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Il fu Mattia Pascal
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Acquasantiera e portacenere
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Acquasantiera
e
portacenere
Pochi
giorni
dopo ero a
Roma
, per
prendervi
dimora
.
Perché a
Roma
e non altrove? La
ragione
vera
la
vedo
adesso
, dopo tutto quello che m'è
occorso
, ma non la
dirò
per non
guastare
il mio
racconto
con
riflessioni
che, a questo
punto
, sarebbero
inopportune
.
Scelsi
allora
Roma
, prima di tutto perché mi
piacque
sopra ogni altra
città
, e poi perché mi
parve
più
adatta
a
ospitar
con
indifferenza
, tra tanti
forestieri
, un
forestiere
come me.
La
scelta
della
casa
, cioè d'una
cameretta
decente
in qualche
via
tranquilla
, presso una
famiglia
discreta
, mi
costò
molta
fatica
. Finalmente la
trovai
in
via
Ripetta
, alla
vista
del
fiume
. A
dir
vero
, la prima
impressione
che
ricevetti
della
famiglia
che
doveva
ospitarmi
fu poco
favorevole
; tanto che,
tornato
all'
albergo
,
rimasi
a lungo
perplesso
se non mi
convenisse
di
cercare
ancora.
Su
Ia
porta
, al
quarto
piano
,
c'
erano due
targhette
:
PALEARI
di qua,
PAPIANO
di
là
; sotto a questa, un
biglietto
da
visita
,
fissato
con due
bullette
di
rame
, nel quale si
leggeva
:
Silvia
Caporale
.
Venne ad
aprirmi
un
vecchio
su i
sessant'
anni
(
Paleari
?
Papiano
?), in
mutande
di
tela
, coi
piedi
scalzi
entro un
pajo
di
ciabatte
rocciose
,
nudo
il
torso
roseo
,
ciccioso
, senza un
pelo
, le
mani
insaponate
e con un
fervido
turbante
di
spuma
in
capo
.
- Oh
scusi
! -
esclamò
. -
Credevo
che
fosse
la
serva
... Abbia
pazienza
mi
trova
cosi
...
Adriana
!
Terenzio
! E subito,
via
!
Vedi
che
c'
è qua un
signore
.. Abbia
pazienza
un
momentino
;
favorisca
... Che cosa
desidera
?
- S'
affitta
qua una
camera
mobiliata
?
-
Sissignore
. Ecco mia
figlia
:
parlerà
con lei.
Sù
,
Adriana
, la
camera
!
Apparve
, tutta
confusa
, una
signorinetta
piccola
piccola
,
bionda
,
pallida
, dagli
occhi
ceruli
,
dolci
e
mesti
, come tutto il
volto
.
Adriana
, come me! " Oh,
guarda
un po'! "
pensai
. " Neanche a farlo
apposta
!
- Ma
Terenzio
dov'è? -
domandò
l'
uomo
dal
turbante
di
spuma
.
- Oh
Dio
,
papà
,
sai
bene
che è a
Napoli
, da
jeri
.
Ritìrati
! Se ti
vedessi
... - gli
rispose
la
signorinetta
mortificata
, con una
vocina
tenera
che, pur nella
lieve
irritazione
,
esprimeva
la
mitezza
dell'
indole
.
Quegli si
ritirò
,
ripetendo
: - Ah già! ah già! -,
strascicando
le
ciabatte
e
seguitando
a
insaponarsi
il
capo
calvo
e anche il
grigio
barbone
.
Non potei fare a meno di
sorridere
, ma
benevolmente
, per non
mortificare
di più la
figliuola
. Ella
socchiuse
gli
occhi
, come per non
vedere
il mio
sorriso
.
Mi
parve
dapprima
una
ragazzetta
; poi,
osservando
bene
l'
espressione
del
volto
, m'
accorsi
ch'
era
già
donna
e che
doveva
perciò
portare
, se vogliamo, quella
veste
da
camera
che la
rendeva
un po'
goffa
, non
adattandosi
al
corpo
e alle
fattezze
di lei così
piccolina
.
Vestiva
di
mezzo
lutto
.
Parlando
pianissimo
e
sfuggendo
di
guardarmi
(chi
sa
che
impressione
le
feci
in prima!), m'
introdusse
, attraverso un
corridojo
bujo
, nella
camera
che
dovevo
prendere
in
affitto
.
