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| Quinto Settimio Florente Tertulliano De idolatria IntraText CT - Lettura del testo |
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CAPUT XIV. Cercando di nascondere la credenza cristiana, non può esser lecito frequentare le radunanze dei pagani ed assistere alle loro cerimonie. Ma la maggior parte ormai hanno voluto convincersi di questo, che bisogna passar sopra, se taluno, qualche volta, fa quello che fanno i pagani, purché il nome cristiano non ne debba ricevere onta ed ingiuria: ma questa offesa che io mi penso che in ogni modo sia da evitarsi per parte nostra, è precisamente l'agire in modo che qualcuno di noi non debba dar ragione ad un pagano di provare a nostro riguardo un senso di ripugnanza: potrebbe ciò avvenire o peccando d'inganno, o facendo ingiurie od offendendo od agendo in qualunque altro modo che potesse dar luogo a rimostranze, per le quali il nome [134] Cristiano venisse ad essere esposto ad offese e a derisione; per cui ancora Iddio avrebbe ragione di dimostrare il suo sdegno. Del resto, se d'ogni bestemmia è stato detto: 31 è per causa vostra che il mio nome vien bestemmiato, la nostra rovina è decisamente segnata ormai: quando dunque, si potrebbe dire, in pieno circo, senza alcuna ragione, viene attaccato il nome cristiano e fatto segno alle voci più turbolente e nefande, abbandoniamolo ed ogni voce di bestemmia tacerà: ma no: si lancino e si scaglino pure addosso a noi le offese e le ingiurie, purché noi siamo riconosciuti osservanti della legge cristiana e non come tali che l'abbiano in certo modo trasgredita: avvenga questo nel nostro esplicito riconoscimento d'esser cristiani, non allorché noi non fossimo creduti tali. Nella bestemmia che ci lanciano è la luce e la gloria del martirio; la maledizione scagliata contro il cristiano osservatore fedele e difensore della sua dottrina, significa verbo di benedizione! è proprio la religione nostra che ci dà il suo battesimo, appunto perché per essa noi siamo esposti ad ogni forma di sdegno e di rabbioso furore. Se io volessi piacere al mondo, afferma l'Apostolo 32 io non sarei servo di Cristo; ma si potrebbe dire che in altro [135] luogo egli ordina: cerchiamo di piacere a tutti: 33 e soggiunse: come io cerco di piacere a tutti in tutte le cose. Evidentemente, piaceva forse al mondo costui col celebrare le feste Saturnali o delle Calende di Gennaio; oppure colla moderazione, colla tolleranza, colla serietà, colla cortesia, coll'incolpabilità e l'integrità di carattere? E quando allora dice: 34 io mi son fatto tutto a tutti per guadagnare tutti, o che forse si fece idolatra nei rapporti cogli idolatri, o pagano o ligio al sentir del mondo per gli esseri mondani? È pur vero che Cristo non ci proibisce affatto di conversare cogli Idolatri, cogli adulteri e con chi è macchiato di altre colpe, dicendo appunto che altrimenti non ci resterebbe altro che uscire addirittura dal mondo; ma con questo non ha rallentato fino a tal punto i freni della scambievole relazione che, se anche è inevitabile che noi in certo modo conviviamo con loro e abbiamo una certa conoscenza colle loro colpe, dobbiamo anche noi stessi peccare. Vi è qui uno scambio limitato di rapporti di vita civile e l'Apostolo lo riconosce e l'ammette; ma d'altro lato vi è il peccare che non è concesso ad alcuno. Si può benissimo stare coi pagani, ma non è lecito con essi seguire la strada della perdizione e della morte. Stiamo con tutti, allietiamoci secondo che [136] comporta e vuole la nostra comune natura; ma non uniamo e confondiamo le nostre convinzioni religiose. Riconosciamo una unità di spirito, ma non di dottrina: di tutti è il mondo ed anche noi ce ne sentiamo possessori cogli altri, ma non così deve dirsi dell'errore. Se a noi non è lecito dunque entrare in simili relazioni con estranei, quanto sarebbe più colpevole celebrare certi riti fra noi? Chi potrebbe sostenere o difendere questa proporzione? Lo Spirito Santo condanna i giorni festivi dei giudei: è detto: 35 l'anima mia ha in odio i vostri Sabati, la ricorrenza del novilunio e le cerimonie in uso presso di voi; e d'altra parte noi a cui sono estranei i Sabati giudaici, i noviluni e i giorni festivi, pure una volta cari a Dio, frequenteremo poi i Saturnali, le feste alle Calende di Gennaio, all'inizio dell'inverno e le Matronali? 