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Luigi Cornaro
Discorsi della vita sobria

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  • LETTERA SCRITTA Dal Sig. Luigi Cornaro   AL REVERENDISSIMO BARBARO, Patriarcha Eletto di Aquileia.
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LETTERA SCRITTA
Dal Sig. Luigi Cornaro

 

AL REVERENDISSIMO BARBARO,

Patriarcha Eletto di Aquileia.

 

REVERENDISS. SIGNORE.

 

Veramente, che l'intelletto dell'huomo. Tiene alquanto del divino: & divina cosa fu quella, quando trovò il modo del potere, scrivendo, ragionare con un altro lontano. Fu poi cosa in tutto divina quella della Natura, che volse che uno così lontano potesse vedere l'altro con gli occhi del pensiero, si come io vedo voi Sig. mio; Et con questa vi ragionarò cose piacevoli, & che molto giovano: è ben vero, che sarà tal ragionamenti sopra cosa altre volte ragionata, ma non in questa età di 91. anno: onde io non posso mancare, perche più che à me moltiplicano gli anni, la mia prosperità più f augumenta: effetto che fa stupir ogn'uno: Et io che da quale cagione procede, sono astretto à dimostrarla, & far conoscere, che si può possedere un Paradiso terrestre dopo l'età delli 80. anni: il quale possedo io; ma non si può possedere se non con il mezzo della santa Continenza, & della virtuosa vita sobria, amate molto dal grand'Iddio, perche sono nemiche del senso, & amiche della ragione: hor Signore per ragionare vi dico, che in quelli giorni furono da me molti Eccellenti Dottori di quelli che leggono in questo studio, sì Medici, come Filosofi, informatissimi della mia età, & del viver mio, & costumi: sapendo com'era pieno d'allegrezza, di sanità, & che tutti gli miei sentimenti erano in perfettione: & di più la memoria, il cuore, l'intelletto, & anco infino la voce, & denti: & oltra sapevano, che io scriveva di mia mano otto hore al giorno Trattati per giovare al mondo, & molte altre hore passeggiava, & altre cantava: O Signore, quanto è fatta bella la mia voce, che se mi udiste cantare le mie orationi, aggiuntovi il suono della lira, come faceva David, vi certifico, che n ehaveresti gran solazzo, tanto io canto sonoramente. Et oltra quanto havevano detto li sopradetti, replicavano, che per certo era cosa maravigliosa il tanto mio scrivere, & sopra materie d'intelletto, e di spirito. Del che, Signore, e cosa incredibile dell'appiacere, & contento ch'io godo di questo scrivere; ma sendo il scriver mio, per giovare, da voi Signore potete comprendere di che grandezza sia il mio solazzo. Dissero poi alla fine che io non poteva essere tenuto per vecchio essendo le mie operationi. Da giovane, & non come quelle delli altri vecchi, che come sono pervenuti alli 80. anni, sono tutte da vecchissimi; & oltra chi è difettoso di gotte, chi di fiancho, & chi di altro male: & per liberarsi sono soggetti a continue pirole, e fontanelle, & medicine, con simili altri impazzi, che veramente danno grande noia; & pur se vi è qualch'uno che non habbia infermità, patisce poi nelli sentimenti, che è ò nel vedere, ò nell'udire, ò in uno delli altri, che è non poter caminare, ò le mani gli tremano: & se ne fusse uno libero dalli sopradetti contrarij, non ha la memoria in perfettione, il cuore, l'intelletto, viverebbe allegro, contento, & piacevole, come fo io. Ma che oltra tante gratie, che io ne possedeva, una estrema era, la quale li faceva stupire, perche è in tutto fuora di natura, che io possa tenermi vivo già L. anni con l'estremo contrario che è in me, che è mortalissimo, al quale non se li può provedere, perche è naturale, & è proprietà occulta inferta nel mio corpo dalla Natura. & è, che ogni anno come entra Luglio infimo per tutto Agosto, quelli due mesi non possa bever vino, sia di qual sorte di uva si voglia, & così vino di qual paese si voglia, il quale vino, oltra che à tal tempo si fa tutto contrario, & nemico del gusto mio, mi nuoce allo stomaco: tal che, perdendo il mio latte, che veramente è latte del vecchio il vino; & non havendo modo di bevere, perche le acque alterate & preparate, non possono havere la virtù del vino; non mi giovano; laonde non havendo che bevere, & essendo lo stomaco disconco, non posso mangiare se non