Aperto
l'
uscio
, mi
sentii
allargare
il
petto
, all'
aria
, alla
luce
che
entravano
per due
ampie
finestre
prospicienti
il
fiume
. Si
vedeva
in
fondo
in
fondo
Monte
Mario
,
Ponte
Margherita
e tutto il
nuovo
quartiere
dei
Prati
fino
a
Castel
Sant'
Angelo
; si
dominava
il
vecchio
ponte
di
Ripetta
e il
nuovo
che vi si
costruiva
accanto; più
là
il
ponte
Umberto
e tutte le
vecchie
case
di
Tordinona
che
seguivan
la
voluta
ampia
del
fiume
; in
fondo
, da quest'altra
parte
, si
scorgevano
le
verdi
alture
del
Gianicolo
, col
fontanone
di
San
Pietro
in
Montorio
e la
statua
equestre
di
Garibaldi
.
In
grazia
di quella
spaziosa
veduta
presi
in
affitto
la
camera
, che
era
per altro
addobbata
con
graziosa
semplicità
, di
tappezzeria
chiara
,
bianca
e
celeste
.
- Questo
terrazzino
qui accanto, - volle
dirmi
la
ragazzetta
in
veste
da
camera
, -
appartiene
pure
a noi, almeno per
ora
. Lo
butteranno
giù
,
dicono
, perché fa
aggetto
.
- Fa... che cosa?
-
Aggetto
: non si dice così? Ma ci vorrà
tempo
prima che sia
finito
il
Lungotevere
.
Sentendola
parlare
piano
, con tanta
serietà
,
vestita
a quel modo,
sorrisi
e
dissi
:
- Ah sì?
Se ne
offese
.
Chinò
gli
occhi
e si
strinse
un po' il
labbro
tra i
denti
. Per farle
piacere
, allora, le
parlai
anch'io con
gravità
:
- E
scusi
,
signorina
: non ci sono
bambini
, è
vero
, in
casa
?
Scosse
il
capo
senza
aprir
bocca
. Forse nella mia
domanda
sentì
ancora un
sapor
d'
ironia
, ch'io però non avevo voluto
metterci
. Avevo
detto
bambini
e non
bambine
. Mi
affrettai
a
riparare
un'altra
volta
.
- E...
dica
,
signorina
: loro non
affittano
altre
camere
, è
vero
?
- Questa è la
migliore
, - mi
rispose
, senza
guardarmi
. - Se non le
accomoda
...
- No no...
Domandavo
per
sapere
se...
- Ne
affittiamo
un'altra, -
disse
allora ella,
alzando
gli
occhi
con
aria
d'
indifferenza
forzata
. - Di
là
,
posta
sul davanti... su la
via
. E
occupata
da una
signorina
che sta con noi
ormai
da due
anni
:
dà
lezioni
di
pianoforte
... non in
casa
.
Accennò
, così
dicendo
, un
sorriso
lieve
lieve
, e
mesto
.
Aggiunse
:
- Siamo io, il
babbo
e mio
cognato
...
-
Paleari
?
- No:
Paleari
è il
babbo
; mio
cognato
si
chiama
Terenzio
Papiano
.
Deve
però
andar
via
, col
fratello
che per
ora
sta anche lui qua con noi. Mia
sorella
è
morta
... da sei
mesi
.
Per
cangiar
discorso
, le
domandai
che
pigione
avrei
dovuto
pagare
; ci
accordammo
subito; le
domandai
anche se
bisognava
lasciare
una
caparra
.
-
Faccia
lei, - mi
rispose
. - Se vuole
piuttosto
lasciare
il
nome
...
Mi
tastai
in
petto
,
sorridendo
nervosamente
, e
dissi
:
- Non ho... non ho neppure un
biglietto
da
visita
... Mi
chiamo
Adriano
, sì,
appunto
: ho
sentito
che si
chiama
Adriana
anche lei,
signorina
. Forse le farà
dispiacere
...
- Ma no! Perché? - fece lei,
notando
evidentemente
il mio
curioso
imbarazzo
e
ridendo
questa
volta
come una
vera
bambina
.
Risi
anch'io e
soggiunsi
:
- E allora, se non le
dispiace
, mi
chiamo
Adriano
Meis
: ecco
fatto
! Potrei
alloggiare
qua
stasera
stessa? O
tornerò
meglio
domattina
...
