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| Luigi Cornaro Discorsi della vita sobria IntraText CT - Lettura del testo |
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AMOREVOLE ESSORTATIONE DEL MEDESIMO.
Nella quale con vere ragioni persuade ogn'uno à seguir la vita ordinata & sobria, affine di pervenire alla lunga etade, nella quale l'huomo può godere tuttè le gratie, e beni, che Iddio per sua bontà a' mortali si degna concedere.
Per non mancar del debito mio, al quale ogni vivente è tenuto; & per non perdere ad un tratto il diletto, che io prendo di giovare, ho voluto scrivere & far sapere à quelli, che non sanno perche non mi pratticano, quello che fanno, & veggono coloro, che mi pratticano. Ma perche ad alcuni pareranno certe cose impossibili, & difficili à credere, nientedimeno vere essendo, & vedendosi in fatto, non mancarò di scriverl à beneficio d'ogniuno. Perilche io dico, essendo (per la Iddio gratia) giunto all'età di 95. anni, & ritrovandomi sano, prosperoso, allegro, & contento, io di continuo ne laudo la sua Divina Maestà di tanta gratia fattami; vedendo poi per l'ordinario in tutti gli altri vecchi, che à pena arrivano all'età di settant'anni, che sono mal sani, con poca prosperità, malinconici, & discontenti, & di continuo stanno in un pensiero di morte; & dubitano di dì in dì di morire; del che sarebbe cosa impossibile à levargli di mente tal pensiero, il quale à me non dà noia alcuna; percioche io non posso in alcun modo pensar. a tal cosa, come poi dimostrerò più chiaramente. Et oltra di questo apertamente farò veder l'assicurezza ch'io ho di vivere fino alla età di cento anni. Ma per meglio ordinare questa mia scrittura, principierò dal nascere dell'huomo & così verrò discorrendo fin'alla morte di esso. Dico adunque, che alcuni nascono così mal vivi, che non viveno se non pochissimi giorni, ò mesi, ò anni; & la cagione di così poca vita, non si può chiaramente sapere se venga ò per difetto dei padre, ò della madre nel generarli, ò per la revolution de Cieli, ò per difetto di Natura, astretta però da essi Cieli; percioche io non potrei creder giamai, ch'essend'ella madre di tutti, fosse partigiana con suoi figliuoli, dove che non potendoti saper la cagione, è di necessità rimettersi a quello che ogni giorno si vede in fatto. Altri nascono ben vivi & sani, ma di trista, & debile complessione, & di questi alcuni viveno fino alla età delli 10. anni, & chi delli 20. altri delli 30. & 40. anni, ma non però arrivano alla vecchiezza. Altri nascono poi con perfetta complessione, & quelli giungono alla vecchiezza, ma pur sono, per il più, vecchi mal conditionati (come di sopra ho detto) & di questa mala conditione, & indisposizione essi stessi ne sono cagione; & questo perche senza ragione alcuna troppo si promettono sopra la loro perfetta complessione, & non vogliono à patto alcuno mutar modo di vivere dalla età giovenile alla vecchiezza, come se ancor ì se tenessero l'istesso vigor di prima: anzi disordinatamente attendono à vivere così nella vecchiezza, come fatt'hanno in tutto il tempo della sua gioventù, non pensando giamai di divenir vecchi, nè meno che alla sua complessione manchi vigore. Nè men pensano, che'l suo stomaco habbia perduto il suo calor naturale; & che per questo bisogna haver più consideratione alla qualità de cibi, e vini; & così anco alla maggior quantità di essi, scemandola: ma anzi per il contrario cercano di accrescerla, dicendo che perdendo l'huomo la prosperità per lo invecchiare, bisogna conservarla con più quantità di cibi, essendo il mangiare quello che. conserva l'huomo in vita; & nondimeno essi di gran lunga s'ingannano, percioche si come nell'huomo va mancando il calore per l'età, così è di mestieri scemar il mangiar & bere, essendo che la natura si contenta di poco per conservare il vecchio: anzi essi se