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Atto Primo
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E' sera.
Una sala d'entrata nella casa del Dottor GIORGIO BRANDES. Stile fiammingo.
A sinistra al primo piano tre scalini coperti di tappeto rosso conducono a un
largo pianerottolo adorno di lampade elettriche e di piante.
In fondo a sinistra la porta d'ingresso. Nei centro un largo caminetto.
A destra verso il fondo una porta a due battenti con una tenda drappeggiata e
rialzata.
Al primo piano a destra una finestra.
LUISA BRANDES, una bella e giovine donna, siede in atteggiamento d'abbandono su
una poltroncina. Con le mani intrecciate e tese davanti a sè essa guarda nel
vuoto; un'espressione d'abbattimento e di tristezza è sul suo volto.
Nel fondo MIRELLA -- una fanciulletta di quattordici anni, in corta veste
chiara -- s'affaccenda intorno a una tavola carica di fiori e di dolci.
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ATTO PRIMO.
MIRELLA:
chiamando.
Lina! Lina! Dove sono i marrons glacés?
LINA:
Una domestica dal viso duro e inamabile appare sulla porta.
Sono li.
Addita un piatto sulla tavola.
MIRELLA:
Ma dove?
alzando il piatto.
Questi quattro miseri marroni, che paiono già rosicchiati?
LINA:
Li avrà rosicchiati Lei. E' tutto il giorno che li mangia.
Volta le spalle ed esce.
MIRELLA:
Ma guarda un po' che impertinente!
Rivolgendosi a Luisa.
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Mamma! Hai sentito come mi risponde Lina?
LUISA:
con un sospiro distratto.
Che cosa c'è, cara?
MIRELLA:
avanzandosi verso la madre col piatto in mano.
Ha detto che i marrons glacés li ho mangiati io.
LUISA:
sorridendo.
Sarà anche vero; no, cara?
MIRELLA:
Quand'anche; Lina non deve permettersi di dirlo. Del resto io ne avrò mangiato
forse tre o quattro o dodici... o così, ma non tutti.
LUISA:
sorridendo.
Vedo difatti che ne restano quattro.
MIRELLA:
contando sulle dita.
Uno per Chérie, uno per me, uno per te, poi vi sono le nostre invitate, uno per
Fanny
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... E per Giovanna, Lucilla e Nelly, niente! Sarà meglio addirittura che non ce
ne siano. Ti pare?
Li mangia.
Mamma! Cos'hai? Come sei triste!
L'abbraccia.
LUISA:
Ah bimba mia! Come potrei non esserlo? Tuo padre lontano... le notizie sempre
più gravi...
MIRELLA:
Mamma! stasera non pensare a malinconie. E' la festa di Chérie e vogliamo
essere allegre. Anche papà se fosse qui avrebbe voluto che si festeggiasse il
compleanno di sua sorella, che adora tanto! ... Ricordi? L'anno scorso ha
voluto che si ballasse. Vogliamo ballare anche stasera.
LUISA:
scattando.
No! Non si balla col nemico in casa.
MIRELLA Nemico?:
Sbigottita, guardandosi intorno.
In casa? Dov'è questo nemico?
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LUISA:
E' vicino, Mirella! è vicino! Tu non sai che cosa, ci sovrasta.
MIRELLA:
Non pensarci stasera, mamma! Non rattristare Chérie! Vedrai come s'è fatta
bella. Mette il vestito nuovo, tutto bianco! Sembra una sposa...
Carezzevole.
Tieni, mangia questo marron. E' l'ultimo.
LUISA:
No, cara, no. Chiama qui Fritz. Ho bisogno di parlargli.
MIRELLA:
Vado.
Mettendo in bocca l'ultimo marron.
Sai che anche Fritz mi fa uno strano effetto in questi giorni. E' scortese,
quasi villano. Non risponde quando gli si parla...
LUISA:
Sarà preoccupato anche lui, poveretto.
MIRELLA:
E lo trovo sempre a sussurrare con Lina...
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LUISA:
indulgente.
Forse si vogliono bene. Avranno idea di sposarsi.
MIRELLA:
ridendo.
Oh Dio!... Così brutti! Tutt'e due!
Corre alla porta.
Fritz ... Fritz!
Al domestico che entra.
Andate dalla mamma.
FRITZ, un giovane servitore, dall' aria fosca, quasi trace, s'avvicina a
LUISA mentre MIRELLA aiutata da LINA s'affaccenda ancora per poco intorno alla
tavola ch'è in fondo alla scena. Indi MIRELLA esce, seguita da LINA.
LUISA:
un po' timida, a FRITZ.
Avete notizie? Vi sono novità?
FRITZ:
Secco.
Nossignora.
LUISA:
Non sapete nulla di nuovo?
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FRITZ:
Nossignora.
Ironico.
Eccetto quello che c'è. nel giornale della sera.
Spiega un giornale e legge ad alta voce.
« Si crede che il primo contatto tra i belligeranti avrà luogo nelle vicinanze
di Fleron. Il nemico s'avanza dal Sud Est numerosissimo. »
Appoggia con tono soddisfatto sull'ultima frase.
LUISA:
Disperata.
Ah, ho letto, ho letto!... Ma credevo che voi forse
esitante.
... avreste avuto occasione di udire qualche cosa di più.
FRITZ:
Io? Oh, nossignora.
Quando LUISA non lo guarda un sorriso di scherno si disegna sulle labbra di
FRITZ.
LUISA:
Ditemi ancora, ditemi -- che cosa vi ha detto il signor'dottore iernotte quando
partiva?
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L'avete lasciato nel Areno, non è vero?
FRITZ:
Sissignora.
LUISA:
E che cosa ha detto?
FRITZ:
freddo.
Che salutassi tutti.
LUISA:
No, no! Ripetetemi le sue precise Parole...
FRITZ:
Ironico.
Ha detto: « Fritz, tu sei un servitore devoto e fedele... »
LUISA:
Un poco timida e dubbiosa, guardandolo.
E' vero... è vero! Buon Fritz!
FRITZ:
Sempre con un sorriso ironico e sinistro.
Ha detto: « Lascio qui tutto ciò che ho di più caro. »
LUISA:
commossa, congiungendo le mani.
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Ciò che ha di più caro! ...
FRITZ:
« Mia moglie, mia figlia e mia sorella.
LUISA:
Sì ... sì ... e poi?
FRITZ:
M'ha detto: « Difendile, Fritz, se vengono quelle belve ». Ha proprio detto
così: « quelle belve! ».
Gli fiammeggiano gli occhi.
LUISA:
ansante.
Sì!
FRITZ:
«Difendile», ha detto, «difendile colla vita. »
LUISA:
Impetuosa.
Ah! so che lo farete.
FRITZ:
Sogghignando.
Eh, Signora, è facile a dirsi...
Un breve silenzio.
LUISA:
sorridendo, con soavità.
Fortunatamente per il momento « le belve » non ci sono.
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FRITZ:
con velato sarcasmo.
No, no. Per il momento le belve non ci sono.
Volge lo sguardo verso la finestra.
LUISA:
un Poco impressionata dall'atteggiamento quasi minaccioso del servitore.
E poi ... dicevate ... il treno è partito ...
FRITZ:
secco.
Ma sì
LUISA:
sorpresa.
Come parlate?
FRITZ:
Ho detto, sissignora, il treno è partito.
LUISA:
sospirando.
Ah, mio Dio! Quale angoscia! ... Chi l'avrebbe detto! Oggi è il 4 agosto. Dieci
giorni fa nessuno pensava alla guerra.
FRITZ:
Fissandola.
Vera chi ci pensava.
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LUISA:
Incredula, indietreggiando un poco.
Da dieci giorni?
FRITZ:
lentamente, con ferocia.
No. Da dieci -- anni.
Volta le spalle ed esce.
LUISA:
smarrita seguendolo con lo sguardo.
Non capisco ...
La porta si apre brusca mente. LINA appare sulla soglia; anch'essa ha l'aria
quasi insolente e il volto duro e ostile.
LINA:
Il signor tenente Audet.
Entra FLORIAN AUDET in uniforme d'ufficiale di cavalleria.
LUISA:
Andandogli incontro, lieta e sorpresa.
Florian! E come mai hai potuto venire?
FLORIAN:
salutandola affettuosa mente.
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Ufficialmente... non sono qui. Sono in giro a portare degli ordini urgenti...
Devo tornar via subito. Giorgio dov'è?
LUISA:
Angosciata.
E' partito! Pensa, Florian, partito. Hanno mandato a chiamarlo d'urgenza
iernotte.
FLORIAN:
Colpito.
E dove è andato?
LUISA:
Preciso non lo sapeva neppur lui. Aveva ordine di recarsi al deposito centrale
a Tourgain. E di là l'avrebbero diretto a un'ambulanza da campo.
FLORIAN:
Per Dio!... Sapevo che mancavano i medici. Ma non credevo che Giorgio partisse
così presto.
Con inquietudine repressa.
Ma allora... siete sole voi altre tre? Voi, la piccola Mirella -- e Chérie.
LUISA:
Sì. Siamo sole.
FLORIAN:
Quasi parlando a sè stesso.
Per Dio!
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LUISA:
Paurosa.
Cosa c'è?
FLORIAN:
Niente.
Una pausa.
LUISA:
Incalzando.