36 Oh! migliore [137] assai il senso di fede dei pagani di quella che non dimostrino i cristiani in ogni cerimonia solenne: per quanto i pagani conoscano queste nostre feste, non si unirebbero con noi né nelle Domeniche né nella Pentecoste: essi temerebbero di essere scambiati per cristiani e noi invece non temiamo d'esser presi per pagani. Vuoi tu indulgere in qualche cosa alla ricreazione del corpo? non hai mica un giorno festivo solo, ma più: per i pagani le singole feste ricorrono una sola volta all'anno, ma per te, o Cristiano, il giorno festivo giunge ogni otto giorni. Unisci pure tutti i giorni festivi dei pagani; fanne esattamente il calcolo; non arrivano al numero dei giorni della Pentecoste 37. [138]
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31. (1) S. Paolo, Ep. ai Romani, II, 24. 32. (2) S. Paolo, Ep. ai Galati, I, 10: Perciocché, induco io ora a credere agli uomini, ovvero a Dio? o, cerco io di compiacere agli uomini? conciossiacché, se compiacessi ancora gli uomini, io non sarei servitor di Cristo. 33. (1) S. Paolo, Ep. I, ai Corinti, X, 33. 34. (2) S. Paolo, Ep. ai Corinti, I, 9-22. 35. (1) Isaia, I, 13-15: Non continuate più a portare offerte inutilmente: i profumi mi sono cosa abbominevole; non posso patire il novilunio e il sabato e le altre feste: sono iniquità le vostre radunanze: l'anima mia odia le vostre calende e le vostre solennità; mi son di gravezza, io sono stanco di portarle; perciò, quando voi spiegherete le palme delle mani, io nasconderò gli occhi miei da voi: eziandio, quando moltiplicherete le orazioni, io non le esaudirò; le vostre mani son piene di sangue. 36. (2) Intendi, oltre i Saturnali, la festa in onore di Giano, il 1 Gennaio, che consisteva nell'offerta di una focaccia detta lanual, quasi in memoria, che per gli insegnamenti suoi si cominciò ad usare dei prodotti della terra, come alimento e ad offrirne le primizie agli Dei: forse era questa un'invocazione al Nume, considerato come Ianus Consivius, per averlo propizio alla produzione durante l'anno da lui rappresentato, quale regolatore del corso del sole. Le Matronalia si celebra vano alle Calende di Marzo in onore di Giunone e si vogliono decretate dal senato, dopo la prima guerra coi Sabini, in memoria della pace intervenuta per opera delle stesse donne rapite. 37. (1) Per Pentecoste s'intende il tempo che corre tra la Pasqua e la festa dello Spirito Santo: Pentecoste è parola greca pentekosto&j, cinquantesimo (giorno). Dalla Pasqua giudaica che commemorava l'uscita degli Ebrei dall'Egitto sino alla festa che rievocava, celebrandola, la promulgazione della legge sul Sinai; passavano cinquanta giorni, di qui la denominazione di questa ultima festività giudaica: Pentecoste, durante la quale secondo la leggenda accolta negli atti (II), avvenne la discesa dello Spirito Santo in forma visibile sugli Apostoli che l'attendevano oranti nel cosidetto Cenacolo. La Pentecoste cristiana che la Chiesa stabilì dopo cinquanta giorni dalla Pasqua di Resurrezione, è quasi come un duplicato della Giudaica. Mentre questa infatti, commemorava, come si è detto, la promulgazione della legge fatta in settanta lingue diverse, così anche la Cristiana, assunse il carattere simbolico della proclamazione universale del Vangelo. (Vitanza). |
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