ben lo doverebbono credere con ragione, non lo credono, ma seguitano la sua solita disordinata vita, la quale se al suo tempo la lasciassero, & si mettessero alla vita ordinata & sobria, venirebbono vecchi, come so'io, ben conditionati, essendo per gratia del grande Iddio nati di così buona & perfetta complessione, & viverebbono sino alli 120. anni, come han vivuto de gl'altri c'han tenuto vita sobria, come in molti luoghi si legge, i quali di ragione erano nati di questa così perfetta complessione, della quale se io ancora fossi nato, punto non dubiterei di non aggiongere à quella etade. Ma perche io nacqui di trista, dubito di non passare li cent'anni, & così anco se gl'altri, che medesimamente nascono di trista, si fossero posti alla vita ordinata, come ho fatt'io, sarebbono prosperosamente giunti alli cento & più anni, come aggiongerò io. Et questo esser sicuro di vivere molt'ànni à me pare esser cosa bella, & da stimar molto, non si trovando alcuno, che sia pur sicuro di viver una sol'hora, se non quelli, che tengono vita sobria, ilqual fondamento, & sicurtà di vivere è fondato sopra buone, & vere ragioni naturali, che non ponno mai mancare, essendo cosa impossibile in Natura, che colui che tiene vita ordinata, & sobria, possa amalarsi, nè morire per morte non naturale avanti tempo, si come al suo è necessario che mora; Ma avanti non può morire; per che essa vita sobria ha virtù di levare tutte le cagioni, che causano il male, & il male non può venire senza causa; la quale, levata che sia, è levato il male; & levato il male, è levato la morte non naturale. Et non è dubbio alcuno, che la vita ordinata, & sobria non habbia virtù, & forza di levar tali cagioni, sendo quella che opera che gli humori, i quali tengono sano & amalato, vivo & morto l'huomo, si come sono buoni & tristi, che essendo che di tristi che sono, si fanno buoni & perfetti, percioche essa ha questa virtù naturale di farli tali, che à forza si uniscono, adeguano, & legano insieme in modo che piu non si possono separare, ò mettersi in moto, over alteratione; dalle quali cose nascono poi febri crudeli & finalmente la morte. Ben'è vero, nè si può negare, che ancor che sieno fatti buoni, non è però che'l tempo, il quale consuma ogni cosa, non consumi & risolva ancora tali humori, & che consumati che sono, l'huomo convien morire per morte naturale, & fenza male, come avvenirà à me, che morirò al mio tempo quando essi humori saranno consumati, che hora non sono, ma anzi buoni; & non può esser altramente, essendo io così sano, allegro, & contento, che mangio con appetito, e dormo quietamente: & di più li miei sentimenti sono tutti nella loro bontà, & perfettione; l'intelletto è più che mai netto & purgato; il giudicio saldo, la memoria tenace, il cuor grande; & la voce, che suol'esser prima ad abbassarsi, a me è inalzata, & fatta sonora: la onde son'astretto à cantare le mie orationi mattina e sera ad alta voce, sì come già le diceva con summessa e bassa. Et tutti questi sono certi & veri inditij & fegni, che li miei humori sono buoni, & che non si possono consumare se non con tempo, come concludono tutti quelli che mi pratticano. Oh che vita gloriosa sarà, questa mia, essendo piena di tutte le felicità, che si possono goder'in terra; & anco essendo (come in vero è) libera dal bestial senso, ilqual è scacciato dalla ragione per la lunga età; perche dove è lei, il senso non vi può haver luogo, nè meno li suoi amari frutti, che sono le passioni, le perturbationi, & li tristi pensieri. Nè anco in me può haver luogo il pensiero della morte non vi essendo cosa alcuna sensuale. Né la morte de miei Nipoti, & altri parenti, ò d'amici mi può dar noia se non nel primo moto; ma subito è levata: e meno mi può turbare il perdere di facultà (come han veduto, molti con grande loro ammirazione.) E questo solo aviene