Ma sì ... che cosa pensi?
FLORIAN:
parlando con lentezza grave.
Penso che dovrete avere coraggio.
LUISA:
sconvolta.
Ah! Non dirmi di aver coraggio, che mi fai paura!
FLORIAN:
ripetendo lentamente e con enfasi significativa.
Luisa! Dovrete avere ... molto coraggio.
LUISA:
spaventata.
Che cosa vuol dire?
FLORIAN:
Vuol dire... che alle tre di questa mattina i nemici hanno passato la nostra
frontiera.
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LUISA:
Esterrefatta.
Hanno passato la frontiera?!
FLORIAN:
Sì.
LUISA:
Sono qui -- nel nostro paese?
FLORIAN:
Sono nel nostro paese.
LUISA:
Dove?!
FLORIAN:
A Verviers.
LUISA:
A Verviers! A due ore di qui!...
Si copre il viso
MIRELLA:
Entra correndo con una scatola di dolci a sorpresa in mano.
Oh, guarda... c'è Lolò!
Pone la scatola sulla tavola e saluta FLORIAN afferrandogli tutt'e due le
mani e scotendole da parte a parte con gioia fanciullasca.
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FLORIAN:
squadrando la figuretta leggiadra con occhi di disapprovazione.
Oh, che lusso, Mirella! Che cosa c'è?
Ironico.
Un ballo?
MIRELLA:
Ma... la festa di Chérie! Non sei venuto apposta?
FLORIAN:
amaramente.
La festa di Chérie! E' vero!... La festa di Chérie!
Si accascia su una seggiola.
MIRELLA:
Ma che Lolò! L'avevi dimenticato? Adesso glielo vado a dire. Vedrai che cosa ti
farà!
FLORIAN:
Passandosi la mano sulla fronte.
Dov'è?
La sua gravità contrasta coll'inconscia gaiezza della fanciulla.
MIRELLA:
E' disopra che si veste. Si fa una bellissima
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pettinatura, tutta a girigoggoli che pare una torta!
Fa per correre via.
FLORIAN:
Trattenendola.
No! non dirle niente... Tanto devo andarmene subito. Ma tornerò.
MIRELLA:
Distratta, guardando la tavola.
Tornerai davvero?
D'improvviso.
Oh, guarda un po' quella Lina! ... Ha dimenticato l'aranciata.
Corre fuori a sinistra.
FLORIAN:
Quanta incoscienza!
A LUISA.
Ma non dovreste avvisarle di ciò che accade ... di ciò che le minaccia?
LUISA:
Smarrita.
Non so! non so! Giorgio mi ha detto di non spaventarle ...
FLORIAN:
Ma voi fate festa così, mentre ...
LUISA:
Oh! Io non faccio festa, Florian! Del resto
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non vengono che due o tre piccole amiche di Chérie ... Non mi è parso il caso
di vietarlo ... rattristarla proprio oggi, che è il suo compleanno.
Una pausa.
E si era comperata apposta per stasera una veste nuova ...
FLORIAN:
Alzandosi e camminando in su e in giù.
Le donne! ... Che strane creature! Il disastro è alle porte, il mondo crolla
sotto a una immane calamità ... ed esse, perchè hanno delle vesti nuove --
ballano!
LUISA:
Credi che non dovrei permetterlo? ... Manderò a dire a quelle bimbe ...
FLORIAN:
Ma no ... ma no! Lasciatele ballare! Povere creature. Verrà l'ora del pianto! ...
Anche troppo presto.
Stendendole la mano.
Addio. Vado a portare questi due messaggi. Ma se posso, tornerò, non fosse che
per un istante, a salutare Chérie. Se non tornassi ... ditele ...
commosso.
... ditele che le faccio tanti auguri.
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LUISA:
Glielo dirò.
FLORIAN:
Ditele...
Con improvvisa decisione
Ah! ma tornerò. Farò in modo di tornare.
Le bacia la mano ed esce rapidamente.
LUISA resta sola qualche istante immobile e pensierosa.
MIRELLA:
Rientrando.
Ecco! Se non ero io, non, c'era l'aranciata!
Depone sulla tavola una caraffa d'aranciata.
LUISA:
Mirella... senti, bambina mia.
MIRELLA le va vicino e Luisa la cinge col braccio amorosamente.
Se mandassimo a dire alle ragazze di non venire? Ti dispereresti?
MIRELLA:
Interdetta.
Di non venire?
LUISA:
Tu non capisci, cara, come è grave il momento in cui ci troviamo. Questa
guerra...
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MIRELLA:
Oh, mamma! Avevi promesso che fino a domani non ne parlavi più. Vuoi guastar
tutto? Vuoi far piangere Chérie? Eccola! Guarda come s'è fatta bella!
CHÉRIE:
Vestita tutta di volo bianco è apparsa sul pianerottolo in cima ai tre
scalini.
Signora cognata... signora nipote... ammiratemi!
Fa una riverenza e scende con gesto di danza i tre scalini.
Ma che faccie avete!... Dei bronci lunghi così...
a MIRELLA.
Che cosa è stato?
MIRELLA:
Alzando le spalle.
Oh! E' per questa noiosa guerra...
CHÉRIE:
Con aria di sollievo.
Oh... la guerra?...
crolla anche lei le spalle.
Temevo peggio! Credevo che tu ne avessi fatta qualcuna delle tue.
Va da LUISA, graziosa e sorridente.
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Luisa!... dà un bacio a tua cognata -- diciottenne!
L'abbraccia.
E non pensare a malinconie.
LUISA:
Ma cara, cara! Nè tu nè Mirella capite...
CHÉRIE:
No, no, no! Stasera non vogliamo capir nulla! Domani, domani capiremo tutto.
Pensa che non si compiono i diciott'anni che una sola volta nella vita.
MIRELLA:
Oh, per quello, anche i quattordici non si compiono che una volta. Avrei potuto
dirlo anch'io in Aprile.
Abbraccia anche lei LUISA.
CHÉRIE:
rincorrendo MIRELLA.
Gelosa!
MIRELLA:
fuggendo.
Cattiva!
Si volta e getta le braccia intorno al collo di CHÉRIE.
CHÉRIE:
Facendo un giro di ballo con lei,
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Io ho diciott'anni! Io ho diciott'anni ...
MIRELLA:
cantando.
Io ne ho quattordici...
LUISA:
Chérie! Chérie, senti! Ho un messaggio per te.
CHÉRIE:
smettendo di ballare.
Da chi?
LUISA:
Da Florian Audet.
commossa.
CHÉRIE:
Da Lolò? E' stato qui?
LUISA:
E' stato qui un istante solo. Ma ha detto che se può, tornerà a salutarti.
CHÉRIE:
Confusa e felice.
Tornerà!
MIRELLA:
Per farle, dispetto.
Ma forse non potrà.
CHÉRIE:
Perchè no?
LUISA:
Il suo squadrone deve partire da un momento
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all'altro. Sono già accampati sulla riva del fiume in attesa d'ordini.
CHÉRIE:
Oh, povero Lolò! Avrei voluto vederlo.
Abbassa il capo trastullandosi col ventaglio.
LUISA:
Non chiamarlo Lolò! Adesso sei una signorina e non -devi dare dei nomignoli a
un giovinotto.
CHÉRIE:
ridendo.
Oh!... Lolò, un giovinotto!
LUISA:
Ma mi pare. Un tenente di cavalleria!
CHÉRIE:
Oh, per me è sempre lo stesso Lolò che aveva dodici anni quando io ne avevo
sei.
LUISA:
Oggi ne hai diciotto. Non è più il caso di darsi del tu.
Esce.
CHÉRIE:
Ma come! Devo dare dell'illustrissimo a Lolò?
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MIRELLA:
Sempre infantilmente dispettosa, ridendo.
Oh, se parte! Chissà quando lo rivedrai.
LINA, la domestica, apre la porta, e sempre coll'espressione di fredda
ostilità, introduce due fanciulle vestite di chiaro che Portano dei fiori in
mano.
LINA:
Le signorine Doré.
CHÉRIE va al loro incontro.
FANNY:
abbracciando CHÉRIE e dandole i fiori.
Tanti auguri!...
NELLY:
Tutte le felicità!
Saluta CHÉRIE e MIRELLA.
CHÉRIE:
Volete togliervi i mantelli?... Lina! Fai lume qui, nella mia camera...
Apre la porta a destra. LINA sempre col viso impassibile, entra a destra e
vi accende il lume. S'intravvede una camera
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da letto con una finestra tonda nel centro della parete. Le quattro fanciulle
vi entrano con LINA. La scena è vuota per un istante.
FRITZ:
alla porta d'ingresso.
La signorina Valesca.
Entra un'altra giovinetta con una scatola di dolci e dei fiori.
CHÉRIE:
Uscendo dalla camera a destra e correndole incontro.
Oh, cara Lucilla!
accettando il dono.
Grazie! come sei buona.
La conduce nella camera a destra. FRITZ e LINA rimangono soli un istante.
FRITZ:
Lina!
LINA:
sulla porta della camera.
Cosa?
FRITZ:
Ci siamo.
LINA:
Oh Dio!
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FRITZ:
rapidamente a bassa voce.
Tu stasera andrai a dormire in casa dei Wolkenstein.
LINA:
agitata.
Stasera?...
FRITZ:
Stasera.
