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Quinto Settimio Florente Tertulliano
De idolatria

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  • CAPUT XXIII.  Non si può usare giuramento né orale né scritto, per assicurare chi ci desse a prestito denaro, delle nostre intenzioni leali ed oneste.
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CAPUT XXIII. 

Non si può usare giuramento né orale né scritto, per assicurare chi ci desse a prestito denaro, delle nostre intenzioni leali ed oneste.

Ma esiste una certa forma d'idolatria che s'esplica nella cosa in sé, come sostanza e nella parte anche formale: sotto ambedue i punti di vista si presenta nimicissima a noi e sottile: può bensì presentarsi sotto aspetto lusinghiero, quasi che nulla vi sia di contrario, né in una cosa né nell'altra, perché dal momento che non si pronunziano parole, anche il fatto viene a rimaner celato. Se capita di prender denaro a prestito dai Gentili, danno essi la sicurezza del pegno, ma poi offrono assicurazione sottoscrivendo una formula di giuramento; e chi fa ciò afferma di non sapere come egli possa aver rinnegato la fede: vogliono essi precisare il momento in cui ciò accadde, durante quale persecuzione, e in quale [159] tribunale e sotto la presidenza di quale magistrato. Ma se è Cristo che prescrive che non si deve giurare! costui però, che ha giurato in scritto, a sua volta, ti salterà su a dire : io sottoscrissi, non dissi nulla; è la lingua, non la scrittura che può rovinare. A questo punto io chiamo a testimoni la natura e la coscienza. Io chiamo dunque la natura, perché essa mi dica: non può la mano nostra scrivere qualsiasi cosa, anche se la lingua se ne stia perfettamente immobile e non pronunzi neppure una sillaba, se sia stata dettata dall'anima? è l'animo nostro stesso che fa pronunziare alla lingua ciò che questo ha concepito o che gli è stato suggerito da altri. E non si venga poi a dire: questo giuramento è un altro che l'ha dettato: ne sia testimone l'anima stessa e mi dica se essa abbia in quel momento ricevuto e approvata quel che altri dettò e se vi sia stato bisogno, per tramandarlo alla mano, dell'aiuto o meno della lingua. Disse bene il Signore quando affermò che si pecca nell'animo e nella coscienza: se, disse la cupidigia e la malvagità avranno fatto tanto di penetrare nel cuore dell'uomo, sei ormai stretto dalla colpa. Tu ti sapesti magari, guardare e sfuggire, nel fatto, a ciò che nel tuo cuore era ormai disceso ed aveva preso dominio; ma con questo non puoi dire d'averlo ignorato e di non averlo voluto: quando tu pur te ne guardasti, sapesti bene quello di cui si trattava e sapendolo, lo avevi in certo modo accolto nella tua intima volontà e quindi sei in colpa, tanto nella realtà [160] della cosa, come nel pensiero che ad essa ti ha condotto.

E non puoi con una colpa più lieve, liberarti da una maggiore, così che tu possa sostenere esser falsa l'accusa d'aver rinnegata la fede, dal momento che la tua parola non ha giurato, ma ti sei contentato di sottoscrivere tacitamente il giuramento. C'è di più: ammettiamo che tu avessi acconsentito a questo contratto per dire che sei stato uno spergiuro : non voler sostenere che la tacita voce della penna non ha valore, o il muto suono dello scritto. Zaccaria infatti, che fu colpito colla materiale perdita della parola, parlò con tutta l'anima sua: non ebbe bisogno di far uso della lingua; fu dal suo cuore che egli dettò, così che le sue mani scrissero e il nome del figlio suo uscì dal suo spirito, da tutto il suo intimo, senza bisogno d'aprir bocca: la sua penna parlò per lui e fu, la mano che impresse sulla cera, udita più chiaramente di qualsiasi voce e lo scritto ebbe delle risonanze più forti di qualunque grido. Chiedi dunque se abbia parlato, quando si sa benissimo che egli chiaramente riuscì a manifestare il suo pensiero? Rivolgiamo fervida preghiera a Dio che noi non siamo costretti giammai a stipulare contratti di tal genere; ma qualora un fatto simile dovesse avvenire, conceda ai nostri fratelli il modo di trovare rimedio alle loro miserie, o ci dia la forza di spezzare, d'infrangere, di vincere qualsiasi dura e trista necessità, perche quelle lettere che invece della [161] bocca dissero negazione di fede, nel giorno del giudizio divino non siano poste dinanzi a noi intatte, con tanto di sigilli, ma non in forza della nostra difesa, ma fissate ormai dalle avverse potenze demoniache, e loro possesso e testimonianza ai nostri danni.




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