a chi vien vecchio per la via della vita sobria, & non per quella della forte complessione, & anco godono felicemente la sua vita, come fo io in continui solazzi, & piaceri. E chi non la goderebbe, non havendo in tal vecchiezza contrarietade alcuna? si come hanno quelli delle altre etade giovenili, che ne hanno infiniti, come si sà, & hora più chiaro dimostrerò, che questi miei non ne hanno alcuna. Il primo de'quali solazzi è il giovare alla sua cara patria: oh che glorioso solazzo è questo, del quale infinitamente ne godo con dimostrargli il modo che vi è per conservar la sua così importante laguna, & porto, si che non si possi atterrare se non passati migliara di anni; per la qual cosa Venetia conservarà il mariviglioso & stupendo nome di Città Vergine, come è, non essendone altra al mondo: & oltra aggrandirà il grande & alto suo pronome di Regina del mare; questo io godo, & non vi manco niente. Vo' altro poi ne godo, dimostrando ad essa Vergine & Regina, il modo che vi è per farla abondantissima di vittuarie con il ridurre campi inutili à grande utilitade, si di paludi, come di campagne aride, con grande avanzo oltra la spesa. E quest'altro solazzo godo, che non ha cotrario alcuno, il quale è, che io dimostro come Venetia si può far più forte, se ben è fortissima, & inespugnabile: più bella, se ben è bellissima: piu ricca, se bene è ricchissima; & di miglior aere, se ben è di perfetto. Questi tre solazzi tutti fondati sopra il giovare, io con gran contentezza godo. E chi è colui, che a questi potesse trovar contrario alcuno, non ve ne essendo? Godo poi quest'altro, che havendo perduto una notabile quantità d'intrata, levata à miei nipoti per mala fortuna, io con il pensier solo che non dorme, & non con fatica corporale, se non poca di mente, ho trovato il vero, & infallibile modo di rifar tal danno doppiamente, pel mezzo della vera & lodevole agricoltura. Un'altro solazzo ancor godo, che'l mio Trattato, che composi della vita vita Sobria per giovare, io veggo che giova, come mi affermano alcuni à bocca, i quali dicono che gli giova grandemente, & poi si vede in fatto: & altri con lettere dicono, che la vita loro, dopo Dio; da me dipende. Ancora un'altro solazzo io godo, che è il scrivere di mia mano; percioche scrivo assai per giovare, si in architettura, come in agricoltura. E godo poi un altro, che è il ragionare con huomini di bello & alto intelletto, dalli quali ancora in questa età imparo. Oh che solazzo è questo, che in questa età non vi si pone fatica allo imparare per cosa grande, alta, & difficile ch'ella si sia. Et di più voglio dire, ancor che ad alcuni paia cosa impossibile, & che in alcun modo possa essere, che in questa età godo ad un tratto due vite, l'una terrena con l'effetto, & la celeste col pensiero, il quale hà virtù di far godere, quando è fondato sopra cosa che si sia per dover godere, si come io son certo che goderò quella per la infinita bontà & misericordia del grande Iddio. Godo adunque questa terrena, mercè della vita ordinata & sobria, tanto grata à sua Maestà, per esser piena di virtù, & nimica del vitio. E godo (mercè di esso grande Iddio) la celestiale, che me la fa godere col pensiero, il quale mi ha levato il poter pensar'ad altro, che à questa cosa, la qual tengo & affermo per più che certa: & tengo che questo nostro morire non sia morire, ma un transito che fa l'anima da questa vita terrena ad una celeste, immortale, & infinitamente perfetta, & noti può essere altrimenti: E questo alto pensiero è tanto alzato, che non può più abbassarsi à cose mondane, e basse, come è al morir di questo corpo; ma solamente al viver in vita celeste, e divina, onde che io vengo à godere due vite. Nè questo tanto godere ch'io fò hora in questa vita à me può dar col suo finire voglia alcuna, ma si ben gioia infinita, sendo questo suo finire un dar