LINA:
Oh, Dio! E dai Wolkenstein, sarò al sicuro?
FRITZ:
Si. Taci.
Esce. Le fanciulle rientrano cinguettanti e sorridenti.
FANNY:
Chi manca ancora?
CHÉRIE:
La Jeannette.
NELLY:
Oh, lei si fa sempre preziosa!
LUCILLA:
Cosa facciamo? I proverbi?
FANNY:
Avete detto che si ballava.
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MIRELLA:
La mamma non vuole.
FANNY:
Alla tavola del buffet, mangiando dei dolci.
Perchè non vuole?
MIRELLA:
Per la guerra. Volete un po' di thè?
FANNY:
Oh bella! Cosa c'entra la guerra?
La porta s'apre ed entra JEANNETTE, leggiadra e sorridente.
CHÉRIE:
Oh, ecco Jeannette!
CHÉRIE abbraccia la nuova arrivata, a cui LINA toglie il mantello e lo porta
nella camera a destra. Tutte ridono, chiacchierano e mangiano dolci.
JEANNETTE:
La mamma non voleva che venissi...
CHÉRIE:
Perchè?
JEANNETTE:
Per... per la guerra.
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TUTTE:
ridendo.
Oh! ancora la guerra! Ma che cosa c'entra?
JEANNETTE:
C'entra, che i nemici possono venir qui! Invadere il paese...
CHÉRIE:
Oh Dio, che paura!
MIRELLA:
Perchè paura? Sai bene che Lina la nostra domestica dice che sono così belli...
biondi affascinanti...
FANNY:
Ho sentito dire anch'io che gli ufficiali sono irresistibili. Portano il busto!
Hanno il viLino piccolo e i baffi così --
Fa il gesto di baffi rivolti all'insù.
CHÉRIE:
Va bene. Ma a vederli arrivar qui!... Mio Dio! Cosa si farebbe se, per esempio,
entrassero adesso?
MIRELLA:
Oh! Io farei una bella riverenza... così...
Fa una piroetta e una riverenza.
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... e direi come dicono nel loro paese: Grüss Gott! che vuol dire « Vi
saluti Iddio! »
FANNY:
Mi pare una buona idea. Certo sarebbero commossi. Ci saluterebbero così...
saluta militarmente.
... e tornerebbero via.
TUTTE LE FANCIULLE:
Sì, sì!
in coro, rivolte alla porta e facendo riverenza a dei nemici immaginari,
« Grüss Gott! »
MIRELLA:
ridendo e cingendo la vita a JEANNETTE.
Facciamo un piccolo giro... uno solo...
A LUCILLA.
Tu ci suonerai un valzer. Il mio valzer...
Salgono correndo i tre gradini e spariscono a sinistra.
NELLY:
Oh! tu, Chérie, cantaci prima qualche cosa...
FANNY:
O recita la canzone della Regina Myrza.
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CHÉRIE:
ridendo.
lo no! Mi vergogno.
Si ode un valzer suonato nella stanza vicina.
FANNY:
Sii buona!... Recita!
Le porta una chitarra. CHÉRIE siede, mentre le altre due stanno in piedi
accanto a lei.
CHÉRIE:
accompagnandosi pianamente mentre il valzer lontano s'intona cogli accordi
della chitarra.
Recitato.
« C'era una volta una regina bella
« In un castello nero,
« Sempre rinchiusa, ahimè! per - destin fiero.»
La porta s'apre ed appare FLORIAN AUDET. Egli si ferma sulla -soglia ad
ascoltare.
CHÉRIE:
continua a racitare, ad occhi bassi, accompagnandosi con sommessi accordi.
« Ma venne un cavalier dall'armi d'oro,
« E sul veron la vide,
« E le disse: « Fuggiam, vieni, t'adoro. »
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« Ella rispose: « Il muro è alto assai,
« Ed è profondo il fosso,
« Crudel la scolta e non s'addorme mai... »
Gaia.
« Rapì egli all'inferno un gran tizzone,
« Ed abbruciò il castello!.
« E la dama strappò dalla prigione. »
FANNY E NELLY:
ridendo.
Oh!... brava! brava...
CHÉRIE:
alzando gli occhi e vedendo FLORIAN che la guarda fisso in viso.
&nbp; « Voi... siete il cavalier leggiadro e forte,
« Io son la prigioniera.
E vi voglio adorar fino alla morte.»
Le due fanciulle l'applaudono, salutano FLORIAN AUDET, poi corrono via a
sinistra a raggiungere le altre. Si ode ancora il valzer suonato nella stanza
vicina.
FLORIAN:
Ho un quarto d'ora di tempo. Sono venuto a salutarti.
CHÉRIE:
Timida e graziosa.
Grazie.
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FLORIAN:
Grave.
Ho tante cose da dirti!...
CHÉRIE:
Dimmele, Lolò... oh...
correggendosi.
... dimenticavo!
si copre la bocca colla mano.
FLORIAN:
Cosa dimenticavi?
La musica cessa nella stanza accanto.
CHÉRIE:
Che non devo dirti Lolò. E che non devo darti del tu.
FLORIAN:
E come mai?
CHÉRIE:
Noi Da oggi in poi... io sono la signorina Chérie Brandes, e tu...
con un grande inchino.
sei il signor tenente marchese Florian Audet.
FLORIAN:
Per carità!
CHÉRIE:
Ordini di mia cognata.
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FLORIAN:
Ma perchè?
CHÉRIE:
Perchè ho diciott'anni.
FLORIAN:
inchinandosi
Non mi resta che obbedire.
Lunga pausa. Si guardano e non sanno che cosa dire.
Fa caldo ... signorina!
CHÉRIE:
porgendogli il ventaglio.
Desidera ... signore?
Ridono.
Cosa sono tutte le cose che avete a dirmi?
FLORIAN:
apre il ventaglio e fa vento prima a sè e poi a lei.
Non posso... signorina! Con questo nuovo regolamento, mi pare di essere
paralizzato.
CHÉRIE:
Ma quasi quasi... a me piace! Tu mi sembri... voi mi sembrate una conoscenza
nuova.
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FLORIAN:
Io non voglio essere una conoscenza nuova. Sono Lolò, che ti tirerà le treccie
quando sei cattiva.
CHÉRIE:
No, no! più niente Lolò. Ed io non ho più treccie...
volge civettuola la nuca.
Vedete?... Ti piaccio cosi?
FLORIAN:
No. E bada che m'hai dato del tu.
CHÉRIE:
Oh Dio! Anche tu!
Un silenzio. Guardandolo.
Io non so più come parlare...
FLORIAN:
Neanch'io.
CHÉRIE lascia cadere il fazzoletto. FLORIAN lo raccoglie.
CHÉRIE:
Sentitelo!
glielo avvicina al naso.
E' profumato! Posso profumarmi se voglio, da oggi in poi. Luisa mi ha dato una
bottiglietta... grande così... si chiama white rose. Dice che sono
anch'io una « white rose ». Ma voi non capite l'inglese.
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FLORIAN:
Fin lì capisco anch'io --
prendendolo la mano.
rosellina bianca!
CHÉRIE:
odorando il fazzoletto.
Com'è dolce! Vi piace?
Glielo fa sentire.
FLORIAN:
No. Volete sapere qual'è il mio profumo prediletto?
CHÉRIE:
Sì.
FLORIAN:
Indovinatelo.
CHÉRIE:
Violetta?... Peau d'Espagne?... Jockey Club?...
Ad ogni parola FLORIAN scuote il capo.
Oh, aspetta!... L'Origant di Coty...
FLORIAN:
No.
Una pausa.
La benzina.
CHÉRIE:
Oh che orrore. La benzina! Per cosa? Per l'automobile?
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FLORIAN:
No. Per voi.
CHÉRIE:
Per me?
FLORIAN:
Sì. Un giorno, forse un anno fa, si prendeva il thé, qui; e voi eravate in
collera con me, non so più per che cosa. Vi siete rovesciata una tazza di thè
sulla veste... e Luisa vi ha sgridata... Ricordate? Allora siete corsa via a pulirvi
la veste... e quando siete tor nata -- tutta rossa e compunta -- mi avete
guardato!
pausa.
Sentivate di benzina in modo straordinario.
Da allora in poi... la benzina...
Con molto sentimento, prendendole la mano.
... e sempre stato il mio profumo prediletto.
Un silenzio.
CHÉRIE:
commossa.
Che belle cose voi dite! Sembrano prese da un libro.
FLORIAN:
tenero
No ... le ho inventate io... signorina!
CHÉRIE:
Oh! ... Come mi piace che mi diciate « signorina »! Non so perchè ... ma ...
Pausa.
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FLORIAN:
Già. Anche a me fa quell'effetto.
CHÉRIE:
Non ci daremo mai più del tu.
FLORIAN:
Mai più.
CHÉRIE:
E' così rude e sgarbato.
FLORIAN:
E' vero. Vorrei avervi sempre detto signorina. Mi pare... non so come dirlo...
di avere sprecato gli anni in cui... non mi sono accorto che eravate una
signorina. Mi pare solo adesso di vedervi.
CHÉRIE:
Alzando gli innocenti occhi su di lui.
Anche a me.
Una pausa.
FLORIAN:
Con grande tristezza.
E adesso... devo andar via.
CHÉRIE:
Andrete lontano?
