi, che dev'essere munita di quel triplice legame con cui Cristo Gesù, fondatore della chiesa, volle che essa fosse stretta e tenuta insieme, quasi in superno infrangibile vincolo, da lui stabilito; vale a dire nell'unica fede cattolica, nell'unica carità verso Dio e verso tutti, e infine nell'unica obbedienza e soggezione alla legittima gerarchia costituita dal divin Redentore medesimo. Questi tre vincoli, come ben sapete, venerabili fratelli, sono tanto necessari, che se l'uno o l'altro di essi viene a mancare, non si può più neppure comprendere nella chiesa di Cristo vera unità e concordia.

 




1 PIUS PP. XII, Litt. enc. Orientalis Ecclesiae de Sancto Cyrillo Patriarcha Alexandrino, saeculo exeunte quinto decimo a piissimo eius obitu, [Ad venerabiles Fratres Patriarchas, Primates, Archiepiscopos, Episcopos aliosque locorum Ordinarios, pacem et communionem cum Apostolica Sede habentes], 9 aprilis 1944: AAS 36(1944), pp. 129-144.

Cirillo di Alessandria: il pastore, il teologo, il difensore della vera dottrina e dell'integrità della fede contro le eresie del suo tempo. Sempre animato da grande carità e da spirito di riconciliazione. Forte attaccamento alla sede appostolica di

Roma come suprema autorità. Presiedette a nome del papa il concilio di Efeso. Cercò pace e concordia con i vescovi antiocheni dissidenti. Invito a lavorare per l'unità dei cristiani, sull'esempio di s. Cirillo e col suo patrocinio.



2 Ep. 12, 4: PL 50, 467. 



3 Ep. 13, 2: PL 50, 471. 



4 Ep. 25, 7: PL 50, 552.



5 Cf. MANSI 6, 953.956-957; 7, 9.



6 Cf. Ep. ad Imp. Theodosium: PL 54, 891. 



7 Cf. MANSI 9, 231s.



8 Cf. MANSI 10, 1076s.



9 Cf. MANSI 11, 270s. 



10 Cf. MANSI 11, 262s.



11 AAS 23(1931), p. 493ss; EE 5/820ss.






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