pochissimo, & questo poco mangiare, & non havere vino, mi riduce dopo mezzo Agosto in una estrema debolezza mortale, à me giova brodo di cappone consumato, altro rimedio, talche per debolezza mi riduco infino alla morte, & non per altro male, se non per pura debolezza; & che essi concludevano, che se il vino nuovo, che ho sempre preparato al principio di Settembre, tardasse, che sarebbe cagione della mia morte: ma che più, stupivano, che tale vino nuovo havesse virtù di ritornarmi in due ò tre giorni la prosperità levatami dal vino vecchio, si come havevano veduto in questi giorni; cosa che non si crederebbe da chi non la vedesse. Et molti anni continui (dicevano) si come alcuni di noi Medici l'habbiamo veduto, & già X. anni giudicato, ch'era cosa impossibile, che potesse vivere al più un'anno ò due, con così mortale contrario, augumentando gli anni; & pur vediamo, che questo anno havete havuto meno debolezza. Questa cosa, & tante altre gratie, che si ritrovano in me, gli havevano astretti à conchiudere, che tante gratie ridotte in una, era stata gratia speciale in me, concedutami nel nascere dalla Natura, ò da i Cieli; & per provare questa sua conclusione per buona; che è falsa (perche non è fondata sopra ragioni e fondamenti fermi, ma sopra sue opinioni) furono sforzati à dire di bellissime, & alte cose, con una estrema eloquentia. Per certo Signore la eloquenza ha grande forza in huomo d'alto intelletto, & tanta che fa credere, che quelle, che non è, possa essere, che pur sia, Io hebbi, udendoli, un grande appiacere, e solazzo, che veramente è grande solazzo l'udire un simile ragionamento da simili. Un'altro appiacere pieno di contento hebbi all'hora, considerando, che la lunga età con la esperienza ha forza di fare uno non dotto, dotto; perche è essa vero fondamento delle vere scienze; & che io con tal mezo sapeva che la conclusione sua era falsa. Siche vedete Signore come gli huomini s'ingannano nelle tue opinioni, quando non sono fondate sopra fondamenti reali. Et io per sgannarli, & per giovarli, gli risposi, che la sua conclusione era falsa, come gli farei vedere in fatto, che la gratia che è in me, non è speciale, che è generale, & ogni huomo la può godere, ma perche io sono se non semplice huomo, come sono tutti gli altri composto delli quattro elementi, & che ho oltra l'essere, e vivere; il senso, l'intelletto & la ragione; & con l'intelletto e ragione nasce ogni l'uomo; perche il grande Iddio voluto che'l suo huomo, che tanto ama, habbia questi beni, e gratie di più delli animali, che hanno se non il senso, acciò che esso huomo, possa con tali beni, & gratie conservarsi sano lungamente; tal che la gratia è universale conceduta da Dio, & non dalla Natura, ò dai Cieli; ma l'huomo mentre che è giovine, perche è più sensuale, che ragionevole, seguita il senso; & essendo poi pervenuto alla età di XXXX. ò L. anni, debbe pur sapere che all'hora e giunto alla metà della sua vita con favore della gioventù, & dello stomaco giovine, favori naturali, che gli hanno dato favore al montare; ma che è per dismontare verso la morte con disfavore della vecchiezza; & che la vecchiezza è contraria alla gioventù, si come è contrario il disordine, dell'ordine: la onde è necessario di mutare vita nel suo mangiare, e bere, dalli quali dipende il vivere sano & lungamente, & essendo stata vita sensuale, e senza ordine la prima, che la feconda sia ragionevole con ordine; perche senza ordine niuna cosa si può conservare; & meno delle altre la vita dell'huomo, si come si vede in fatto che il disordine nuoce, & l'ordine gioua; & è cosa impossibile in natura, che colui che vuole contentare il gusto, & l'appetito, non faccia disordine; & io per non fare disordine (pervenuto alla età matura) mi posi alla vita ordinata, e sobria; vero è, che al levarmi dalla non sobria hebbi difficoltà: & per levar la prima, pregai Dio, che mi concedesse la sua virtù della continenza, sapendo che il prego mio sarebbe esaudito; poi sapendo, che quando un'huomo vuol fare una bella impresa, che , che la può fare, ma con difficoltà, pur la può facilitare, deliberandosi ostinatamente di 78. volerla fare, & la fa; così mi deliberai io; onde mi posi a poco a poco a levarmi della vita