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Quinto Settimio Florente Tertulliano
De idolatria

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  • CAPUT III.  Origine dell'idolatria.
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CAPUT III. 

Origine dell'idolatria.

Se noi volgiamo il nostro sguardo indietro, una volta non esistevano idoli. Prima che venissero fuori i creatori di questa mostruosa credenza, i tempii erano solitari e deserti; i luoghi sacri semplici e nudi, come anche al giorno d'oggi restano avanzi di un mondo che fu, ma nella loro semplice grandiosità. Ma tuttavia anche allora l'idolatria vigeva, sia pure non sotto questa denominazione, ma cogli stessi caratteri e collo stesso processo: perché anche oggi, infatti, si può seguire l'idolatria e non frequentare templi e non usare idoli. Allorché gli artefici per opera diabolica formarono figure varie e molteplici, dagli idoli prese nome questa primitiva e rozza occupazione per nostra sventura inventata, e quindi ogni arte che in certo modo riproducesse statuette, immagini, fu la base, il fulcro d'ogni principio e idea idolatra: non importa mica se le figure le formi un semplice plasmatore, o se le rappresenti un cesellatore o un altro artista di alta perfezione: non ha valore neppure la materia di cui l'idolo sia formato, se di gesso, se a colori, se di pietra, di bronzo, d'argento o magari di [103] filo. Dal momento che nella colpa d'idolatria s'incappa anche senza idoli, quando ridolo esiste non può costituire differenza qualunque esso sia o di qualunque materia sia esso formato; e questo, perché non vi sia qualcuno che possa credere che di idolo si debba parlare, quando soltanto abbia faccia umana. Osserviamo la spiegazione della parola: ei]doj; : èidos in Greco suona come la parola latina forma; facendo il diminutivo di ei]doj : èidos abbiamo ei]dulon : éidolon, idolo, ciò che presso noi risponderebbe ad una parola: formula. Quindi ogni figura o figurina vuole essere chiamata idolo; e idolatria di conseguenza si disse l'ossequio, la sottomissione ad ogni idolo. Quindi chiunque fosse il costruttore di immagini, è colpevole dello stesso errore, almeno che non si voglia sostenere che poco peccò d'idolatria quel popolo che consacrò e adorò il simulacro di un vitello, e non quello di un uomo 4.




4.  (1) Allude al popolo Ebraico che, allontanatosi dalla religione primitiva, s'accostò in un dato periodo della sua storia a culti idolatri « quando la costituzione dei regni israelitici alterò sempre più le condizioni primitive di vita, quando l'accumularsi delle ricchezze nelle mani di pochi accentuò i dislivelli di classe, quando i sovrani, mescolandosi alla grande politica, richiesero maggiori tributi o si appoggiarono a forze straniere e si andò snaturando lo spirito primitivo del popolo, la religione di Jahvé diventò il vessillo di un'aspra opposizione ad ogni indirizzo mondano, a questo anteporre la nazione al Dio e all'ideale morale e sociale che il Dio rappresentava: i rappresentanti di questa opposizione furono i profeti. Le idee della riforma profetica sono altrettanto semplici quanto appassionate e veementi. Partono dall'annunzio di uno sdegno profondo di Jahvé contro il popolo; Jahvé esige culto esclusivo che contrasta contro ogni altra religione straniera e contro certe forme del culto di Jahvé inquinate dal paganesimo dei santuari cananei: tale esclusivismo di culto è la prima radice del monoteismo giudaico » (Omodeo).






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