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| Luigi Cornaro Discorsi della vita sobria IntraText CT - Lettura del testo |
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TRATTATO
CERTA cosa è, che l'uso negli huomini co'l tempo si converte in natura, sforzandogli à usare quello, che s'usa, sia bene ò male. Parimente vediamo in molte cose haver la usanza più forza, che la ragione; che questo non si può negare; anzi bene spesso si vede, che usando un buono, & pratticando con un cattivo; di buono che era, si fa cattivo. Si vede anchora il contrario, cioè, che si come facilmente la buona usanza in ria si converte, così anchora la ria ritorna in buona: perché poi vediamo, che questo malvagio, che prima era buono, pratticherà con un buono, e lo ritornerà buono, & ciò non procede se, non per la forza dell'uso, la quale è veramente grande. Il che vedendo io, & considerando, che per esser lui di tanta possanza, si sono introdotti in questa nostra Italia da non molto tempo in quà, anzi alla mia etade, tre mali costumi. Il primo è l'adulatione, & le cerimonie. L'altro il viver secondo l'opinion Lutherana, che pur da alcuni si và mettendo à gran torto in consuetudine. Il terzo, la crapula: I quali tre vitij, anzi mostri crudeli della vita humana, hanno tolto a' nostri à tempi deprimere la sincerità del viver civile, la religione dell'anima, & la sanità del corpo; ho deliberato di trattar di questa ultima, & di dimostrar, che è abuso, per levarla, se si può: che quanto all'opinioni Lutherane, & al terzo, che è l'adulatione, son certo, che tosto qualche gentile spirito torrà il carico di biasimarle, & levarle dal Mondo: cosi spero prima ch'io mora veder levati & estinti questi tre abusi d'Italia, & lei ridotta a' suoi primi belli, & santi costumi. Venendo dunque à quello, di che mi ho proposto di parlare; circa la crapula, dico che è mala cosa ch'ella habbia spenta la vita sobria, & sì grandemente sottomessa. Ché se ben da ogn'uno si sà, che la crapula procede dal vitio della gola, & la vita sobria dalla virtù della continenza, nientedimeno è sentita la crapula per cosa virtuosa, & honorevole, & la vita sobria dishonorevole, & da huomo avaro: & tutto procede dalla forza dell'uso introdotta dal senso, & dall'appetito; i quali hanno tanto adescati, & inebriati gli huomini, che lasciata la buona via, si sono dati à seguir la peggiore; la quale gli conduce, che non se ne aveggono, à strane, & mortalissime infermità, invecchiandovisi; che avanti che pervenghino all'età di quaranta anni, sono decrepiti: all'opposto di quello che faceva la vita sobria, che gli teneva prosperosi nelli ottanta anchora; prima che fosse discacciata da questa mortifera crapula. O misera & infelice Italia, non te n'avedi, che la crapula t'ammazza ogni anno tante persone, che tante non ne potrebbono morire al tempo di gravissime pestilenze, nè di ferro, ò di fuoco in molti fatti d'arme; che fatti d'arme sono i suoi veramente dishonesti banchetti, che s'usano, i quali sono sì grandi, & sì intolerabili che le tavole non si possono far sì capaci, che vi sia luogo, per l'infinite vivande, che sopra vi si portano; onde bisogna metter i piatti l'uno sopra l'altro in monte: & chi potrebbe mai viver con tai contrarij & disordini? Proveggasi per l'amor di Dio, che son certo, che alla maestà sua non sia vitio, che più dispiaccia, di questo: Discaccisi questa nuova morte, anzi non mai più sentita pestilenza, si come è discacciato il morbo, che ove altre fiate faceva tanti danni, hor si vede, che ne fà pochissimi, anzi quasi niuno, per l'uso buono introdotto dalle buone provisioni: che vi è rimedio anchora di discaciar questa crapula, & rimedio tale, che ogn'uno da se lo può usare, vivendo gli huomini secondo la semplicità della natura, la quale ci insegna essere di poco contenti, tenendo il mezzo della santa continenza, & quello della divina ragione, & accostumandosi di non mangiar se non ciò che per necessità del vivere bisogna: sapendo, che quel più è tutto infermità & morte; & che è diletto solo del gusto, il quale passa in un momento, ma lungamente poi dà dispiacer & nocumento al corpo: & alla fine l'ammazza insieme con l'anima. Che ho io veduto morir di questa peste in fresca etade molti miei amici di bellissimo intelletto, & di gentil natura, i quali se fossero vivi, abbellirebbono il mondo, & con gran mio contento sarebbono da me goduti, si come con molto mio dolore, di loro son restato privo. Onde per ovviar à tanto danno per l'avenire, ho deliberato con questo mio breve discorso far conoscere, come la crapula è abuso, & che si può levar facilmente, & introdurre in luogo suo la vita sobria, come già vi era, & ciò voglio far per questo ancora più volontieri, perché molti giovani di bellissimo intelletto, conoscendo, ch'ella è vitio, me n'hanno affretto, perché hanno veduto i loro Padri morire in fresca etade, & vedono me in questa mia vecchia di LXXXI. anno così sano & prosperoso: onde desiderosi anchor'essi di pervenirvi, (& perché la natura non ci vieta potere lunghissimamente vivere, & perché è infatti quella etade nella quale più si può esercitar la prudenza, & con minor contrasto, goder i frutti delle altre virtù, perché all'hora si lascia il senso, & in suo luogo si dà l'huomo in tutto alla ragione:) mi hanno pregato ch'io sia contento dir loro il modo ch'io ho tenuto, per potervi pervenire: & io vedendogli pieni di cosi honesto desiderio, per giovar & à loro, & à quelli altri insieme, che vorranno legger questo mio discorso, ne scriverò: dichiarando quali furono le cause, che m'astrinsero à lasciar la crapula, & accettar la vita sobria, & narrando tutto il modo, ch'io tenni in ciò fare, & dicendo quello, che poi tal buono uso operò in me; onde si conoscerà chiaramente, quanto ha facil cosa à levar l'abuso della crapula: soggiungerò al fine quanti utili, & beni si traggono dalla vita sobria. Dico adunque, che l'infermità di mala sorte, che in me havevano non solo dato grandissimi principij, ma fatto anchora non piccolo processo, furono cagione ch'io lasciassi la crapula, alla quale io era molto dato; si che per cagion di lei, & della mia mala complessione, che lo stomaco mio freddissimo, & humidissimo, era caduto in diverse sorti di infermità, cioè dolore di stomaco, & spesso di fianco, & principio di gotte; & peggio, con una febricina quasi continova, ma sopra tutto lo stomaco molto disconcio con una sete perpetua: della quale mala, anzi pessima dispositione, niente altro mi restava da poter di me sperare, eccetto che finire per morte i travagli & noie della