MIRELLA e le altre giovinette entrano allegre.
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Prendono dalla tavola dei dolci a sorpresa e li fanno scoppiettare; no
tolgono dei cappelli di carta, dei fischietti, degli stornelli che leggono ad
alta voce.
MIRELLA:
Sentite lo stornello!
leggendo.
« Fiore di rosa,
« So che m'amate e fate la sdegnosa. »
Corre a portare due sorprese a CHÉRIE.
Tieni Chérie!
Poi torna correndo dalle altre.
CHÉRIE:
a FLORIAN che ha guardato il suo orologio.
Non guardate l'ora.
Tendendogli una sorpresa.
Tirate...
FLORIAN:
grave e preoccupato.
Vorrei parlarvi.
Tirano la sorpresa e FLORIAN svolge distrattamente, la carta collo
stornello.
CHÉRIE:
Leggete, leggete!
- 41 -
FLORIAN:
Leggendo.
« Fiorin di pero,
La vita è un sogno i a morte un mistero. »
In tutta questa scena FLORIAN si sforza a celare sotto un'apparenza quasi gaia
la profonda angoscia che è in lui.
CHÉRIE:
ridendo.
Oh! com'è poco interessante. Proviamo quest'altra.
Tirano un'altra sorpresa A CHÉRIE tocca lo stornello. Legge.
« Fior di mimosa
« Quando vorrete sarò vostra sp... »
s'interrompe confusa. Si guardano lungamente silenziosi.
Perchè mi guardate così grave?
FLORIAN:
Chérie!
Le afferra le mani.
Devo andar via.
CHÉRIE:
Andar via! così presto?
FLORIAN:
Subito. Subito! Chissà quando vi rivedrò!
- 42 -
CHÉRIE:
Oh, ma dove andate? A quest'ora? Il reggimento non può aver bisogno di voi a
quest'ora!
FLORIAN sorride amaramente.
E poi oggi è la mia festa... Mandate a dire al colonnello che andrete domani.
FLORIAN:
con traboccante agitazione, sentendo inevitabile e vicina l'ora in cui dovrà
lasciar sole le donne incoscienti.
Ma Chérie! Non sapete dunque niente, voi? Niente? Non avete letto i giornali?
Vostro fratello, prima di partire non vi ha detto nulla?
CHÉRIE:
Ingenua.
Ma sì... so che vi sono state delle cattive notizie...
Viene MIRELLA e circonda col braccio la cintura di CHÉRIE.
MIRELLA:
A FLORIAN.
Dammi il tuo stornello.
Glielo prende di mano.
FLORIAN:
sempre agitato.
Di ciò che accade intorno a voi -- non sapete niente?
- 43 -
MIRELLA:
Infantile.
Sì, sì! io so! So che i nemici ci fanno la guerra!
CHÉRIE:
Oh, quello lo so anch'io!
Con una crollatina di ,spalle.
Ma i nemici... la guerra... per noi donne è così lontano tutto ciò!
FLORIAN:
Fuori di sè.
Lontano! Ma è a quaranta chilometri da qui.
MIRELLA:
Quaranta chilometri?... Quanto è quaranta chilometri?
CHÉRIE:
leggiera.
Oh -- come da qui a Verviers.
FLORIAN:
Lento e scandendo le parole.
I nemici -- sono -- a Verviers.
CHÉRIE:
A Verviers?! E che cosa fanno?!
FLORIAN:
Che cosa fanno?
- 44 -
Feroce.
Dio! Dio!
Con un ruggito d'ira.
Che cosa fanno?!
MIRELLA:
Allegra.
Bravo, Lolò. Va a vedere. Poi domani ce lo dici.
Corre via a raggiungere le altre fanciulle.
CHÉRIE:
Tornerete davvero domani?
FLORIAN:
Domani!
Amaramente.
Ah, no. Non domani -- nè per tanti domani ... Ditemi addio -- piccola white
rose!
CHÉRIE:
Addio...
Si ode il valzer suonato pianamente nella stanza vicina.
Gli dà la mano.
Non so dirvi... quanto mi rattrista che partiate.
Con semplicità e mestizia.
Non ho neppur più voglia di ballare.
- 45 -
FLORIAN:
Angosciato.
Chérie! ... Ditemi una parola... datemi un ricordo... qualche cosa da portar
via con me.
CHÉRIE:
Volete questo stornello?
Con soavità.
« Fior di mimosa,
Quando vorrete -- sarò vostra sposa. »
Glielo porge.
FLORIAN:
prendendolo e recandolo alle labbra colla mano di CHÉRIE
Chérie! Per nessun altro mai sarà questa piccola mano?
CHÉRIE:
grave.
Mai
FLORIAN:
Addio! Oh! vedo le lagrime nei vostri cari occhi! così puri... così puri! si direbbe
che non hanno mai guardato altro che il cielo!
CHÉRIE:
commossa.
Addio.
FLORIAN:
Addio, Chérie! ...
Egli sa che questo è forse un addio eterno. Con soffocato impeto di dolore.
- 46 -
Addio.
Esce.
CHÉRIE va alla finestra e sta immobile guardando giù.
Entra FRITZ e va rapidamente verso di lei.
FRITZ:
con voce dura.
Signorina --
CHÉRIE:
Oh ... Fritz!
volgendosi sconvolta.
FRITZ:
Devo passare.
La prende rudemente pel braccio e l'allontana dalla finestra. Indi si sporge
lui a guardar fuori. Con gesto rapido sì toglie un fazzoletto dalla tasca e lo
lega all'imposta.
CHÉRIE:
sbigottita.
Ma Fritz! che cosa fate?... Salutate quelli che partono?
FRITZ:
fissandola negli occhi con insolenza.
No. Quelli -- che arrivano.
Esce.
CHÉRIE:
a LUISA che rientra.
Luisa! Hai visto Fritz? Hai sentito che cosa ha detto?
- 47 -
LUISA:
terrorizzata.
Non capisco... Mio Dio, mio Dio...
Si guardano costernate. Le fanciulle appaiono gaio e ridenti sul pianerottolo,
e danzano una quadriglia.
D'improvviso si ode lontano il rombo d'un cannone. Tutte si fermano. Vi è un
istante di silenzio.
NELLY:
ridendo nervosamente.
Che cosa sarà stato?
JEANNETTE:
Un saluto per la festa di Chérie!
Tutte ridono.
LUISA:
Bimbe care -- andate a casa. Lina e Fritz vi accompagneranno.
TUTTE:
Oh... andare a casa! Ma è presto!... siamo appena arrivate... !
LUISA:
Correte -- correte! Ho paura di tenervi qui. Ho paura!
Tutte le fanciulle si sparpagliano come un volo
- 48 -
di passerette. Indossano i mantelli celesti, rosa, bianchi, baciano LUISA,
CHÉRIE e MIRELLA.
Addio! Addio!
Un secondo rombo di cannone le ferma tutte immobili sulla porta.
NELLY:
tra il riso e lo spavento.
I nemici?
LE ALTRE:
Uh! che paura! Addio... Addio!...
Escono.
LUISA, CHÉRIE e, MIRELLA rimangono sole.
CHÉRIE:
dopo un breve silenzio guardandosi attorno.
Non so... mi pare di essere in un sogno...
MIRELLA:
ancora sorridendo.
Fiorin di pero
La vita è un sogno, la morte un mistero!
CHÉRIE:
a LUISA abbassando la voce.
E ... se... se davvero venissero qui?
MIRELLA:
Chi?... Chi?...
- 49 -
LUISA:
mettendole un braccio al collo.
I nemici... quelli che sono a Verviers.
MIRELLA:
frivola e bambinesca.
Oh, se vengono, vorrei che venissero questa sera, mentre siamo vestite così!
...
Fa svolazzare la gonna di tulle.
S'ode un nuovo rombo di cannone.
CHÉRIE:
Luisa!... Luisa! Ho paura.
Nasconde il volto sulla spalla di LUISA.
LUISA:
terrorizzata.
Oh Dio, Dio! -- Florian, dove sarà? Se potessimo richiamarlo.
Corre alla porta.
Fritz! Fritz!
Dopo un istante.
Lina!
LINA:
in giacca e cappello con una borsetta in mano, freddamente.
Sì? Cosa vuole?
- 50 -
LUISA:
Ma -- Lina! come parli?... E dove vai? -- Dov'è Fritz?
LINA:
E' uscito.
LUISA:
Uscito?... Ma dove è andato?
LINA:
con un cattivo sorriso.
Adesso andrò a vedere.
CHÉRIE:
Ma no, Lina! Sta qui con, noi! ...
LUISA:
Vi vieto di uscire.
LINA:
con insolenza.
Oh! Passato il tempo dei divieti.
Esce e chiude la porta.
CHÉRIE:
Ma che cosa accade?...
LUISA:
Non capisco.
CHÉRIE:
Siamo sole!... E pensa, Luisa, pensa! Se... quelli venissero -- che cosa
faremmo?
- 51 -
LUISA:
Per carità! Non pensiamoci!
CHÉRIE:
Ma bisogna pensare. Bisogna essere preparate a tutto. Dobbiamo pensare...
LUISA:
Ma, mia cara, non verrebbero qui.
CHÉRIE:
Non credi?
LUISA:
Qui? In casa nostra? A far che? Ma andrebbero... non so... all'albergo...