Ella mi
rispose
: - Come vuole, - ma io me ne
andai
con l'
impressione
che le avrei
fatto
un gran
piacere
se non
fossi
più
tornato
. Avevo
osato
nientemeno
di non
tenere
nella
debita
considerazione
quella sua
veste
da
camera
.
Potei
vedere
però e
toccar
con
mano
, pochi
giorni
dopo, che la
povera
fanciulla
doveva
proprio
portarla
, quella
veste
da
camera
, di cui ben
volentieri
, forse, avrebbe
fatto
a meno. Tutto il
peso
della
casa
era
su le sue
spalle
, e
guaj
se non ci
fosse
stata lei!
Il
padre
,
Anselmo
Paleari
, quel
vecchio
che mi
era
venuto innanzi con un
turbante
di
spuma
in
capo
, aveva
pure
così, come di
spuma
, il
cervello
. Lo stesso
giorno
che
entrai
in
casa
sua, mi si
presentò
, non tanto -
disse
- per
rifarmi
le
scuse
del modo poco
decente
in cui mi
era
apparso
la prima
volta
, quanto per il
piacere
di far la mia
conoscenza
, avendo io l'
aspetto
d'uno
studioso
o d'un
artista
, forse:
-
Sbaglio
?
-
Sbaglia
.
Artista
... per niente !
studioso
... così così... Mi
piace
leggere
qualche
libro
.
- Oh, ne ha di
buoni
! - fece lui,
guardando
i
dorsi
di quei pochi che avevo già
disposti
sul
palchetto
della
scrivania
. - Poi, qualche altro
giorno
, le
mostrerò
i miei, eh? Ne ho di
buoni
anch'io.
Mah
!
E
scrollò
le
spalle
e
rimase
lì
,
astratto
, con gli
occhi
invagati
,
evidentemente
senza
ricordarsi
più di nulla, né dov'
era
né con chi
era
;
ripeté
altre due
volte
: -
Mah
!...
Mah
!, - con gli
angoli
della
bocca
contratti
in
giù
, e mi
voltò
le
spalle
per
andarsene
, senza
salutarmi
.
Ne
provai
,
lì
per
lì
, una certa
meraviglia
; ma poi, quando egli nella sua
camera
mi
mostrò
i
libri
, come aveva
promesso
, non solo quella
piccola
distrazione
di
mente
mi
spiegai
, ma anche
tant'
altre
cose
. Quei
libri
recavano
titoli
di questo
genere
: La
Mort
et l'
au-delà
- L'
homme
et
ses
corps
-
Les
sept
principes
de l'
homme
-
Karma
- La
clef
de la
Théosophie
- A
B
C
de la
Théosophie
- La
doctrine
secrète
- Le
Plan
Astral
- ecc., ecc.
Era
ascritto
alla
scuola
teosofica
il
signor
Anselmo
Paleari
.
Lo avevano
messo
a
riposo
, da
caposezione
in non
so
qual
Ministero
, prima del
tempo
, e lo avevano
rovinato
, non solo
finanziariamente
, ma anche perché
libero
e
padrone
del suo
tempo
, egli si
era
adesso
sprofondato
tutto ne' suoi
fantastici
studii
e nelle sue
nuvolose
meditazioni
,
astraendosi
più che mai dalla
vita
materiale
. Per lo meno
mezza
la sua
pensione
doveva
andarsene
nell'
acquisto
di quei
libri
. Già se n'
era
fatta una
piccola
biblioteca
. La
dottrina
teosofica
però non
doveva
soddisfarlo
interamente
. Certo il
tarlo
della
critica
lo
rodeva
, perché, accanto a quei
libri
di
teosofia
, aveva anche una
ricca
collezione
di
saggi
e di
studii
filosofici
antichi
e
moderni
e
libri
d'
indagine
scientifica
. In questi
ultimi
tempi
si
era
dato
anche a gli
esperimenti
spiritici
.
Aveva
scoperto
nella
signorina
Silvia
Caporale
,
maestra
di
pianoforte
, sua
inquilina
,
straordinarie
facoltà
medianiche
, non ancora
bene
sviluppate
, per
dire
la
verità
, ma che si sarebbero senza
dubbio
sviluppate
, col
tempo
e con l'
esercizio
,
fino
a
rivelarsi
superiori
a quelle di tutti i
medium
più
celebrati
.