mia vita, tanto lontana dal fine per natura, quanto vicina per disordinata ragion di vivere. Onde ritrovandomi io in così mali termini nel tempo della mia etade: che fu da i XXXV. insino à XL. anni, essendosi fatta ogni sperienza per risanarmi, & niuna cosa giovandomi, à me dissero i Medici, ché a' miei mali non era se non una sola medicina, quando io mi volessi risolvere di usarla & continuarla e patientemente. Questa era la vita sobria, & ordinata, la qual mi soggiunsero, che riteneva grandissima virtù & forza, si come anchora grandissima virtù & forza haveva l'altra, che è in tutto à quella contraria, dico la crapula, & la vita disordinata; & che delle lor forze ne poteva io esser chiaro si perché per i disordini io era fatto infermo, anchorché non fosse ridotto à tali termini, che la vita ordinata, la qual opera al contrario della disordinata, non me ne potessi del tutto liberare: si anchora perché si vede in fatto, che tal vita, & ordine conserva gli huomini di cattiva complessione, & di età decrepita sani, mentre l'osservano, si come la sua contraria ha forza d'amalare uno di perfetta complessione, & nella sua più fresca & forte etade, & ritenerlo per lunghissimo spatio di tempo in tale stato; & ciò per la ragion naturale, la qual vuole, che da contrarie forme di vivere, vengano à prodursi contrarie operationi: imitando in questa anchora l'arte i progressi della Natura; & potendo essa arte corregger i vitij & mancamenti naturali; il che si vede chiaramente nell'agricoltura, & altre cose somiglianti: aggiungendomi loro, che s'io all'hora non usava tal medicina, che fra pochi mesi ella non mi potria più giovare; & che in pochi altri me ne morirei: Io, al quale mi dispiaceva assai il morire in così fresca etade, & che mi ritrovava tormentato dal male continuamente, havendo udite queste belle, & naturali ragioni, restai persuaso, che dall'ordine, & dal disordine dovevano per necessità nascer'i sopradetti contrarii effetti, & inanimato dalla speranza, deliberai, per non morire, & uscir de tormenti, di darmi al viver regolatamente. Onde informato da loro del modo ch'io doveva tenere, intesi ch'io non haveva ne à mangiare, nè à bere se non de cibi, & del vino che si chiamano d'amalato; & dell'uno, & dell'altro in poca quantità. Questo, per dir il vero, mi havevano commesso anchora per innanzi, ma in quel tempo io, che voleva viver'a mio modo, ritrovandomi come dir satio di tai cibi, non restava di contentarmi, & mangiava delle cose, che mi piacevano; similmente sentendomi come arso per il male, non restava di bever vini, che mi gustavano, & in gran quantità; & di ciò non diceva cosa alcuna à Medici, si come fan tutti gl'infermi. Ma poi ch'io hebbi deliberato di esser continente, & ragionevole, vedendo, che non era difficil cosa, anzi era debito proprio dell'huomo, mi posi di tal maniera a quella sorte di vivere, che mai in cosa alcuna non disordinai, il che facendo, in pochi dì cominciai à conoscer, che tal vita mi giovava assai; & seguendola, in men d'un'anno fui (& parrà forse incredibile ad alcuno) risanato di ogni mia infermità. Fatto adunque sano, mi posi à considerare la virtù dell'ordine, & dire fra me medesimo, che se l'ordine haveva havuto forza di vincere tanti mali, quanti erano stati i miei, haverebbe maggiormente forza di conservarmi nella sanità, & di aiutar la mia mala complessione, & di confortare il molto mio debile stomaco. Però mi posi diligentissimamente à volere conoscere i cibi, che fossero à mio proposto, & prima deliberai di farne sperienza, se quelli che al gusto piacevano, mi giovassero, ò pur mi fossero di nocumento, per conoscere, se quel proverbio, che io haveva già tenuto per vero, & che verissimo universalmente si crede che sia, anzi è il fondamento di tutti i sensuali, che seguono i loro appetiti, era in fatto vero, che dice, che quello che sà buono, nutrisce & giova. Il che facendo, ritrovai ch'era falso; perché à me il vin brusco & freddissimo sapeva buono, & così i Meloni, & gl'altri frutti; le insalate crude, i Pesci, la carne di Porco, le Torte, le Minestre di legumi, i Mangiari di pasta, & simili altre vivande, che mi dilettavano sommamente, & pur tutte mi nocevano così havendo conosciuto, che tal proverbio era falso, per falso l'hebbi. Onde fondato sopra la esperienza, lasciai la qualità di tali cibi, & di tali vini, & il ber freddo, & elessi vino appropriato allo stomaco mio, bevendone quella quantità, che conosceva, che con facilità poteva smaltire. Il simile feci de i cibi, così nella loro qualità, come nella quantità anchora, avezzandomi a fare, che l'appetito mio non restasse mai satio di mangiare, & di bere; ma tale si partisse da tavola, che potesse anchora mangiare, & bere seguendo in ciò quel detto, che dice, che il non satiarsi di cibi è uno studio di sanità: & così levandomi per queste cagioni dalla crapula, & disordini, mi diedi alla vita sobria & regolata, la quale operò in me prima quello, ch'io ho detto di sopra, cioè, che in men d'un'anno fui liberato da tutti i mali, che avevano fatto così gran principio in me, anzi come ho detto, tanto progresso, che erano fatti quali incurabili. Operò ancora quest'altro buon'effetto, che poi non mi ammalai più come soleva ogni anno mentre io seguitai l'altro modo di vivere, ch'era secondo il senso, che io non mi ammalassi di febre molto strana, la qual mi condusse alcune volte insino a morte. Da questo adunque anchora mi liberai & ne divenni sanissimo, come sempre da quel tempo insino a quest'hora sono stato, & non per altra cagione, se non perché non mancato mai dell'ordine: il quale hà operato con la sua infinita virtù, che il cibo, che ho sempre mangiato, & il vino, che ho bevuto, essendo tali quali si convengono alla mia complessione, & in quantità quanto si conviene, come hanno lasciata la lor virtù al corpo, se ne sono usciti senza difficoltà, non havendo prima generato in me alcun cattivo humore. Ond'io seguendo tal modo, sono flato sempre, & mi ritrovo hora, come ho già detto (Dio gratia) sanissimo: vero è, che oltra li due sopradetti ordini, ch'io ho sempre tenuti nel mangiare & nel bere, che sono importantissimi, cioè di non mangiare se non quanto digerisce il mio stomaco con facilità, & se non di cose, che sono à mio proposito: anchora io mi sono guardato dal patire & freddo, & caldo, & dalla soverchia fatica, di non impedir i miei sonni ordinarii, e dall'eccessivo coito, e da non stantiare in mal aere, & da non patire dal vento, nè dal Sole, che questi anchora sono gran disordini. Avenga che da loro non sia molta difficoltà guardarsi