CHÉRIE:
Credi? All'albergo? ...
Una pausa.
Non posso immaginare ...
Un altro silenzio.
Già, che cosa verrebbero a fare in questo paesetto? ... Cosa potrebbero volere
da noi?
MIRELLA:
cominciando ad impressionarsi.
Avete paura davvero?...
Ride, nervosa.
CHÉRIE:
Se mai... certo non verranno -- ma se
- 52 -
mai... quando picchiassero giù alla porta, bisognerebbe dire che non li
possiamo ricevere.
S'odo fuori delle voci e un clichettio di sciabole.
MIRELLA:
correndo alla finestra con uno strillo.
Ma sono qui...
LUISA E CHÉRIE:
No!...
MIRELLA:
Sono qui, vi dico! Sono in cinque o sei. Non picchiano! Sono entrati. C'è
Fritz... è lui che apre la porta! Vengono su. Oh Dio, vengono su!
Stanno tutt'e tre immo bili guardando la porta; questa s'apre sbattuta
villananamente dal di fuori.
Entrano il capitano FISCHER, quarantenne, il tenente VON WEDEL, bel giovane di
ventisei anni, e tre soldati.
IL CAPITANO FISCHER:
guardandosi intorno senza badare alle donne. Al tenente VON WEDEL.
Dunque qui, dove siamo?
- 53 -
VON WEDEL:
leggendo una carta.
Giorgio Brandes, medico e ufficiale di riserva, quattro in famiglia -- 12
stanze. scuderia, due cavalli, una motocicletta, cantina, telefono.
IL CAPITANO FISCHER:
Uomini adulti?
VON WEDEL:
Uno solo, il dottore. Partito iersera -- per la capitale, credo. Deve aver
preso la strada di Tourgain.
FISCHER:
C'era un nostro incaricato qui?
VON WEDEL:
Sì, certo Fritz Müller.
FISCHER:
Dov'è questo Müller?
VON WEDEL:
Il domestico. Era lui dabbasso, che ci ha aperto
FISCHER:
Ah. Vediamo le stanze.
Consultando la carta.
Tre a questo piano, quattro di sopra --
A VON WEDEL gettando uno sguardo sulle tre donne,
- 54 -
Tu sta qui.
Esce seguito dai tre soldati.
VON WEDEL:
Sta un Momento immobile guardando da LUISA a CHÉRIE, da CHÉRIE a MIRELLA e
ancora CHÉRIE. Un lento cinico sorriso gli si disegna sul volto. Poi si volge e
va alla tavola del buffet.
Toh! Un banchetto... Si direbbe che ci aspettavate!
Prende un sandwich.
A LUISA.
Vi aspettavate di vederci? O è una bella sorpresa che vi facciamo?
LUISA:
esterrefatta.
Signore -- spero che avrete la bontà di tornar via. Mio marito noli è qui.
VON WEDEL:
ridendo.
Ah davvero? Sono desolato. Aspetteremo che ritorni.
LUISA:
Ma non torna stasera.
VON WEDEL:
Ah no? Che marito poco galante!... E dove sarebbe andato?
- 55 -
LUISA:
ingenua.
A Tourgain, per la via di Landor.
VON WEDEL:
Attento.
Ah, per la via di Landor? -- Solo?
MIRELLA:
A LUISA.
Taci mamma! Non dirlo!
VON WEDEL:
Ridendo.
Ma guarda guarda, come siamo furbe e diplomatiche!
Ironico a MIRELLA,
Posso chiedere alla mamma se il papà è fumatore?
Le donne si guardano sbigottite.
VON WEDEL:
secco, impaziente.
Sigari... sigarette, ne avete in casa? Si? Andatele a prendere. Su, donna,
movetevi. Ho i polmoni che si struggono dalla voglia di un Nestor.
LUISA fissandolo con occhi trasognati s' avvia lentamente verso la scalinata
-- sale e sparisce.
VON WEDEL:
S'avvicina a CHÉRIE e MIRELLA che indietreggiano,
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Ebbene, colombelle? Ci aspettavate dunque! ... Vi siete vestite da, festa per
riceverci? Eh! ...
Pizzica la guancia a CHÉRIE.
Come ti chiami tu?
Le due ragazze indietreggiano terrorizzate.
Carolina?... Eh? Maria?... Teresina?... Eh?
Le prende il mento.
Rispondi.
CHÉRIE:
senza fiato
Chérie
VON WEDEL:
Cosa mi dici? Chérie? Caruccia anche tu.
Si china in avanti per baciarla.
MIRELLA:
lanciandosi su di lui con un grido.
No!... No!
Fa per percuoterlo.
VON WEDEL:
ridendo dell'ira di MIRELLA.
Ah, che piccola vipera!... Aspetta un po' -- Vedrai cosa ti faccio!
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LUISA entra portando delle scatole di sigarette. Le depone sul tavolo.
VON WEDEL:
a LUISA.
Brava. E da bere cos'avete? Qui --
additando il tavolo.
... non vedo che sciroppi. Sciampagna ne avete? E cognac? e rhum? e kirsch?
Portate qui tutto.
A MIRELLA.
Viperetta, va anche tu -- e porta qui Lutto. Fa presto -- va -- va.
MIRELLA:
No!...
Avviticchiandosi a CHÉRIE.
VON WEDEL:
Hai paura che te l'ammazzi, tua sorella?
MIRELLA:
Non è mia sorella.
VON WEDEL:
E cos'è?
MIRELLA:
E' mia zia.
VON WEDEL:
ridendo.
Ah -- è tua zia? Anch'io ho una zia. Ma
- 58 -
non è così. Le scambieremo; va bene, vipera? Ti darò la mia zia, e tu mi darai
la tua. Va bene?
MIRELLA:
No!...
VON WEDEL:
feroce.
Va a prendere da mangiare... corri o ti strozzo...
MIRELLA fugge.
LUISA:
Signore... noi... noi non siamo che donne...
VON WEDEL:
Eli! me ne accorgo.
Le prende il braccio.
LUISA:
piangendo.
Anche voi... avrete delle donne a casa vostra...
VON WEDEL:
Oh là! là! là! Non cominciamo cogli appelli ai sentimenti nobili.
Abbiamo fame e sete. Marsch, buona donna.
LUISA Si volge per partire.
E se pensate di scappare... se fra tre minuti non è tutto qui in tavola, io mi
mangio
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questa colombella -- capite? Me la mangio -- aah!
Afferra il braccio di CHÉRIE e se lo porta, alla bocca.
LUISA esce barcollando.
a CHÉRIE
Che parentela hai con quella Niobe piangente?
CHÉRIE:
a bassa voce.
E' mia cognata.
VON WEDEL:
Eh? Non capisco. Parla più forte. Tua cognata?... Caruccia!
Pizzicandole il mento.
E io sarò tuo cognato, va bene?
Rientra il Capitano FISCHER. Si ferma sulla porta a dare degli ordini ai tre
soldati che lo seguono.
FISCHER:
Direte al capitano Glotz e al tenente Feldmann di venir qui. Avranno le due
stanze all'est. Voi cenerete all'osteria e quattro ordinanze e quattro uomini
verranno a dormire qui nelle soffitte. Sarete qui alle undici. Non vi
ubbriacate.
I soldati salutano e fanno per partire.
Oh! E lasciate stare le donne di malaffare,
- 60 -
Capite? Non voglio che mi si' avveleni il battaglione.
Pausa.
Donne non ne mancano.
I soldati salutano ed escono.
FISCHER:
avanzandosi.
Tutto fatto. E qui si mangia?
VON WEDEL:
Salutando.
Sì. mio capitano.
FISCHER:
sciogliendosi la cintura,
Smetti pure il capitano. Qui torniamo cugini, Hans. Eh, che porcheria d'un
paese. Quell'animale d'un parroco!... Guardate quì cos'ho sugli stivali.
Sporge un piede.
Fango e sangue! Bah!... E ho qualche cosa al braccio...
Si toglie la giubba.
VON WEDEL:
Ma sei ferito.
FISCHER:
Già.
Guardando CHÉRIE.
Cosa fa quella ballerina? Venga qui.
Le fa cenno di avvicinarsi.
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Ha paura d'un povero ferito?
Si è tolto la giubba, e la manica della camicia appare macchiata di sangue.
VON WEDEL:
Ridendo.
E' mia cognata.
La caccia innanzi verso FISCHER.
FISCHER:
Ridendo.
Tua cognata? Brutto animale! Te la sei già accaparrata? Tu mi porti sempre via
di sotto al naso ciò che c'è di meglio. Maledetti tuoi ventisei anni.
VON WEDEL:
additando la piccola MIRELLA che entra portando delle bottiglie.
Eh! guarda com'è carina la viperetta qui.
FISCHER:
Peuh! Il sapor di latte non mi dice niente.
Vede LUISA che, entra recando altre bottiglie e bicchieri.
Oh! Ecco piuttosto...
VON WEDEL:
con una grossolana risata.
- 62 -
Quella è la Niobe piangente.
CHÉRIE tenta fuggire ma egli la prende per un braccio e la trattiene.
FISCHER:
Va incontro a LUISA e le prende le bottiglie dalle mani.
Bella signora -- come vedete sono malconcio.
Additandole il braccio ferito.
Portatemi dell'acqua calda e fatemi da suora.