Io, per
conto
mio, posso
attestare
di non aver mai
veduto
in
urla
faccia
volgarmente
brutta
, da
maschera
carnevalesca
, un
pajo
d'
occhi
più
dolenti
di quelli della
signorina
Silvia
Caporale
. Eran
nerissimi
,
intensi
,
ovati
, e
davan
l'
impressione
che
dovessero
aver dietro un
contrappeso
di
piombo
, come quelli delle
bambole
automatiche
. La
signorina
Silvia
Caporale
aveva più di
quarant'
anni
e anche un
bel
pajo
di
baffi
, sotto il
naso
a
pallottola
sempre
acceso
.
Seppi
di poi che questa
povera
donna
era
arrabbiata
d'
amore
, e
beveva
; si
sapeva
brutta
,
ormai
vecchia
e, per
disperazione
,
beveva
. Certe
sere
si
riduceva
in
casa
in uno
stato
veramente
deplorevole
: col
cappellino
a
sghimbescio
, la
pallottola
del
naso
rossa
come una
carota
e gli
occhi
semichiusi
, più
dolenti
che mai.
Si
buttava
sul
letto
, e subito tutto il
vino
bevuto
le
riveniva
fuori
trasformato
in un
infinito
torrente
di
lagrime
.
Toccava
allora alla
povera
piccola
mammina
in
veste
da
camera
vegliarla
,
confortarla
fino
a
tarda
notte
: ne aveva
pietà
,
pietà
che
vinceva
la
nausea
: la
sapeva
sola
al
mondo
e
infelicissima
, con quella
rabbia
in
corpo
che le faceva
odiar
la
vita
, a cui già due
volte
aveva
attentato
; la
induceva
pian
piano
a
prometterle
che sarebbe stata
buona
che non l'avrebbe
fatto
più; e
sissignori
, il
giorno
appresso se la
vedeva
comparire
tutta
infronzolata
e con certe
mossette
da
scimmia
,
trasformata
di
punto
in
bianco
in
bambina
ingenua
e
capricciosa
.
Le poche
lire
che le
avveniva
di
guadagnare
di tanto in tanto facendo
provar
le
canzonette
a qualche
attrice
esordiente
di
caffè-concerto
, se n'
andavano
così o per
bere
o per
infronzolarsi
, ed ella non
pagava
né l'
affitto
della
camera
né quel po' che le
davano
da
mangiare
là
in
famiglia
. Ma non si poteva
mandar
via
. Come avrebbe
fatto
il
signor
Anselmo
Paleari
per i suoi
esperimenti
spiritici
?
C'
era
in
fondo
, però, un'altra
ragione
. La
signorina
Caporale
, due
anni
avanti, alla
morte
della
madre
, aveva
smesso
casa
e, venendo a
viver
lì
dai
Paleari
, aveva
affidato
circa sei mila
lire
,
ricavate
dalla
vendita
dei
mobili
, a
Terenzio
Papiano
, per un
negozio
che questi le aveva
proposto
,
sicurissimo
e
lucroso
: le sei mila
lire
erano
sparite
.
Quando ella stessa, la
signorina
Caporale
,
lagrimando
, mi fece questa
confessione
, io potei
scusare
in qualche modo il
signor
Anselmo
Paleari
, il quale per quella sua
follia
soltanto
m'
era
parso
dapprima
che
tenesse
una
donna
di tal
risma
a
contatto
della propria
figliuola
.
E'
vero
che per la
piccola
Adriana
, che si
dimostrava
così
istintivamente
buona
e anzi troppo
savia
, non v'
era
forse da
temere
: ella infatti più che d'altro si
sentiva
offesa
nell'
anima
da quelle
pratiche
misteriose
del
padre
, da quell'
evocazione
di
spiriti
per
mezzo
della
signorina
Caporale
.
Era
religiosa
la
piccola
Adriana
. Me ne
accorsi
fin
dai
primi
giorni
per
via
di un'
acquasantiera
di
vetro
azzurro
appesa
a
muro
sopra il
tavolino
da
notte
, accanto al mio
letto
. M'ero
coricato
con la
sigaretta
in
bocca
, ancora
accesa
, e m'ero
messo
a
leggere
uno di quei
libri
del
Paleari
;
distratto
, avevo poi
posato
il
mozzicone
spento
in quell'
acquasantiera
. Il
giorno
dopo, essa non
c'
era
più. Sul
tavolino
da
notte
, invece,
c'
era
un
portacenere
. Volli
domandarle
se la avesse
tolta
lei dal
muro
; ed ella,
arrossendo
leggermente
, mi
rispose
:
-
Scusi
tanto, m'è
parso
che le
bisognasse
piuttosto
un
portacenere
.