potendo più ne l'huomo ragionevole il desiderio della vita & della sanità, che la contentezza di far quello, che sommamente gli nuoce. Mi sono ancho guardato quanto ho potuto da quelli, da i quali non ci potiamo così facilmente riparare: questi sono la malinconia, & l'odio, & l'altre perturbationi dell'animo, i quali par c'habbino grandissimo potere ne' corpi nostri: Non mi sono però potuto guardar tanto nè dall'una, nè dall'altra sorte di quei disordini, ch'io non sia incorso alcune volte in molti di loro, per non dir hora in tutti; il che mi ha giovato in questo, hò conosciuto con la esperienza, che non hanno per il vero molta forza, nè possono far molto danno à i corpi regolati, da i due ordini sopradetti della bocca; tal che posso dir con verità, che chi osserva quei due principali, può poco patire dalli altri disordini; la qual fede però; prima di me fece Galeno, che fù così gran Medico; il quale afferma, che tutti gl'altri disordini poco gli nuocevano, , perché si guardava da quelli due della bocca; & però che per cagione delli altri mali mai non hebbe male, se non per un giorno solo; & così è veramente, come dice; & io ne posso render vivo testimonio, & molti altri anchora, che mi conoscono, & sanno come molte fiate ho patito & freddo & caldo, & fatti pure delli altri simili disordini, & mi hanno similmente veduto (per diversi accidenti, che in più volte mi sono occorsi) travagliato dell'animo; nientedimeno, sanno che poco mi han nocciuto, come anchora sanno, che a molti che non erano di vita sobria & regolata, han nocciuto assai, fra i quali fu un mio Fratello, & altri di casa mia, i quali fidandosi nella loro buona complessione, non la facevano; il che fu loro di gravissimi danni cagione; perché in loro hebbero grandissima forza gli accidenti dell'animo; & tanto fu il dolore, & la maninchonia, che si posero, havendo veduto, che mi erano state mosse alcune liti di somma importanza da huomini potenti & grandi, che dubitando eglino, ch'io non le perdessi, furono presi dall'humor malinconico, del quale sempre i corpi di vita non regolata, sono pieni; & questo si alterò di maniera, & tanto crebbe, che gli fece morire innanzi tempo; & io non hebbi male alcuno, perché in me tale humore non era di soverchio, anzi facendomi animo da me medesimo, mi sforzava di credere, che Iddio per farmi conoscere & forte, & valoroso, m'havesse fatto muovere quelle liti; & che io le vincerei con mio utile & honore, sì come avenne: perché alla fine ne riportai la vittoria, con molta mia gloria & utilità; per il che sentij nell'animo consolatione grandissima, la quale però non hebbe alcun potere di nuocermi; così si vede, che nè malinconia, nè altro affetto possono far nocumento a i corpi di vita ordinata & sobria: Ma più dirò, che i medesimi mali non hanno poter di fare a tai corpi se non poco male, nè dar loro se non poco dolore; & che questo sia la verità, io ne ho fatta l'esperienza nella mia età di settanta anni che mi occorse, come suole avenire, essendo in Cocchio, & andando in fretta, che per caso fortuito il Cocchio si riversò, & riversato, fu tirata da i Cavalli un buon tratto di mano prima, che si potessino fermare: Onde io essendovi dentro per li sinistri & percosse ricevute, mi trovai offeso molto il capo, & tutto il resto del corpo, & di più sinistrato d'una gamba & d'un braccio: condotto à casa i miei mandorno subito per li Medici; i quali venuti; & vedendomi così battuto & mal conditionato, & in tale età, conchiusero, che per quella disgratia io morirei fra tre giorni, pure, che mi si potevano far due rimedij, l'uno era trarmi il sangue, l'altro darmi una Medicina per, evacuarmi; & ovviare, che gli humori non potessero tanto alterarsi, quali pensavano, che d'hora in hora fossero per mettersi in un'estremo moto, & causarmi una grandissima febre. Io all'incontro, che sapeva, che la vita mia ordinata, tenuta da me già tanti anni, haveva così bene uniti, adeguati, & disposti i miei humori, che non potrebbero per questo mettersi in tanto moto, non volsi essere, salassato, nè pigliar altra medicina, solo mi feci drizzare la gamba & il braccio, & mi lasciai ungere di certi loro ogli che diceano esser'à proposito. Così senza usare altra sorte di remedio, come io, m'haveva pensato, me ne guarij, non havendo havuto altro male, nè alcuna alteratione, cosa, che parve alli Medici miracolosa. Onde, si deve conchiudere; che chi tiene vita regolata & sobria, & non disordina del vivere, poco male può havere per gli altri disordini, & casi fortuiti. Ma ben concludo, massime per la esperienza fatta da me nuovamente, che quelli del vivere sono disordini mortali, & già quattro anni passati me ne certificai, che fui indutto dal consiglio de' Medici, & da i ricordi delli amici, & da i conforti de i miei medesimi, à farne uno, troppo più in vero importante di quello, che come poi si vidde, si conveniva, & questo fu l'accrescere la quantità del cibo ch'io mangiava ordinariamente, il quale crescimento mi ridusse in una infermità mortalissima; la qual cosa; perché viene à proposito in questo luogo, & potrebbe giovare ad alcuno, sono contento di narrare. Dico adunque, che i miei più cari parenti, & amici, i quali molto mi amano, & mi hanno caro, mossi da bello, & buono amore, vedendo ch'io mangiava assai poco, mi dissero insieme con i Medici, che quel cibo, ch'io prendeva, non poteva esser bastante à sostentar una età vecchia, & cadente, come era la mia, alla quale faceva bisogno hormai, non solo conservare, ma di accrescere anchora forza, & vigore. Il che non si potendo fare se non col cibo, però che era al tutto necessario, che io mangiassi un poco più copiosamente. Io dall'altra parte, addiceva in mezzo le mie ragioni, cioè, che la Natura si contenta di poco, & che con questo poco io mi haveva conservato tanti anni; & che à me questo uso mi era convertito in natura; & che era cosa più ragionevole, crescendo gl'anni, & mancando la prosperità, ch'io andassi scemando, non e accrescendo la quantità del cibo: poi, che anchora la virtù dello stomaco di ragione si andava facendo ogn'hora più impotente; onde io non vedeva ragione alcuna, che mi dovesse indurre à tale accrescimento: & per fortificare le mie ragioni. Allegava que' due proverbij naturali, & verissimi: l'uno è, che chi vuol mangiare assai, bisogna, che mangi poco; che questo si dice non per altra cagione, se non perché il poco mangiare fa vivere assai; & vivendo assai, si viene à mangiar molto. L'altro, che giova più quel cibo, che fretta di mangiare quando si ha ben mangiato, che non giova quello, che