LUISA:
con voce sorda.
Di sopra c'è acqua calda.
FISCHER:
sdraiandosi sul divano.
Ah, ma io la voglio qui.
VON WEDEL:
ridendo mentre stura la bottiglia di cognac.
La Niobe si preoccupa dei suoi tappeti, eh?
Sputa sul tappeto.
Lurido paese.
LUISA esce barcollando.
VON WEDEL:
a CHÉRIE e MIRELLA.
- 63 -
Avanti con questa cena. Servite il capitano.
Beve.
CHÉRIE e MIRELLA restano immobili guardandosi in faccia. Stanno vicine l'una
all'altra, terrorizzate e incerte.
VON WEDEL:
con uno scoppio di voce.
Servite il capitano.
Le due ragazze prendono piatti e bicchieri e li porgono al Capitano FISCHER
che è sdraiato sul divano.
FISCHER:
Non voglio che un cognac. Questo braccio mi fa maledettamente male.
A MIRELLA.
Dite a quella donna che faccia presto coll'acqua calda.
MIRELLA:
Si. Lo dirò.
Volgendosi a CHÉRIE
Vieni anche tu con me.
VON WEDEL:
afferrando CHÉRIE
Ah già! Così scappate tutt'e due! No! Una deve sempre star qui.
- 64 -
Ride.
E noi la strozzeremo se le altre non tornano!
MIRELLA:
Sto qui io.
A CHÉRIE
Va a chiamar la mamma.
CHÉRIE:
ansante guardando dai due uomini a MIRELLA.
No!
MIRELLA:
fissandola con grandi occhi.
Va, ti dico.
Mentre CHÉRIE le passa accanto.
E chiama Fritz!
CHÉRIE:
piano.
Ci ha tradite.
Esce.
VON WEDEL:
Eh la viperetta --
Si sdraia in poltrona.
ho fame. Puoi servire anche me.
MIRELLA:
con aria selvatica e audace.
Voi? Cosa siete voi? Tenente? lo no. lo non servo che i capitani.
Versa un altro bicchierino di cognac a FISCHER.
- 65 -
FISCHER:
ridendo.
Toh, Hans! Prendi e metti ciò alla bottoniera.
Beve.
VON WEDEL:
ridendo.
Impertinente rospicciattolo!
Si alza e va al tavolo.
FISCHER:
a MIRELLA.
Chissà che odio hai in cuore contro di noi! Di' la verità.
MIRELLA:
Io? Ma niente affatto. Sono contenta che siate arrivati. M'annoiavo a morte. E
poi... io so il tedesco.
Fa una piroetta e getta un bacio a FISCHER.
« Grüss Gott!»
FISCHER:
ridendo
Quanti anni hai?
MIRELLA:
pronta.
E tu?
I due ufficiali ridono.
FISHER:
Non hai paura di noi?
MIRELLA:
Io -- paura? Paura!
- 66 -
Ride convulsa.
Ma anzi... non ho mai visto...
Tira un fiato come un singulto.
... nessuno di più bello... Vi aspettavo alla finestra... Non avete visto?
A FISCHER sedendogli accanto sul bracciolo del divano.
Ti fa sempre male il braccio?
FISCHER:
Sì. Guarda.
Scopre la ferita.
MIRELLA:
con un brivido.
Oh!
FISCHER:
Ti fa pena?
MIRELLA:
No, mi fa schifo.
FISCHER:
ridendo.
Che bel tipo!
Entra LUISA portando una catinella d'acqua, e serviette e bende.
Essa depone in terra la catinella accanto al divano.
FISCHER
con ammirazione guardando LUISA.
Ah! ecco la mia suora di carità!... Grazie,
- 67 -
bella signora!... Dite un po', vostro marito è medico, non è vero? Avrete in
casa qualche disinfettante... dell'acido borico? Del sublimato?
LUISA:
Sì.
FISCHER:
Portatemene, vi prego.
LUISA esce a sinistra e ritorna quasi subito con una fialetta in mano.
FISCHER:
prendendo la fialetta.
Cos'è? « Sublimato »... Ecco... una tabletta nell'acqua. Così.
Le rende la fialetta che essa depone sopra una mensola dietro al divano.
Grazie, bella Samaritana. Volete aiutarmi?... Volete fasciare la ferita al
nemico? Al nemico... ammiratore?
LUISA s'inginocchia accanto a lui e gli fascia la ferita.
VON WEDEL:
a LUISA.
Dov'è rimasta la colombella?
LUISA:
Non so...
VON WEDEL:
Vado a cercarla.
- 68 -
MIRELLA:
con un grido.
No! Non voglio!
VON WEDEL:
Oh bella questa! E come vuoi impedirlo?
Va alla porta.
MIRELLA:
precipitandosi.
Vengo anch'io. Non voglio che tu le faccia male.
VON WEDEL:
ridendo.
Vieni pure, scorpioncino.
VON WEDEL esce con MIRELLA.
LUISA:
Mio Dio!
Si slancia per seguirli.
FISCHER:
Trattenendola.
Restate qui. Von Wedel non le farà nulla.
Mostrandole il braccio.
Guardate piuttosto che ferita profonda!... E voi... me ne fate un'altra,
guardandomi con quegli occhi così dolci e paurosi.
Avete paura di me?
Pausa.
LUISA:
con un singhiozzo.
Sì.
- 69 -
FISCHER:
Perchè? Non sono un selvaggio... non vi farò niente. Siamo più teneri noi altri
nordici colle donne, che non i vostri egoisti d'uomini.
Accarezzandole il viso.
Assai più teneri...
LUISA:
scoppiando in pianto.
Per pietà!... per pietà!
FISCHER:
Ma sì, ma sì, avrò pietà. Non è un oltraggio dirvi che siete bella e che mi
piacete...
La porta si apre ed entrano il Capitano GLOTZ e il tenente FELDMANN.
GLOTZ:
sulla porta.
Ma guarda un po' che dolce quadro d'intimità!... Ti disturbiamo?
FISCHER:
alzandosi.
No -- noi venite. Ho trovato una Samaritana che m'ha fasciato la ferita. Avete
messaggi?
GLOTZ:
Niente. Per stasera si sta qui. Domattina alle cinque si prosegue su Tirlemont.
- 70 -
FISCHER:
Avete pranzato?
FELDMANN:
Niente. Siamo affamati.
GLOTZ:
Qui c'è da sfamarsi...
Spingono la tavola verso il centro.
Entra VON WEDEL conducendo pel braccio CHÉRIE, che ha uno scialletto sulle
spalle, seguita da MIRELLA che piange.
VON WEDEL:
Preda di guerra!... Voleva fuggire, la colomba. Per punirla le legheremo le
ali.
Toglie lo scialletto a CHÉRIE e fa per legarle, le braccia dietro alle
spalle.
MIRELLA:
strillando.
Non voglio.
Con impeto d'infantile ira alza la mano per schiaffeggiare VON WEDEL
VON WEDEL:
Afferrandole il braccio e torcendoglielo con finta collera.
Ah! E a questo scorpioncino schiacceremo la testa.
- 71 -
FISCHER:
paterno.
Via, lasciale stare, Hans.
GLOTZ:
sempre a tavola.
I piagnistei mi guastano l'appetito.
Sogguardando le due fanciulle.
Cosa sono? Paiono ballerine.
FELDMANN:
mangiando.
Brave!... Brave! Se è così, ballate per divertirci.
FISCHER:
facendo sedere LUISA accanto a lui sul divano.
Sorridete un poco, suora di carità! Bevete un sorso di champagne con me.
Le porge il suo bicchiere
LUISA:
No! no!
FISCHER:
Prego... un sorso...
FELDMANN:
Al capitano bisogna obbedire.
Anch'egli siede accanto a LUISA sul divano e le prende le mani.
- 72 -
LUISA:
piangendo.
Per pietà!... La casa è vostra... ma lasciateci andar via... ve ne imploro.
GLOTZ:
Che non ha smesso di mangiare.
Ma si. Mandatele via tutte quante! Mi guastano l'appetito.
VON WEDEL:
Mia cognata no. La voglio'qui.
Mette lo scialletto intorno a CHÉRIE stringendo ne le braccia dietro le
spalle.
A MIRELLA.
Rospo... tu puoi andare a letto.
MIRELLA:
No! non vado a letto. Sto qui.
A FISCHER.
Vero, capitano, che mi fai star qui?...
Vedendo sua madre che piange seduta tra FISCHER e FELDMANN sul divano.
Perchè fai spavento a mia mamma? Lasciala andare, e parla con me. lo non ho
paura...
- 73 -
LUISA:
piangendo.
Mirella, Mirella, va via!
FELDMANN:
Prendendo la chitarra.
Chi fa musica di voialtre?
VON WEDEL:
Sarà il rospo!
Ride forte. A CHÉRIE.
Oppure sei tu, colombella?
L'attira a sè.
CHÉRIE:
singhiozzando.
Lasciatemi.
MIRELLA:
D'improvviso guardandosi intorno.
Ah!
Con uno strillo terribile.
Mamma, mamma! Ho paura! Mandali via. Mandali via! Ho paura!
GLOTZ:
sempre a tavola.
Questa qui mi dà fastidio davvero. Mi rovina la digestione.
A FELDMANN.
Portala via e chiudila in soffitta.