- Ma
c'
era
acqua
benedetta
nell'
acquasantiera
?
-
C'
era
. Abbiamo qui
dirimpetto
la
chiesa
di
San
Rocco
...
E se n'
andò
. Mi voleva dunque
santo
quella
minuscola
mammina
, se al
fonte
di
San
Rocco
aveva
attinto
l'
acqua
benedetta
anche per la mia
acquasantiera
? Per la mia e per la sua, certamente. Il
padre
non
doveva
usarne
. E nell'
acquasantiera
della
signorina
Caporale
, seppure ne aveva,
vin
santo
,
piuttosto
.
Ogni
minimo
che -
sospeso
come già da un
pezzo
mi
sentivo
in un
vuoto
strano
- mi faceva
ora
cadere
in
lunghe
riflessioni
. Questo dell'
acquasantiera
m'
indusse
a
pensare
che,
fin
da
ragazzo
, io non avevo più
atteso
a
pratiche
religiose
, né ero più
entrato
in alcuna
chiesa
per
pregare
,
andato
via
Pinzone
che mi vi
conduceva
insieme
con
Berto
, per
ordine
della
mamma
. Non avevo mai
sentito
alcun
bisogno
di
domandare
a me stesso se avessi
veramente
una
fede
. E
Mattia
Pascal
era
morto
di
mala
morte
senza
conforti
religiosi
.
Improvvisamente
, mi
vidi
in una
condizione
assai
speciosa
. Per tutti quelli che mi
conoscevano
, io mi ero
tolto
-
bene
o
male
- il
pensiero
più
fastidioso
e più
affliggente
che si possa avere,
vivendo
: quello della
morte
. Chi
sa
quanti, a
Miragno
,
dicevano
:
-
Beato
lui, alla
fine
! Comunque sia, ha
risolto
il
problema
.
E non avevo
risolto
nulla, io, intanto. Mi
trovavo
ora
coi
libri
d'
Anselmo
Paleari
tra le
mani
, e questi
libri
m'
insegnavano
che i
morti
, quelli
veri
, si
trovavano
nella mia
identica
condizione
, nei "
gusci
" del
Kâmaloka
, specialmente i
suicidi
, che il
signor
Leadbeater
,
autore
del
Plan
Astral
(
premier
degré
du
monde
invisible
, d'
après
la
théosophie
),
raffigura
come
eccitati
da ogni
sorta
d'
appetiti
umani
, a cui non possono
soddisfare
,
sprovvisti
come sono del
corpo
carnale
, ch'essi però
ignorano
d'aver
perduto
.
" Oh,
guarda
un po', "
pensavo
, " ch'io quasi quasi potrei
credere
che mi sia
davvero
affogato
nel
molino
della
Stìa
e che intanto mi
illuda
di
vivere
ancora. "
Si
sa
che certe
specie
di
pazzia
sono
contagiose
. Quella del
Paleari
, per quanto in prima mi
ribellassi
, alla
fine
mi s'
attaccò
. Non che
credessi
veramente
di esser
morto
: non sarebbe
stato
un gran
male
, giacché il
forte
è
morire
, e, appena
morti
, non
credo
che si possa avere il
tristo
desiderio
di
ritornare
in
vita
. Mi
accorsi
tutt'a un
tratto
che
dovevo
proprio
morire
ancora: ecco il
male
! Chi se ne
ricordava
più? Dopo il mio
suicidio
alla
Stìa
, io
naturalmente
non avevo
veduto
più altro, innanzi a me, che la
vita
. Ed ecco qua,
ora
: il
signor
Anselmo
Paleari
mi
metteva
innanzi di
continuo
l'
ombra
della
morte
.