già si ha mangiato, ma nè questi proverbij, nè ragione alcuna, ch'io dicessi loro, mi giovò, che pii arditamente ogn'hor mi molestavano; onde io per non parer ostinato; e più Medico di essi Medici, & sopra tutto per compiacere i miei, che quello molto desideravano, giudicando essi, che tale argumento havesse à conservare la virtù, contentai di accrescere il cibo, ma in due oncie sole più. Che si come prima, tra pane, un rosso d'ovo, carne, & minestra, mangiava tanto, che in tutto pesasse oncie dodici alla sotile, così poi lo crescei a oncie quattordici & si come prima beveva onde quattordici di vino, così poi crescei alle sedici. Quello accrescimento, & quello, disordine, in capo di dieci dì cominciò in me talmente ad operare, che venni di allegro, ch'io era, malinconico, & colerico; si che ogni cosa mi dava fastidio; & era sempre di strana voglia, che non sapeva nè che mi fare, nè che mi dire. In capo poi di dodici dì, mi assalì una grandissima doglia di fianco, la qual mi durò XXII. hore, & mi sopragiunse una febre terribile, che mi durò XXXV. dì, & altretante notti; senza mai lasciarmi anchor che passati li XV. si facesse per dir'il vero sempre minore; ma con tutto ciò non potei in questo tempo dormire pur mezzo quarto d'hora: onde da tutti fui giudicato per morto: pure io me ne liberai (Dio gratia) col mio ordine solo, benche fossi nell'età di LXXVIII. anni, & nella più fredda stagione di tutto l'anno, che fù freddissimo, & d'un corpo tanto macilente, quanto sia possibile; & sono certissimo, che altro non mi liberò dalla morte, se non il grande ordine tenuto da une già tanti anni nelli quali mai non hebbi male, se non alcuna poca dispositione di uno, overo due dì: perché l'ordine, ch'io dico di tanti anni, non haveva lasciato generar in me, humori soverchi, & maligni; nè generati, invecchiarsi in tal tristitia, & malignità, si come aviene ne i corpi vecchi di quelli, che vivono senza regola: però non si ritrovando nelli miei humori, alcuna vecchia malignitade, che è quella, che ammazza gli uomini, ma solamente quella nuova, introdotta per il nuovo disordine, non hebbe forza il male, anchor che gravissimo, di ammazzarmi. Questo & non altro fu cagione della mia vita: onde si può conoscere quanta è la forza, & la virtù dell'ordine, & quanta è quella del disordine, che in sì pochi dì mi causò una così terribile infermità, si come la vita sobria, & ordinata mi haveva tenuto tanti anni sano. Et parmi una gran ragione, che se il mondo si conserva con ordine, & la vita, nostra non è altro quanto al corpo, che armonia & ordine di quatttro Elementi, che con l'ordine medesimo debba conservarsi, & mantenersi questa nostra vita, & pel contrario guastarsi per malatia, ò per morte corrompersi, operando in contrario. L'ordine insegna le discipline più facilmente, l'ordine rende l'essercito vittorioso; & finalmente l'ordine mantiene le Città, le Famiglie, & i Regni istessi. La onde mi risolvo, che altro non sia il viver'ordinato, che certissima ragione & fondamento di viver sano & lungamente: tal che bisogna dire, che la sia la sola & vera medicina, & chi ben considera, bisogna, che conchiuda, che così è. Però quando il Medico và à visitare l'ammalato, ricorda questa per prima medicina, & commette, che vita con ordine: così quando piglia licenza; perché l'infermo sia risanato, gli commette, che volendo star sano, tenga vita ordinata. Et non è dubbio, che se colui tenesse tal vita, non si potrebbe più ammalare, perché lei leva tutte le caule del male, & cosi non harebbe più bisogno nè di Medici, nè di medicine; anzi ponendo mente à ciò che si deve, si farebbe Medico da per sè, & perfettissimo, che in vero l'huomo non può esser Medico perfetto d'altri, fuor che di se solo; & la cagione è questa, perché può ben ciascuno con diverse sperienze conoscere la complessione perfettamente, & le sue proprietà più occulte, & qual vino; & qual cibo faccia per il suo stomaco. Non si può già tai cose conoscere veramente d'un'altro, che à gran fatica si possono in se, & per le medesimi conoscere, che vi bisogna del tempo assai à conoscerle, & farne diverse sperienze; & tali sperienze tono più che necessarie, perché più diversità di nature, & di stomachi si ritrovano ne gl'huomini, che non sono diverse l'effigie loro. Et chi crederebbe, che il vino vecchio, passato che ha l'anno, nocesse al mio stomaco, & li giovasse il nuovo; & che il pepe, che è reputato spetie calida, non faccia in me operatione calda, si che più si senta dal Cinnamomo riscaldato, & confortato? Qual Medico m'haverebbe avertito di queste due mie proprietà occulte, se io con la lunga osservanza, à pena le ho potute avertire, & ritrovare? Però non può alcuno essere perfetto Medico d'un'altro. Non havendo adunque l'huomo miglior Medico di se stesso, nè miglior medicina della vita ordinata, questa si debbe abbracciare. Non nego però, che nella cognitione, & curatione delle malatie, nelle quali cadeno spesso quelli, che non tengono vita ordinata, che non ci faccia bisogno del Medico, & quello non doviamo haver caro; che se gran conforto ti rende un'amico, che semplicemente ti viene à visitare, nell'infermità, senza far altro, che dolersi del tuo male, & confortarti à sperar bene; quanto maggiormente ti deve esser carissimo il Medico, che è un'amico, che viene ai vederti per cagion di giovarti, & che ti promette la salute ? Ma nel conservarti sano, crederò, che si debbe abbracciare per Medico quella vita regolata: la quale, come si vede, è medicina naturale, & propria nostra; perché conserva l'huomo anchor che sia di mala complessione, sano, & lo fà vivere prosperoso insino alli cento, & più anni, & non lo lascia finire con male, nè con alteratione d'humori, mà per pura resolutione dei suo humido radicale, che è ridotto al fine; il che tutto ancho hanno affermato molti sapienti poter fare l'Oro potabile, & lo Elisir, da molti ricercato, da pochi trovato. Ma diciamo pur' il vero, gl'huomini per il piú sono molto sensuali, & incontinenti, & vorrebbono satiare i loro appetiti, & far sempre infiniti disordini. Onde vedendo, che non possono fuggire, che la crapula ogni tratto non gli tratti di mala maniera, in sua scusa dicono, che meglio è viver dieci anni meno, & contentarsi; & non considerano di che importanza seno all'huomo dieci anni più di vita, & di vita sana, & nella età matura, che è quella età, che fà cognoscere gli huomini per quello, che sono, & fanno, & vagliono, in ogni sorte di virtù: la qual non può haver perfettione, se non in tal'etade: che per non dire hora di molte altre, dirò solo