FELDMANN:
ridendo.
- 74 -
Sta bene. In soffitta ci sono otto soldati --
Abbranca MIRELLA.
LUISA:
con un urlo, strappando. si alla stretta di FISCHER.
No! no... Dio!
Cade in ginocchi davanti a FISCHER.
Non permettete!
FISCHER:
severo a FELDMANN.
Non permetto.
FELDMANN:
Allora, dove la metto? Se al capitano Glotz fa venire l'indigestione...
VON WEDEL:
Chiudila in cantina. Lì c'è nessuno...
Ridendo.
... eccetto sorci e rospi e ragni come lei.
FISCHER:
bruscamente a FELDMANN.
Chiudetela davvero in cantina. Sarà meglio. E voi...
Con un'occhiata severa.
...tornate quì subito. Capite? Subito.
FELDMANN:
Capisco.
Saluta, e parta fuori MIRELLA
- 75 -
che piange e si dibatte.
FISCHER:
A LUISA.
Non piangete, signora. Ringraziatemi piuttosto.
Additando WON WEDEL e GLOTZ che bevono il cognac.
Non capite che per la vostra bambina è meglio così?
LUISA:
Lasciate andare anche noi... anche noi...
VON WEDEL:
Che cosa dice? Vuol andare in cantina anche lei?
Ride sguaiatamente.
La mia cognatina in nessun modo va. Che ne dici, Glotz?
GLOTZ:
senza alzare gli occhi.
Ho fame io.
Si indovina nel contegno burbero di GLOTZ un celato desiderio di venire in
aiuto delle donne e salvarle per quanto è possibile dalla brutalità degli altri
tre.
VON WEDEL:
Ho fame anch'io.
- 76 -
Stringendo CHÉRIE.
Da tanto tempo digiuno!
CHÉRIE:
Non mi tenete così... scioglietemi le braccia
VON WEDEL:
No. no. Mi piaci così... in mio potere.
Avvicina il suo viso al viso di CHÉRIE.
Non chiudere gli occhi. Guardami bene in faccia. Son brutto? No, eh? Adesso
bevi questo cognac.
Le mette il bicchiere alle labbra.
Eins -- zwei -- drei -- bevilo!
CHÉRIE distoglie il volto.
FISCHER:
Sempre sul divano, a LUISA che s'è gettata in ginocchio davanti a lui.
Ma non vi disperate così. Alla vostra bambina non accadrà nulla. Andiamo pure a
vedere...
Si alza.
Ma è un buon uomo, Feldmann. Tutt'al più le avrà dato qualche scoppola per
farla star zitta. Andiamo, andiamo... non piangete...
Escono.
- 77 -
GLOTZ:
venendo avanti. A VON WEDEL che tiene sempre serrata nello scialletto la
piangente CHÉRIE.
Cosa tormenti le donne, tu? Non sarebbe meglio mandarla a farei del caffè?
VON WEDEL:
A CHÉRIE.
Quell'uomo è brutale. E' tutto stomaco. Io no. Sono tutta poesia.
Beve il cognac e abbraccia CHÉRIE.
GLOTZ:
sedendole dall'altro lato.
Non gli credete. E' più brutale lui di me.
Accende una sigaretta.
La disturba il fumo, signorina?
VON WEDEL:
Ma no... fuma anche lei -- guarda!
Si sporge avanti e le caccia una boccata di fumo sulle labbra.
Bella mia se non bevi... guarda che ti dò da bere, io -- allo stesso modo...
come t'ho (lato il fumo. Capisci?... O non capisci?
Le porge un calice di champagne e la forza a bere.
- 78 -
CHÉRIE:
singhiozzando.
Mio Dio! Mio Dio! Non c'è nulla, nulla ch'io possa dirvi perchè abbiate pietà?
VON WEDEL:
Che male ti facciamo? Ecco, guarda, ti sciolgo le braccia.
Toglie lo scialletto coi quale la teneva prigioniera.
CHÉRIE:
Coprendosi il volto.
Orrore!... Orrore!...
VON WEDEL:
ridendo.
Ma che? Che cosa è un orrore? Glotz, qui, è un bel giovane... E anch'io... Via,
non mi pare di essere ripugnante.
GLOTZ:
Guardi, signorina. Se vuole assicurarsi la nostra benevolenza non piagnucoli
così. Pensi che da tre giorni non vediamo che lacrime, non udiamo che lamenti
ed urli. Non ci farino proprio più nessuna impressione.
VON WEDEL:
Anzi, ci urtano i nervi. Se tu ridessi, ballassi, cantassi, faresti di noi ciò
che vuoi tu.
- 79 -
GLOTZ:
Già. Divertiteci un poco!... Affascinateci!... domateci!
VON WEDEL:
E bevi dell'altro champagne.
CHÉRIE:
Beve.
Non piangerò più. Non piangerò più.
Ripresa dal terrore.
Ma non farete nulla alla piccina!
VON WEDEL:
Al rospo? Chi vuoi - che lo tocchi?
CHÉRIE:
Nè a mia cognata.
GLOTZ:
Niente, niente. Non faremo niente a nessuno. La Niobe, del resto, è sotto l'ala
del capitano Fischer che ha moglie e figli a casa.
CHÉRIE:
Ah!
Con un gran sospiro.
Ha moglie... e figli?...
VON WEDEL:
Sì, la moglie è grassa così!
CHÉRIE sorride.
E cinque figli.
- 80 -
CHÉRIE:
sorridendo.
Oh Dio! Che bella cosa... Mi piace pensare che ha cinque figli... Non so
perchè, ma mi sento un po' più rassicurata...
Con ingenuità soave a VON WEDEL.
Voi non li avete... cinque figli?
VON WEDEL:
Facendola bere.
No. Noi no. Ma li potremmo avere.
GLOTZ:
E subito!
VON WEDEL:
E con entusiasmo!
CHÉRIE:
Guardando dall'uno all'altro.
Mi pare di avere un po' meno paura di voi...
GLOTZ:
Eh! lo champagne ...
VON WEDEL:
E il nostro fascino personale...
CHÉRIE:
No. No. E' perchè avete detto che vi piacciono
- 81 -
i bambini. Allora non potete essere proprio cattivi...
VON WEDEL:
ridendo.
I bambini! Ma sono una passione per noi. Non pensiamo ad altro...
Le bacia la nuca.
CHÉRIE:
Ritraendosi.
Non fate così!
GLOTZ:
Bevete una goccia anche dal mio bicchiere.
CHÉRIE:
No -- no! Ho paura che mi vada alla testa.
VON WEDEL:
E quand'anche? Che male ci, sarebbe?
Feroce.
Avanti!
La forza a bere.
CHÉRIE:
Già briaca, sorridendo.
Ma pensate un po'!... Se io mi, ubbriacassi...
Ride.
VON WEDEL:
Adesso ci canti qualche cosa.
CHÉRIE:
Oh! mi gira la testa.
- 82 -
GLOTZ:
prendendo la chitarra.
Non importa.. lo tengo la chitarra e tu la suoni.
L'attira a sè.
VON WEDEL:
Irritato, a GLOTZ.
Non far l'imbecille.
GLOTZ:
un po' brillo.
Tu accoppati...
Metto un braccio intorno a CHÉRIE.
VON WEDEL:
Feroce.
Vuoi litigare?
GLOTZ:
Io no. T'amo troppo.
Mette l'altro braccio in torno a VON WEDEL.
VON WEDEL:
Allora beviamo alla fratellanza! -- Vieni qua, colomba, che t'insegniamo a bere
alla fratellanza come fanno gli studenti tedeschi.
Dà un calice a GLOTZ, uno a CHÉRIE, e ne prende uno per sè.
GLOTZ:
cantando.
« Cram pim -- pam pampuli! Crampampulil »
- 83 -
VON WEDEL:
Intrecciando le braccia con quelle di CHÉRIE e di GLOTZ.
« Immer fidel und sans-souci -- trink'ich mein Glass crampampuli. »
GLOTZ E VON WEDEL:
« Cram pim -- pam -- pampuli -- Cram pampuli! » bevono.
La porta s'apre... MIRELLA pallida stravolta colla vesto lacera appare sulla
soglia. Si arresta un i stante immobile con gli occhi sbarrati guardando CHÉRIE
tra i due uomini ubbriachi.
CHÉRIE:
Tra il singhiozzo e le risa.
Mirella... Mirella...
corre da lei.
MIRELLA:
Dio!... Dio!...
CHÉRIE:
avvicinandola.
Ridi... devi ridere! Hanno detto che se ridiamo non ci fanno niente...
MIRELLA:
Guardandola con terrore.
Dio!... Dio!...
- 84 -
VON WEDEL:
Volgendosi e vedendo MIRELLA.
Oh! ecco il rospo!... Sei stata in cantina, rospo?
ride sguaiato.
MIRELLA:
Sottovoce e ansante a CHÉRIE.
La mamma... l'hanno presa di forza e chiusa in camera...
CHÉRIE:
Passandosi una mano sulla fronte e cercando di tornare in sè.
Corri fuori... corri... cerca aiuto...
MIRELLA:
Siamo imprigionati in casa! Vi sono due soldati sulla porta... Ho voluto
passare... allora uno m'ha dato un pugno... e, l'altro... l'altro ha cercato di
stringermi... non so... di stritolarmi...