Non
sapeva
più
parlar
d'altro, questo
benedett
'
uomo
! Ne
parlava
però con tanto
fervore
e gli
scappavan
fuori di
tratto
in
tratto
, nella
foga
del
discorso
, certe
immagini
e certe
espressioni
così
singolari
, che,
ascoltandolo
, mi
passava
subito la
voglia
di
cavarmelo
d'
attorno
e d'
andarmene
ad
abitare
altrove. Del
resto
, la
dottrina
e la
fede
del
signor
Paleari
,
tuttoché
mi
sembrassero
talvolta
puerili
, erano in
fondo
confortanti
; e, poiché
purtroppo
mi s'
era
affacciata
l'
idea
che, un
giorno
o l'altro, io
dovevo
pur
morire
sul
serio
, non mi
dispiaceva
di
sentirne
parlare
a quel modo.
-
C'
è
logica
? - mi
domandò
egli un
giorno
, dopo avermi
letto
un
passo
di un
libro
del
Finot
,
pieno
d'una
filosofia
così
sentimentalmente
macabra
, che
pareva
il
sogno
d'un
becchino
morfinomane
, su la
vita
nientemeno
dei
vermi
nati
dalla
decomposizione
del
corpo
umano
. -
C'
è
logica
?
Materia
, sì
materia
:
ammettiamo
che tutto sia
materia
. Ma
c'
è
forma
e
forma
, modo e modo,
qualità
e
qualità
:
c'
è il
sasso
e l'
etere
imponderabile
,
perdio
! Nel mio stesso
corpo
,
c'
è l'
unghia
, il
dente
, il
pelo
, e
c'
è
perbacco
il
finissimo
tessuto
oculare
.
Ora
,
sissignore
, chi vi dice di no? quella che
chiamiamo
anima
sarà
materia
anch'essa; ma vorrete
ammettermi
che non sarà
materia
come l'
unghia
, come il
dente
, come il
pelo
: sarà
materia
come l'
etere
, o che
so
io. L'
etere
, sì, l'
ammettete
come
ipotesi
, e l'
anima
no?
C'
è
logica
?
Materia
,
sissignore
.
Segua
il mio
ragionamento
, e
veda
un po' dove
arrivo
,
concedendo
tutto. Veniamo alla
Natura
. Noi
consideriamo
adesso
l'
uomo
come l'
erede
di una
serie
innumerevole
di
generazioni
, è
vero
? come il
prodotto
di una
elaborazione
ben
lenta
della
Natura
. Lei,
caro
signor
Meis
,
ritiene
che sia una
bestia
anch'esso,
crudelissima
bestia
e, nel suo
insieme
, ben poco
pregevole
?
Concedo
anche questo, e
dico
: sta
bene
, l'
uomo
rappresenta
nella
scala
degli
esseri
un
gradino
non molto
elevato
; dal
verme
all'
uomo
poniamo
otto,
poniamo
sette,
poniamo
cinque
gradini
. Ma,
perdiana
!, la
Natura
ha
faticato
migliaja
,
migliaja
e
migliaja
di
secoli
per
salire
questi cinque
gradini
, dal
verme
all'
uomo
; s'è
dovuta
evolvere
, è
vero
? questa
materia
per
raggiungere
come
forma
e come
sostanza
questo
quinto
gradino
, per
diventare
questa
bestia
che
ruba
, questa
bestia
che
uccide
, questa
bestia
bugiarda
, ma che
pure
è
capace
di
scrivere
la
Divina
Commedia
,
signor
Meis
, e di
sacrificarsi
come ha
fatto
sua
madre
e mia
madre
; e tutt'a un
tratto
,
pàffete
,
torna
zero
?
C'
è
logica
? Ma
diventerà
verme
il mio
naso
, il mio
piede
, non l'
anima
mia, per
bacco
!
materia
anch'essa,
sissignore
, chi vi dice di no? ma non come il mio
naso
o come il mio
piede
.
C'
è
logica
?
-
Scusi
,
signor
Paleari
, - gli
obbiettai
io, - un
grand'
uomo
passeggia
,
cade
,
batte
la
testa
,
diventa
scemo
. Dov'è l'
anima
?
Il
signor
Anselmo
restò
un
tratto
a
guardare
, come se
improvvisamente
gli
fosse
caduto
un
macigno
innanzi ai
piedi
.
- Dov'è l'
anima
?
- Sì, lei o io, io che non sono un
grand'
uomo
, ma che
pure
...
via
,
ragiono
:
passeggio
,
cado
,
batto
la
testa
,
divento
scemo
. Dov'è l'
anima
?