disordina; & così a poco à poco a mettermi alla ordinata; & con tali modi mi posi alla vita sobria: talche dapoi à me non è stata di noglia, se bene fui astretto a tenere tal vita strettissima alla qualità e quantità delli cibi e vini, fendo io, come sono, di tristissima complessione; ma gli altri che sono di buona, possono mangiare di molte altre forti e qualità di cibi, e in maggior quantità, e così bevere vini: la onde se ben la sua sarà vita sobria, nonperò ella sarà vita stretta come la mia, ma larga. Et udite le mie ragioni da quelli, & veduti li fondamenti, tutti conchiusero, che quanto io haveva detto, tanto era: ma uno, il più giovine, disse, che concedeva che la gratia fosse universale, ma che io almeno haveva havuto quella gratia speciale di poter facilmente levarmi da una vita; & ponermi, all'altra; cosa che esso trovava per esperienza fattibile, ma difficilissima à lui, sì come à me è stata facile. Io gli risposi, ch'essendo huomo come lui, che anchora è stata à me difficile; ma che ad un'huomo non è cosa honesta, il lasciare una impresa bella, che può fare, e lasciarla per difficoltà, perche più che ha difficoltà, più acquista honore, & fa cosa più grata à Dio; perche esso desidera, che si come ha istituita la vita all'huomo di molti anni, che ogn'uno li pervenghi: sapendo che come l'huomo passa l'età delli 80 anni, che è liberato in tutto dalli amari frutti del senso, & pieno di quelli della santa ragione: talche à forza li vitij, e li peccati li lasciano; e però esso Dio desidera, che lungamente si viva: & ha ordinato, che colui, che vive al suo termine naturale sopradetto, che finisca la sua vita senza male per resolutione, che è un fine naturale, & un'uscire d'una vita mortale, per entrare in una immortale, come avenirà à me; & son certo, che morirò cantando le mie orationi. hora à me noia l'horrendo pensiero della morte, se bene che per la lunga età sono prossimo a quella, pensando, che nacqui per morire, & che tanti sono morti in minor età della mia: meno mi noia l'altro pensiero compagno del sopradetto, che è il timor delle pene, che si patiscono per li peccati dopò morte; perche io buon Christiano; & sono astretto a credere, che sarò liberato da quelle, per virtù del sacratissimo sangue di Christo, che vuolse spargerlo, per liberare noi suoi fedeli Christiani da tali pene. O che bella vita è la mia, ò che felice fine sarà il mio. Et dette da me le sopradette cose, il giovine non replicò altro, se non che disse, che era determinato di metterli alla vita sobria, per fare un tanto avanzo, come haveva fatto io: ma che ne haveva fatto un'altro molto importante, che si come haveva una gran voglia per lo suo invecchiare, che hora desiderava di invecchiare tosto, per tosto poter godere la godevole età vecchia. Il gran desiderio, Reverendiss. Sig. che io haveva di ragionare con voi, mi ha sforzato di esser lungo, & sforzami di ragionare anchora, ma poco. Signore, vi sono alcuni molto sensuali, i quali dicono, ch'io gettato via il tempo & la fatica, à comporre il Trattato & gli altri discorsi della vita sobria, acciò che la si tenga; perche è cosa impossibile à farla: la onde tal Trattato sarà vano come quello della Republica di Platone, che si affaticò in scriver cosa che non si poteva fare, onde conchiudono, che'l suo Trattato è vano; e che così sarà il mio. Di questi io molto mi maraviglio, che pur veggono nel Trattato, c'ho tenuta la vita sobria molti anni avanti, che la scrivessi, l'haverei scritto, se non havessi veduto prima, ch'ella era vita che si poteva tenere; & anco conosciuto, che giovava grandemente; che era vita virtuosa, & essendoli io obligato, fui astretto à scrivere, acciò ch'ella fusse conosciuta per quella che è: & che molti, visto il Trattato, si hanno posti à tale vita: e per lo passato, come si legge, molti l'hanno tenuta: talche la oppositione che cade in quello della Republica non cade nel mio della vita sobria. Ma à tali sensuali nemici della ragione, & amici del senso, stà bene, se mentre procurano di satiare ogni lor gusto & appetito, incorrono in travagliose infermità, & bene spesso avanti tempo s'incontrano nella morte

IL FINE.

 

 




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