VON WEDEL:
Olà! Cosa mormori, rospiciattolo? Va via, va via.
MIRELLA:
Terrorizzata a CHÉRIE.
Perchè, perchè mi mandano via? Cosa vogliono farti?
- 85 -
CHÉRIE:
smarrita.
Non lo so, non lo so...
MIRELLA:
Ti ammazzeranno?
CHÉRIE:
Forse... Non piangere! Se piangiamo ci ammazzano tutt'e due.
VON WEDEL:
Cantando mentre GLOTZ strimpella sulla chitarra.
« Immer fidèl und sans-souci --
trink'ich mein Glass crampampuli »...
CHÉRIE:
Se potessimo spaventarli...
MIRELLA:
O ucciderli.
CHÉRIE:
Ti guardano! Ridi, MIRELLA, ridi!
Poi, appena VON WEDEL si rivolge a parlare con GLOTZ.
Se potessimo pensare a qualche cosa!... per farli andar via!
Vedendo FISCHER che entra.
Senti, ho un'idea --
Susurrano insieme.
- 86 -
GLOTZ:
A FISCHER, che è rientrato.
Oh, capitano! E dove siete stato?
VON WEDEL:
con una risata grossolana.
Hai consolate la piangente Niobe?
FISCHER:
Depresso, come chi ha commesso una vile azione, e ne è pentito.
Bah! lurido mondo.
VON WEDEL:
Ma non hai mangiato, tu?
FISCHER:
amaramente.
Eh va! ho pranzato e cenato. Vado a dormire.
GLOTZ:
Un momento, capitano.
Si toglie di tasca una carta topografica e la spiega davanti a FISCHER. I
tre uomini si consultano, parlando a bassa voce tra loro.
- 87 -
CHÉRIE:
Che ha preso dalla mensola la fiala di sublimato corrosivo -- piano, a MIRELLA.
Io lo farò.
Va in punta. de' piedi alla tavola e, cauta, mentre gli uomini non l'osservano,
prende la bottiglia di cognac.
MIRELLA:
Fuori di sè.
Non farlo! Non farlo! Ti vedranno.
CHÉRIE:
Lo so! Oh Dio, Dio! Non ne ho il coraggio!
Rimette sul tavolo la bottiglia di cognac.
MIRELLA:
colpita da un'idea.
Ma potremmo dire che... l'abbiamo fatto! Così si spaventerebbero e andrebbero
via.
CHÉRIE:
Oh! No! ci ucciderebbero subito.
MIRELLA:
Credi?
CHÉRIE:
Sì, sì, credo. Ma quasi -- lo preferirei.
- 88 -
MIRELLA:
spaurita.
Preferiresti -- che ci uccidessero subito? Ma cosa dici! Perchè?
CHÉRIE:
Non so perchè. Ma sento che lo preferirei.
VON WEDEL:
separando CHÉRIE da MIRELLA.
Basta di susurri...
Alzando tra le braccia CHÉRIE e facendola sedere sul tavolo. A FISCHER.
Guarda cugino! Una colombella briaca...
CHÉRIE ride debole e insensata, tenendo chiusa nella mano la fialetta di
sublimato.
FISCHER:
Lasciate stare le donne.
Esce.
VON WEDEL:
Già. Sazio lui, esaurito l'argomento.
A GLOTZ, additando CHÉRIE.
Guarda un po', Glotz, come è bella quando ride!
CHÉRIE ride guardando MIRELLA che si mette a ridere nervosamente anche lei.
- 89 -
GLOTZ:
Guardando dall'una all'altra.
E perchè ridete così?
VON WEDEL:
E' il vino.
CHÉRIE:
No, no! Non è il vino...
VON WEDEL:
E allora che cos'è?
CHÉRIE:
sempre ridendo.
Penso... che se sapeste ciò che so io -- non sareste qui!
ride come presa dall'isterismo.
VON WEDEL:
E dove saremmo?
CHÉRIE:
Sareste... dal dottore!
VON WEDEL:
Ma ci siamo!
CHÉRIE:
Appunto perchè ci siete, andreste, correndo... da un altro dottore!
- 90 -
MIRELLA:
Sì, si! correndo!
ride.
VON WEDEL:
Cosa vuol dire?
GLOTZ:
a VON WEDEL.
Vuol dire che ha bevuto troppo.
CHÉRIE:
No... no!... siete voi -- voi, che avete bevuto troppo -- da quella bottiglia!
Addita la caraffa del rhum che i due hanno quasi vuotata.
GLOTZ:
sconvolto.
Eh?
MIRELLA:
Già... proprio da quella bottiglia...
CHÉRIE:
Ormai...
ride.
... avete bevuto!
MIRELLA:
battendo le mani
Già... già... ormai avete bevuto...
- 91 -
CHÉRIE:
E fareste meglio ad andare subito dal dottore...
MIRELLA:
Subito... subito!
VON WEDEL:
Che storie sono queste? Sei ubbriaca -- vero?
Le afferra il braccio.
CHÉRIE:
Si... sono ubbriaca... o non avrei detto... ciò che ho detto.
GLOTZ:
a VON WEDEL.
Che cosa tiene in mano? Guarda un po'...
CHÉRIE:
Niente... niente.
Cela ostentatamente dietro alla schiena la fialetta del sublimato.
VON WEDEL:
Dà qui.
forzandola ad aprire la mano.
Cosa diavolo?
Le toglie di mano la fialetta e legge esterrefatto.
« Sublimato corrosivo! » Sublimato!...
- 92 -
Lanciandosi su CHÉRIE.
Ah! strega! ... canaglia!...
CHÉRIE:
scoppiando in pianto.
Ma no! no ... non ho fatto niente --
MIRELLA:
Non ha fatto niente!
GLOTZ:
a VON WEDEL
Lascia stare, va! Ce ne saremmo accorti.
VON WEDEL:
Oh per Dio... se non l'hanno fatta ce la volevano fare.
CHÉRIE:
No! no! Non è vero.
VON WEDEL:
Vero o non vero -- me la pagherai.
CHÉRIE balza dalla tavola e fugge verso la porta a destra. GLOTZ l'afferra e
la ferma.
MIRELLA:
strillando
Ma abbiamo fatto per ridere...
CHÉRIE:
Per ridere...
- 93 -
VON WEDEL:
Sta bene -- adesso rideremo! Anche noi!
Afferra CHÉRIE che indietreggia contro la porta drappeggiata.
MIRELLA:
balzandogli adosso come una tigre.
Lasciatela! lasciatela!
VON WEDEL:
aprendo col piede la porta e guardando nella camera ancora illuminata.
Bene! Tutto quel che ci vuole!... Glotz! legala al letto!
Afferrando MIRELLA.
Quanto a te, scorpione, t'insegnerò io a mentire.
MIRELLA:
strillando.
Ah, mi uccidi?
VON WEDEL:
Aspetta, aspetta...
Con una sciarpa rimasta su di una sedia, la lega rapidamente alla ringhiera.
MIRELLA piange.
- 94 -
CHÉRIE:
Che s'è inginocchiata ai piedi di GLOTZ.
Perdonatemi -- perdonatemi! lasciatemi andare! Ho detto per farvi paura. Ho
detto per ridere... non abbiamo fatto niente, niente!
GLOTZ:
crollando le spalle.
Lo so, lo so. Non urlare. Tanto andava lo stesso a finire così.
Guardando VON WEDEL
E' un bruto quello lì.
CHÉRIE:
cingendogli i ginocchi.
Salvatemi... salvatemi! Oh mio Dio, cosa mi farà?
GLOTZ:
Bah! Se non è lui è un altro. Guai ai vinti, povera creatura.
CHÉRIE:
Oh, voi siete buono -- lo so che siete buono, lasciatemi fuggire --
Di fuori si o.dono voci di soldati ubbriachi che cantano « Deutschland über
Alles ».
- 95 -
GLOTZ:
Dove volete fuggire? Sentite -- sentite i soldati ubbriachi. L'inferno è
scatenato.
VON WEDEL:
Che ha legato stretto MIRELLA alla ringhiera col piccolo viso folle di paura
rivolto alla parta aperta della camera da letto.
Ecco -- e tu starai qui -- starai qui -- a vedere!
Va verso CHÉRIE e fa per trascinarla verbo la camera.
A GLOTZ
Prendila per i piedi...
GLOTZ:
Io no.
VON WEDEL:
Vigliacco!
GLOTZ:
Vigliacco tu!
Apre la, porta ed esce. Sulla soglia incontra FRITZ che entra.
MIRELLA:
Fritz! aiuto -- aiuto!
CHÉRIE:
con un grido di gioia.
Ah, Fritz!...
- 96 -
FRITZ:
con sogghigno beffardo.
Oh! guarda, guarda! La santarellina che da un anno fa la superba con me!...
L'afferra, e con VON WEDEL la trascina nella camera vicina.
La porta resta aperta.
MIRELLA:
sola, legata alla ringhiera, pazza di terrore.
Ah! no! -- no! -- no...
I suoi occhi si dilatano per l'orrore di ciò che vede. Si dibatte, si
contorce, strilla... e traverso i suoi urli di creatura torturata si indovina
l'atroce misfatto che si compie davanti a lei.
Nella strada passa una banda militare; le fiamme d'una casa incendiata
illuminano la scena.
CALA IL SIPARIO.
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