principio ad un'altra vita gloriosa, & immortale. Et chi è quello, che potesse haver a noia un tanto bene, e tanto contento, come haverò io? La qual cosa avvenirebbe, ad ogni altr'huomo, che tenesse la vita, che ho tenuta io, la quale si può tenere da ogn'uno, percioche io non son se non huomo, & non Santo, ma servo di Dio, al quale tal vita ordinata molto piace: Et, perche molti huomini si pongono alla santa e bella vita spirituale, e contemplativa piena di orationi: Oh se questi si mettessero ancora del tutto alla vita ordinata & sobria, quanto più grati si renderiano a Dio, & anco abellirebbono il mondo; percioche tenuti in terra veri padri santi, come già erano tenuti quelli antichi, che pur tal vita sobria osservavano, oltre alla spirituale: & similmente vivendo fino alla età di 120. anni, per virtù di Dio fariano anch'essi infiniti miracoli, come essi facevano; & di più, sempre sariano sani, contenti, & allegri, dove hora sono, per la maggior parte, malsani, melanconici, & di scontenti. Et perche alcuni credono queste cose esserli date per sua salute dal grande Iddio, acciò facciano in questa vita penitenza delli suoi errori; Io dirò, che à mio giudicio s'ingannano, percioche io non posso credere, che Iddio habbia a bene, che'l suo huomo, il quale tanto ama, viva amalato, melanconico, & discontento; ma anzi sano, allegro, & contento; perché anco in cotal modo vivevano li S. Padri, & si facevano sempre migliori servi di sua Maestade, facendo tanti, e sì belli miracoli, come si legge. Oh che bel Mondo, & godevole sarebbe hora questo, come all'hora, & anco molto più bello; perche hora vi sono molte Religioni, & Monasterij, che non v'erano all'hora, nelli quali se fosse tenuta la vita sobria, vi si vederiano quantità di venerandi vecchi, a tal che seria una meraviglia; nè per questo mancarebbono alla vita ordinata dalle sue Religioni, anzi la crescerebbono: poiche da ogni una Religione è conceduto, per suo vivere il mangiar pane, bere del vino, & oltra de gli ovi alcuna volta, & delle carni da alcuna; & oltre di questo le minestre de legumi, salatte, frutti, & torte di ovi, li quali cibi molte fiate gli nuocono, & ad alcuni levano la vita; ma, perche gli sono conceduti dalli suoi ordini, gli usano, , pensando forse, che lasciandoli, fariano errore, ilche non fariano, anzi fariano gran bene, se passati li 30. anni, lasciassero quelli, & si mettessero à vivere con pane nel vino, & con panatella di pane, & ovi con pane; & questa è la vera vita per conservare l'huomo di trista complessione, & è vita: più larga di quella che era tenuta dalli S. Padri antichi nelli deserti, i quali mangiavano solamente frutti salvatichi, & radici d'herbe, & bevevano acqua pura, & pur vivevano, come ho detto, lungamente, sani, allegri, & contenti. Et cosi fariano questi de' nostri tempi, & insieme troveriano più facile la via di salir'al Cielo, il quale stà sempre aperto ad ogni fedel Christiano; percioche così il nostro Redentor Christo lo lasciò quando di là sù discese, venendo in terra à spargere il suo pretioso sangue per liberar noi dalla tirannica servitù del Diavolo; & tutto questo per immensa sua bontade. Si che per concluder il mio ragionamento, dico, che essendo (come è in vero) la lunga età piena & colma di tante gratie & beni; & di più essendo io uno di quelli che li gode, non posso mancare, (non volendo mancar di carità) di render testimonianza, & far ad ogn'uno pienissima fede, che molto più godo di quello che hora scrivo: & che la cagione del mio scrivere altro non è, se non affine che vedendo un tanto bene, il quale proviene da questa lunga etade, ogn'uno si disponga di osservar questa tanto lodata vita ordinata & sobria. Per la quale di continuo me ne vò gridando, vivete, vivete, accioche siate migliori servi di Dio.
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