delle lettere, & delle scienze, nelle quali la maggior parte de i belli, & più celebrati libri, che habbiamo, sono stati da i loro Autori composti in questa età, & nelli dieci anni, che questi van dicendo di non apprezzare per sodisfare à i loro appetiti. Come si sia, non ho io voluto far così, anzi ho voluto vivere questi dieci anni; & se così non havessi fatto, non non haverei scritti i Trattati, che per esser vivo, & sano, da dieci anni in qua hò pur scritti, & so che gioveranno. Oltre à ciò i sopradetti sensuali dicono, che la vita ordinaria è vita, che non si può fare: à quello si risponde: Galeno, che fù sì gran Medico, la fece, & la elesse per la miglior medicina: la fece Platone, Marco Tullio, lsocrate, & tanti altri grandi uomini delli, tempi passati: i quali per non tediare alcuno, non nominerò; & alla nostra etade habbiamo veduto Papa Paolo Farnese, farla, & il Cardinal Bembo; & però vivere sì lungamente; & li nostri due Duchi Lando, & Donato: molti altri di più bassa conditione, & di quei, che habitano non solo le Città, ma il Contado anchora, che in ogni luogo li ritrova; à chi pur giova di seguitarla. Adunque havendola già fatta, & tuttavia facendola molti, non è vita, che non potesse essere fatta da ciascuno, tanto più quanto non vi si ricercano gran cose da fare; anzi non è altro, che un cominciar à farla, come afferma il sopradetto Cicerone, & tutti quelli, che la fanno. Et perché Platone, se bene egli visse regolatamente, dice però, che un'huomo di Republica non può così fare, bisognando à questo tale patire & caldo & freddo, & fatiche di diverse sorti, & altre cose, che sono tutte fuori della vita ordinata, & sono disordini: rispondo, che come di sopra ho detto, questi non sono delli disordini, che importano, & che infermino, & faccino morir gl'huomini, quando, colui, che gli fà, faccia vita sobria, & non disordini nelli due della bocca, delli quali l'huomo di Republica si può molto ben guardare; anzi è necessario, che se ne guardi; perché così facendo, può essere sicuro, overo di non incorrere in quei mali, ne i quali facil cosa sarebbe, che cadesse, facendo di quei disordini, che è astretto à fare, overo pur incorrendovi, facilmente, & più presto liberarsene. Mi si potrebbe qui dire, come dicono alcuni, che chi fà vita regolata, havendo sempre, essendo sano, mangiato cibi da ammalato, & in poca quantità, non ha poi di che sovvenirsi nelle infermità. A questo io direi prima, che la natura, che desidera di conservar l'huomo più lungo tempo, che può, ci insegna come ci debbiamo governare nelle infermità; perché leva di subito alli infermi l'appetito, accioche non mangino se non poco; perché essa di poco (come è già detto) si contenta. E però lo ammalato, sia stato insino à quell'hora ò di vita ordinata, ò disordinata, non bisogna che mangi se non delli cibi che sono à proposito della sua infermità; & di questi ancora in assai men quantità di quello, che era solito di fare, mentre che era sano, perché se mangiasse in tanta quantità soleva, se ne morirebbe; se in più, tanto più tosto, che ritrovandosi all'hora la natura aggravata dal male la viene ad aggravare anchor più, dandole maggior quantità di cibo di quello, che per all'hora può sopportare; & questo crederei, che fosse per sovvenire l'infermo à bastanza. Ma oltre à ciò, si può risponder ad alcuni & meglio, che chi è di vita regolata, non si può ammalare, anzi rade volte, & per sì poco tempo si ritrova indisposto, perché col vivere regolatamente, leva tutte le cause del male: & levate le cause, viene à levar l'effetto: finche, chi seguita l'ordine di vivere, non ha da dubitare di male, non havendo da dubitare dell'effetto, chi è sicuro della cauta. Essendo così adunque che la vita ordinata è tanto utile, & tanto virtuosa, & così bella, & così santa, deve da ogni uno, essere seguita, & abbracciata, & tanto più, che non è contraria al vivere d'alcuna sorte d'huomini, & è facile da fare, che quì non s'obliga alcuno, che facendola mangi sì poco come fo io, ò che non mangi frutti, pesci, & d'altre cose, che non mangio io, ch'io mangio poco, perché quel tanto e a bastanza al mio picciolo, & debile stomaco; & i frutti, & i pesci, & gl'altri sì fatti cibi mi nuocono, onde io gli lascio. Quelli à chi giova no, ne possono, anzi ne debbono mangiare, che à loro tali cose non sono vietate. Ben' & à loro, & à ciascun'altro è vietato il mangiare tanta quantità di qual si voglia cibo, che sia à loro proposito, quanta non possa, esser digerita dal suo stomaco con facilità, & così del bevere; però à chi niuna cosa nuocesse, questo tale non saria sottoposto se non alla regola della quantità, non à quella della qualità de' cibi, che sarebbe cosa facilissima à fare: nè voglio, che alcuno mi dica quì, che si trovano di quelli, che disordinatissimamente vivendo, pervengono sani, & gagliardi à quelli ultimi termini della vita, a' quali giungono gli huomini più sobrij; imperoche questa ragione, sendo fondata sopra una cosa incerta, pericolosa, & che rarissime volte aviene, & che venendo ci par più tosto miracolosa, che naturale, non ci deve persuadere à viver disordinati per questo, sendo che à questi tali troppo fu liberale la natura; il che pochissimi debbono sperare di conseguire. Ma chi non vuole havere queste osservationi, confidandosi nella sua gioventù, overo nella sua forte complessione & perfetto stomaco, perde assai, & ogni giorno, è sottoposto al male, & alla morte; però dico, che è più sicuro di vivere un vecchio, anchorché di trista complessione, che tenghi vita regolata & sobria, che non è un giovane di perfetta, che viva disordinatamente. Non è dubbio però, che chi è di buona natura, si può conservare con l'ordine più anni, che non può uno di trista; & che Iddio, & la natura possono operare, sì che un'huomo nasca di così perfetta complessione, che possa vivere sano, senza tanta regola di vita, & molti anni; & morire poi vecchissimo, & per pura resolutione, come in Venetia è avvenuto al Procurator Thomaso Contarini; & in Padova al Cavalier Antonio Capo di Vacca. Ma di simili in cento mila, che nascono, non se ne ritrova uno. Che volendo gli altri viver lungamente sani, & morir senza noia, & fastidio, per risolutione, bisogna, che vivano regolatamente, che così non altrimenti possono goder de i frutti di tal vita, i quali sono quasi infiniti, & ciascuno di loro infinitamente da apprezzare. Perché sì come ella tiene gl'humori purgati, & benigni nel corpo, cosi non lascia ascendere fumi dallo stomaco al capo: tal che il cervello di colui, che vive à questo modo, è sempre ben