Il
Paleari
giunse
le
mani
e, con
espressione
di
benigno
compatimento
, mi
rispose
:
- Ma,
santo
Dio
, perché vuol
cadere
e
batter
la
testa
,
caro
signor
Meis
?
- Per un'
ipotesi
...
- Ma
nossignore
:
passeggi
pure
tranquillamente
.
Prendiamo
i
vecchi
che, senza
bisogno
di
cadere
e
batter
la
testa
, possono
naturalmente
diventare
scemi
. Ebbene, che vuol
dire
? Lei vorrebbe
provare
con questo che,
fiaccandosi
il
corpo
, si
raffievolisce
anche l'
anima
, per
dimostrar
così che l'
estinzione
dell'uno
importi
l'
estinzione
dell'altra? Ma
scusi
!
Immagini
un po' il
caso
contrario
: di
corpi
estremamente
estenuati
in cui pur
brilla
potentissima
la
luce
dell'
anima
:
Giacomo
Leopardi
! e tanti
vecchi
come per
esempio
Sua
Santità
Leone
XIII! E dunque? Ma
immagini
un
pianoforte
e un
sonatore
: a un certo
punto
,
sonando
, il
pianoforte
si
scorda
; un
tasto
non
batte
più; due, tre
corde
si
spezzano
; ebbene,
sfido
! con uno
strumento
così
ridotto
, il
sonatore
, per
forza
, pur essendo
bravissimo
,
dovrà
sonar
male
. E se il
pianoforte
poi
tace
, non
esiste
più neanche il
sonatore
?
- Il
cervello
sarebbe il
pianoforte
; il
sonatore
l'
anima
?
-
Vecchio
paragone
,
signor
Meis
!
Ora
se il
cervello
si
guasta
, per
forza
l'
anima
s'
appalesa
scema
, o
matta
, o che
so
io. Vuol
dire
che, se il
sonatore
avrà
rotto
, non per
disgrazia
, ma per
inavvertenza
o per
volontà
lo
strumento
,
pagherà
: chi
rompe
paga
: si
paga
tutto, si
paga
. Ma questa è un'altra
questione
.
Scusi
, non vorrà
dir
nulla per lei che tutta l'
umanità
, tutta, dacché se ne ha
notizia
, ha sempre avuto l'
aspirazione
a un'altra
vita
, di
là
? E' un
fatto
, questo, un
fatto
, una
prova
reale
.
-
Dicono
: l'
istinto
della
conservazione
...
- Ma
nossignore
, perché me n'
infischio
io,
sa
? di questa
vile
pellaccia
che mi
ricopre
! Mi
pesa
, la
sopporto
perché
so
che
devo
sopportarla
; ma se mi
provano
,
perdiana
, che - dopo
averla
sopportata
per altri cinque o sei o dieci
anni
- io non avrò
pagato
lo
scotto
in qualche modo, e che tutto
finirà
lì
ma io la
butto
via
oggi
stesso, in questo stesso
momento
: e dov'è allora l'
istinto
della
conservazione
? Mi
conservo
unicamente
perché
sento
che non può
finire
cosi
! Ma altro è l'
uomo
singolo
,
dicono
, altro è l'
umanità
. L'
individuo
finisce
, la
specie
continua
la sua
evoluzione
.
Bel
modo di
ragionare
,
codesto
! Ma
guardi
un po'! Come se l'
umanità
non
fossi
io, non
fosse
lei e, a uno a uno, tutti. E non abbiamo ciascuno lo stesso
sentimento
, che sarebbe cioè la cosa più
assurda
e più
atroce
, se tutto
dovesse
consister
qui, in questo
miserabile
soffio
che è la nostra
vita
terrena
:
cinquanta
,
sessant'
anni
di
noja
, di
miserie
, di
fatiche
: perché? per niente! per l'
umanità
? Ma se l'
umanità
anch'essa un
giorno
dovrà
finire
?
Pensi
un po': e tutta questa
vita
, tutto questo
progresso
, tutta questa
evoluzione
perché sarebbero
stati
? Per niente? E il niente, il
puro
niente,
dicono
intanto che non
esiste
...
Guarigione
dell'
astro
, è
vero
? come ha
detto
lei l'altro
giorno
.
Va
bene
:
guarigione
; ma bisogna
vedere
in che
senso
. Il
male
della
scienza
,
guardi
,
signor
Meis
, è tutto qui: che vuole
occuparsi
della
vita
soltanto
.