purgato, & stà sempre bene in cervello: onde egli poi da queste basse & vili, ascende all'alte, & belle considerationi delle cose divine, con estremo suo solazzo, & contento; perché cosi considera, conosce, & intende quello, che non haverebbe nè considerata, nè conosciuto, né inteso giamai; cioè quanta sia la sua potenza, sapienza, & boutade. Discende poi alla natura, & la conosce per figliuola di esso Dio: & vede & tocca con mano quello, che nè in altra età, nè con men purgato cervello harebbe mai veduto, o toccato. Discerne all'hora veramente la bruttezza del vitio, nel quale cade colui, che non sà raffrenare le perturbationi humane, & tre importuni desiderij, che paiono nati tutti tre insieme con noi, per tenerci sempre molestati, & inquietati. Quelli sono il desiderio della concupiscenza, de gl'honori, & della robba, i quali sogliono crescer ne i vecchi, che non sono di vita regolata, perché quando passorno per l'età virile, non lasciorno nè il senso, nè l'appetito, come dovevano; pigliando in luogo di quelli la continenza & la ragione, virtù, che non furono lasciate da quello della vita ordinata, quando vi passò. Il quale conoscendo tal passioni, & tali desiderij essere fuori di ragione, essendosi dato del tutto a lei, si deliberò da quelli, & da gl'altri vitij insieme; & in luogo loro, si accostò alle virtù, & alle buone opere; & con questo mezzo di reo huomo, che era, si fece di buona & honesta vita: onde poi quando si vede ridotto per la lunga età alla resolutione, & al fine, sapendo che già per singolar beneficio di Dio, lasciò il vitio, si che dopo non è stato malvagio huomo sperando pur per i meriti di Gesù Christo nostro Redentore, morir in sua gratia, non si attrista della morte: sapendo, che dee morire, massimamente quando carco d'honore, & satio di vita, si vede giunto à quella etade, alla quale, di molte migliara d'huomini, che nascano, vivendo altrimenti, à pena uno gionge. E tanto maggiormente non si attrista, quanto che quella non li sopragionge impetuosamente alla sprovista con acerba & noiosa alteratione d'humori, di dolori, & di febre, ma con somma quiete & benignità, perché in lui tal fine non si causa se non per lo mancamento dell'humido radicale, il quale à guisa di lucerna se ne và mancando à poco à poco: onde egli passa dolcemente senza male, da questa vita terrena & mortale, alla celestiale, & eterna. O santa & veramente felice vita ordinata, & che per santa: & felice da gli huomini dei esser tenuta, si come l'altra, che à te è tanto contraria, è rea, & infelice come apertamente dalli effetti dell'una, & dell'altra si può vedere: anchor che dalla voce sola, & dal tuo bel nome, si doverebbono gli huomini conoscere, che pur bei nome, & bella voce è à dir vita ordinata, & sobrietà, come all'incontro brutta cosa è à dir vita disordinata, & crapula; anzi tra questi vocabuli par quella differenza istessa che è tra il dir Angiolo, & Diavolo. Ma fin qui sieno dette le cause, per le quali mi levai dalla crapula, & diedi del tutto alla vita sobria, & il modo, che tenni in ciò fare, & quello che me, n'avenne: & finalmente i commodi & beni, che ella porta à chi la segue. Hor perché alcuni huomini sensuali, & non ragionevoli dicono, che non e bene viver lungamente; & che come passa l'età di sessantacinque anni, non si può chiamar vita viva, ma vita morta; perché molto s'ingannano, come dimostrerò (essendo il desiderio mio, che tutti cerchino di pervenire alla mia età, perché godino ancora essi della più bella, che si possa vivere) Voglio in questo luogo narrare quali sieno hora i miei passa tempi, & il gusto ch'io prendo in questa mia etade della vita; per far viva fede ad ogn'uno di quello, che medesimamente faranno tutti quelli, che mi conoscono, cioè, che la vita, che hora io vivo, è vita vivissima & non morta: & tale, che da molti è tenuta felice, per quella felicità, che si può havere in questo mondo. Et questa fede faranno prima perché vedono & non senza grandissima loro ammiratione, la mia prosperità, & come monto da me à cavallo senza vantaggio alcuno, & come ascendo non una scala sola, ma tutto un colle à piè gagliardamente; poi come io sono allegro, piacevole, & contento, & libero dalle perturbationi dell'animo, & da ogni noioso pensiero. Invece de' quali stantiano nel mio cuore sempre gioia & pace, si che indi mai non si dipartono. Oltre a ciò, sanno, come passo il mio tempo, si che non mi rincresce la vita, perché io non habbia da passarla à tutte l'hore con mio sommo diletto, & piacere, che mi ritrovo haver ben spesso commodità di ragionar con molti honorati Gentilhuomini, & grandi d'intelletto, & di costumi, & di lettere, & eccellenti in alcun'altra virtù. Et quando la loro conversatione mi manca, mi dò à leggere alcun bel libro; quando hò letto a bastanza, scrivo; cercando in questo, & in ciascuno altro modo, ch'io posso, giovare altrui; quanto le mie forze me lo concedono; & tutte quelle cose io fo con mia grandissima commodità, & alli lor tempi, & nelle mie stanze; le quali, oltre che sono nella più bella parte di questa nobile, & dotta Città di Padova, sono anchora veramente belle, & lodevoli, & di quelle, che più non sono state fatte alla nostra etade, con una parte delle quali mi difendo dal gran caldo, con l'altra dal gran freddo; perché io l'ho fabbricate con ragion d'Architettura, la qual ci insegna come s'habbia ciò à fare: & godo oltre à ciò insieme con queste, li miei diversi giardini, con l'acque correnti, che loro corrono à canto, ne i quali trovo sempre da far qualche cosa, che mi diletta. Ho anchora oltre à questo un'altro modo di sollazzarmi, che io vò l'Aprile, & Maggio, & così il Settembre, & l'Ottobre, per alquanti giorni à godere un mio colle, che è in questi monti Euganei, & nel più bel sito di quelli, che ha le sue fontane & giardini, & sopra tutto commoda & bella stanza, nel quale luogo mi trovo anchora alcune fiate à qualche caccia conveniente alla mia etade, commoda & piacevole. Godo poi altrettanti giorni la mia Villa di piano, la quale è bellissima, sì perché è piena di belle strade, le quali concorrono tutte in una bella piazza, in mezzo alla quale è la sua Chiesa secondo la conditione del luogo, honorata assai, sì anchora perché è divisa da una larga, & corrente parte del fiume Brenta: dall'una, & dall'altra parte del quale vi è gran spatio di Paese, tutto di Campi fertili, & ben coltivati; & si ritrova hora, Dio gratia, molto bene habitata, che prima non era così, anzi tutto il contrario: perché era paludosa, & di malaere, & stanza più presto da biscie, che da huomini. Ma havendole io levate l'acque, l'aere si fece buono, & le genti vi vennero ad habitare, & l'anime cominciorno à moltiplicare assai, & si ridusse il luogo alla perfettione, che li vede hoggidì a tale ch'io posso dire con verità, che ho dato in quello luogo à Dio, altare, & tempio, & anime per adorarlo, cose tutte che mi danno infinito piacere, solazzo, & contento ogn'hor che le ritorno à vedere & godere. A questi medesimi tempi vò anchora ogn'anno à rivedere alcuna di queste Città circonvicine; & godendo li miei amici, che in esse li ritrovano, piglio piacere, essendo & ragionando con essi, & per lor mezzo con gl'altri, che vi sono, huomini di bell'intelletto: con Architetti, Pittori, Scultori, Musici, & Agricoltori, che di questi huomini per certo quella nostra etade è copiosa assai. Veggio le opere loro fatte nuovamente, riveggio le fatte per l'adietro, & sempre imparo cose, che mi è grato il saperle. Vedo i Palazzi, i Giardini, le Anticaglie, & con quelle le Piazze, le Chiese, le Fortezze, non lasciando à dietro cose, onde si possa prendere piacere, & imparare. Ma sopra tutto godo nel viaggio andando & ritornando, ove considero la bellezza de siti, & de Paesi per i quali vò passando. Altri in piano, altri in colte, vicini à fiumi, ò fontane, con molte belle habitationi & giardini d'intorno: nè questi miei solazzi & piaceri mi sono men dolci & cari, perché io non veda ben lume, ò non oda ciò, che mi vien detto facilmente, ò perché altro mio senso non sia perfetto, che sono tutti (Dio gratia) perfettissimi: & specialmente il gusto, che più gusto hora quel semplice cibo, ch'io mangio, ovunque io mi trovi, che non faceva già quelli tanto delicati, al tempo della mia vita disordinata. Nè il mutar letto mi dà noia alcuna, ch'io dormo in ogni luogo benissimo & quietamente, senza sentir disturbo di cosa alcuna, si che nel sonno i sogni mi sieno belli & piacevoli. Et con grande mio piacere & contento veggio riuscir l'impresa, tanto importante à quello stato, di ridurre dico, tanti luoghi inculti à cultura, quanti ce ne sono, & già da esso prncipiata, per mio ricordo. La qual cosa io non pensava di veder in vita mia: sapendo io che l'imprese di grande importanza, sono tardi principiate dalle Repub. pur io l'hò veduta, & fui ancora in persona con gli Eletti à quello ufficio, due mesi continui nel tempo del maggior caldo della State, in questi luoghi paludosi, nè mai sentij noia alcuna, nè per fatica, ò per altro incommodo ch'io m'havessi: tanto di potere hà la vita ordinata, la quale in ogni luogo sempre mi accompagna. Oltre à ciò, sono in viva & certa speranza, di vedere principiata & finita un'altra non meno importante impresa, che è pur quella della conservatione del nostro Estuario, ouer Laguna, estrema & maravigliosa fortezza della mia cara patria. La quale conservatione (& fa detto questo non per compiacer à me stesso, ma alla sola & pura verità) è stata da me ricordata & con viva voce, & con le vigilie de i miei scritti, più volte à questa Republica. Alla quale, si come sono per natura tenuto di tutto quello, onde commodo & beneficio le posso apportare, così estremamente desidero ogni sua lunga felicità, & conservatione. Questi sono i veri & importanti miei solazzi. Queste sono le ricreationi & diporti della mia vecchiezza: quale di tanto è più da apprezzare dell'altrui gioventù, ò vecchiezza, quanto ch'ella sanata per Dio gratia, delle perturbationi dell'animo, & infermità del corpo, non prova alcuno di quei contrarij, i quali miseramente tormentano infiniti giovani, & altretanti languidi vecchi, & del tutto dispossenti. Et se alle cose grandi & importanti è lecito comparar le minori, ò per dir meglio, quelle che si sogliono riputar da scherzo, dirò ancho tal essere il frutto di questa vita sobria, in me: che in questa età mia d'anni LXXXIII. hò potuto comporre una piacevolissima Comedia, tutta piena di honesti riti, & piacevoli motti. La qual maniera di Poema ordinariamente suol essere frutto & parto dell'età giovanile: si come la Tragedia suol'esser effetto della vecchiezza: essendo quella così per là sua vaghezza & giocondità portionata alla gioventù, come questa per la sua malinconia alla vecchiezza. Ora, se fu lodato quel buon vecchio, Greco di natione, & Poeta, per havere nell'età di LXXIII. anni, scritto una Tragedia; & perciò riputato sano & gagliardo, con tutto che la Tragedia sia Poema mesto & malinconico; perché debbo essere tenuto io men fortunato, & sano di lui, havendo io età d'anni X, più di lui, composto una Comedia, la qual'è compositione allegra & piacevole, come ciascuno sa? Certamente, se io non sono iniquo giudice di me stesso, credere voglio, che io ha hora & più sano, & più giocondo, che non fu egli con X. anni mancho sopra la sua vita. Et perché niuna consolatione manchi alla copia de gli anni miei, per render l'età mia meno rincrescevole, ò più scarsi i miei contenti, veggio con questo quali una spetie d'immortalità nella successione dei miei posteri. Perché ritrovo poi, come ritorno à casa, non uno, ò due, ma XI. miei Nipoti, il maggior de' quali è di XVIII. anni, il minore di due: tutti figliuoli d'un Padre, & Madre, tutti sanissimi: & per quanto hora si può vedere, molto atti, & dediti alle lettere, & alli buoni costumi; de' quali alcuno delli minori, sempre godo come uno mio Buffoncello; & veramente, che i putti dall'età di tre anni infino à quella de i cinque, sono naturali Buffoni; gli altri di maggior età, tengo a un certo modo miei compagni, & perché hanno dalla natura perfette voci, gli godo anchora, vedendoli & cantare & sonare con diversi instrumenti; anzi io medesimo canto, perché ho miglior voce, & più chiara, & più sonora, ch'io havessi giamai. Questi sono i solazzi della mia etade. Onde si vede, che la vita ch'io vivo, è vita viva, & non morta, come dicono quelli, che poco sanno, a' quali acciò sia chiaro quanto io stimi gl'altrui modi di vivere, dico che in verità, io non cambierei la mia vita, nè la la mia etade con alcun giovine di quelli, che vivendo seguono i lor appetiti, anchor che fosse di buonissima complessione; sapendo io, che questo tale è sottoposto ogni giorno, anzi ogn'hora a mille sorti (come io ho detto) d'infirmitadi, & di morte; che quello si vede in fatto sì chiaramente, che non ha bisogno di prova alcuna: che mi ricordo anch'io molto bene, di quello, che faceva quand'io era tale: sò quanto quella età suole essere inconsiderata, & quanto i giovani aiutati dal valor intrinseco, fieno animosi, & confidenti di se medesimi nelle loro operationi, & sperino bene d'ogni cosa, sì per la poca esperienza che hanno delle cose passate, come per la caparra, che par loro havere in mano di viver assai per l'avenire. Onde si espongono audacemente ad ogni sorte di pericolo; & scacciata a ragione, & dato in mano il governo di se stessi alla concupiscenza, cercano di sodisfare ad ogni loro appetito, non vedendo i miseri, che procacciano quello, che non vorrebbono havere, cioè l'infermitadi, come ho detto più volte, & la morte. De i quali due mali, l'uno è grave, & molesta cosa à soffrire, l'altro dei tutto insopportabile & spaventoso: insopportabile à ciascuno, che si fa dato in preda al senso, & i giovani specialmente, quali par con troppo lor danno morire innanzi tempo; spaventoso à quelli, che pensano à gl'errori de quali è piena questa nostra vita mortale, & della vendetta, che suole pigliare la giustitia di Dio, nella eterna pena, de i Peccatori. All'incontro io in questa mia età (Dio sempre gratia) mi ritruovo libero dall'uno, & l'altro di questi travagli: dall'uno, perché io son certo, & sicuro, che non posso ammalarmi, havendo levate le cagioni del male con la mia santa medicina: dall'altro, che è quello della morte, perché dall'uso hormai di tanti anni, ho imparato à dar luogo alla ragione: onde non solo mi pare brutta cosa temer quello, che non si può fuggire, ma spero anchora quando ch'io sia giunto à quel passo, di sentire anch'io alcuna consolatione della gratia di Giesù Christo. Oltre, che se bene io sò, che debbo come gli altri giongere al fine, questo fine però è anchora da me tanto lontano, ch'io nol posso discernere, perch'io sò di non morire, se non per pura resolutione, havendo già con la regolata forma del vivere mio serrate alla morte tutte le altre vie, & impediti i passi à gli humori del mio corpo, di non farmi altra guerra, che quella, che mi fanno gli Elementi venuti insieme alla mia generatione. Che io non sono sì sciocco, che io non conosca essendo generato, che mi convien morire. Ma bella & desiderabil morte è quella, che ci dà la natura per via di resolutione. Sì perché la natura havendo ella fatto il legame della vita, trova più facilmente la via di scioglierlo, & indugia più tardi, che non fa la violentia delle infermità: questa è quella morte, che senza fare il Poeta, si può chiamare, morte non già vita: che non può esser altrimenti. Questa non viene, se non dopo lo spatio d'una lunghissima età, & per forza d'una grandissima debolezza; perché à poco à poco, & con gran tempo, si riducono gli huomini in termine, che non possono più caminare, & à pena ragionare, diventando & ciechi, & sordi, & curvi, & pieni d'ogni altro male; anchor io (per Dio gratia) posso esser certo di essere molto lontano da tal fine; anzi hò à credere, che l'anima mia, che ha così buona stanza nel mio corpo, non vi ritrovando altro, che pace, amore, & concordia, non solo tra i suoi humori, ma anchora tra il senso, & la ragione, gode, & se ne stà contentissima. Si che ragionevol cosa è, che vi bisogni gran tempo, & forza d'anni à farnela uscire. Onde è per certo da concludere, ch'io debba vivere molti anni, sano & prosperoso, godendo questo bel mondo, che è bello à chi se lo sà far bello, come ho saputo fare io; & sperando di poter far il simile per gratia di Dio nell'altro anchora, & tutto per il mezzo della virtù, & della santa vita regolata, alla quale mi posi, facendomi amico della ragione, & nimico del senso, & dell'appetito, cosa che facilmente può far ogni uno, che voglia vivere, come ad huomo si conviene. Ora se questa vita sobria è così felice, se il suo nome è così vago, & dilettevole, la sua possessione così ferma & certa, altro ufficio non mi resta, ecceto che pregare (poi che con oratoria persuasione non posso conseguire il desiderio mio) ciascun'huomo d'animo gentile, & di rational discorso dotato, ad abbracciare questo ricchissimo thesoro della vita, Il quale si come avanza tutte le altre ricchezze, & beni di questo mondo (apportandoci la vita lunga & sana) così merita da tutti essere amato, ricercato, & conservato sempre. Questa è quella divina sobrietà, grata à' Dio, amica alla Natura, figliuola della Ragione, sorella delle Virtú, compagna del vivere temperato, modesta, gentile, di poco contenta, regolata, & distinta nelle sue operationi. Da lei, come da radice, nasce la vita, la sànità, l'allegria, l'industria, i studij, & tutte quelle attioni, che sono degne d'ogni animo ben creato & composto. A lei favoriscono le leggi divine & humane. Da lei fuggono, come tante nebbie dal Sole, le repletioni, i disordini, le crapule, i soverchi humori, le distemperie, le febri, i dolori, & i pericoli della morte. La sua bellezza alletta ogni animo nobile. La sua scurezza promette à tutti gratiosa, & durevole conservatione. La sua facilità invita ciascuno con poco disturbo, all'acquisto delle sue vittorie. Et finalmente ella promette d'esser grata, & benigna custoditrice della vita, tanto del ricco, quanto del povero, tanto del maschio quanto della femina, tanto del vecchio quanto del giovane: Come quella, che al ricco insegna la modestia, al povero la parsimonia, all'huomo la continenza, alla Donna la pudicitia, al vecchio la difesa della Morte, al giovane la speranza del vivere, più ferma & più sicura. La sobrietà fa i sensi purgati, il corpo leggiero, l'intelletto vivace, l'animo allegro, la memoria tenace, i movimenti spediti, le attioni pronte & disposte. Per lei, l'anima quasi sgravata del suo terrestre peso, prova gran parte della sua libertà: i Spirti si muovono dolcemente per le arterie: corre il sangue per le vene: il calore temperato, & soave, fà soavi, & temperati effetti: & finalmente queste potenze nostre, servano con bellissimo ordine, una gioconda & grata harmonia. O santissima, & innocentissima Sobrietà, unico refrigerio della Natura, madre benigna della vita humana: vera medicina così dell'animo, come del corpo nostro, quanto debbono gli huomini laudarti & ringratiarti dei tuoi cortesi doni?. Poscia che tu doni loro la via di conservare quel bene, la vita dico & la sanità, di cui non piacque à Dio, che il maggiore si provass per noi in quello mondo, essendo la vita & l'essere, cosa tanto naturalmente da ciascun vivente apprezzata, & volontieri custodita. Ma perché non intendo hora formare un Panegirico di questa rara & eccellente Sobrietà, farò fine, per essere anchora sobrio in questa parte: non già per che di lei non si possano dire infinite cose, appresso le raccontate, ma affine di rimettere à più commoda occasione il rimanente del le sue lo di.
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