- Eh, -
sospirai
io,
sorridendo
, - poiché
dobbiamo
vivere
...
- Ma
dobbiamo
anche
morire
! -
ribatté
il
Paleari
.
-
Capisco
; perché però
pensarci
tanto?
- Perché? ma perché non possiamo
comprendere
la
vita
, se in qualche modo non ci
spieghiamo
la
morte
! Il
criterio
direttivo
delle nostre
azioni
, il
filo
per
uscir
da questo
labirinto
, il
lume
insomma,
signor
Meis
, il
lume
deve
venirci
di
là
, dalla
morte
.
- Col
bujo
che ci fa?
-
Bujo
?
Bujo
per lei!
Provi
ad
accendervi
una
lampadina
di
fede
, con l'
olio
puro
dell'
anima
. Se questa
lampadina
manca
, noi ci
aggiriamo
qua, nella
vita
, come tanti
ciechi
, con tutta la
luce
elettrica
che abbiamo
inventato
! Sta
bene
,
benissimo
, per la
vita
, la
lampadina
elettrica
; ma noi,
caro
signor
Meis
, abbiamo anche
bisogno
di quell'altra che ci
faccia
un po' di
luce
per la
morte
.
Guardi
, io
provo
anche, certe
sere
, ad
accendere
un certo
lanternino
col
vetro
rosso
; bisogna
ingegnarsi
in tutti i
modi
,
tentar
comunque di
vedere
. Per
ora
, mio
genero
Terenzio
è a
Napoli
.
Tornerà
fra qualche
mese
, e allora la
inviterò
ad
assistere
a qualche nostra
modesta
sedutina
, se vuole. E chi
sa
che quel
lanternino
...
Basta
, non voglio
dirle
altro.
Come si
vede
, non
era
molto
piacevole
la
compagnia
di
Anselmo
Paleari
. Ma,
pensandoci
bene
potevo io senza
rischio
, o
meglio
, senza
vedermi
costretto
a
mentire
,
aspirare
a qualche altra
compagnia
men
lontana
dalla
vita
? Mi
ricordavo
ancora del
cavalier
Tito
Lenzi
. Il
signor
Paleari
invece non si
curava
di
saper
nulla di me,
pago
dell'
attenzione
ch'io
prestavo
a' suoi
discorsi
. Quasi ogni
mattina
, dopo la
consueta
abluzione
di tutto il
corpo
, mi
accompagnava
nelle mie
passeggiate
;
andavamo
o sul
Gianicolo
o su l'
Aventino
o su
Monte
Mario
, talvolta sino a
Ponte
Nomentano
, sempre
parlando
della
morte
.
" Ed ecco che
bel
guadagno
ho
fatto
io, "
pensavo
, " a non esser
morto
davvero
! "
Tentavo
qualche
volta
di
trarlo
a
parlar
d'altro; ma
pareva
che il
signor
Paleari
non avesse
occhi
per lo
spettacolo
della
vita
intorno;
camminava
quasi sempre col
cappello
in
mano
; a un certo
punto
, lo
alzava
come per
salutar
qualche
ombra
ed
esclamava
:
-
Sciocchezze
!
Una
sola
volta
mi
rivolse
, all'
improvviso
, una
domanda
particolare
:
- Perché sta a
Roma
lei,
signor
Meis
?
Mi
strinsi
ne le
spalle
e gli
risposi
:
- Perché mi
piace
di
starci
...
- Eppure è una
città
triste
, -
osservò
egli,
scotendo
il
capo
. - Molti si
meravigliano
che nessuna
impresa
vi
riesca
, che nessuna
idea
viva
vi
attecchisca
. Ma questi tali si
meravigliano
perché non vogliono
riconoscere
che
Roma
è
morta
.
-
Morta
anche
Roma
? -
esclamai
,
costernato
.
- Da gran
tempo
,
signor
Meis
! Ed è
vano
,
creda
, ogni
sforzo
per farla
rivivere
.
Chiusa
nel
sogno
del suo
maestoso
passato
, non ne vuol più
sapere
di questa
vita
meschina
che si
ostina
a
formicolarle
intorno. Quando una
città
ha avuto una
vita
come quella di
Roma
, con
caratteri
cosi
spiccati
e
particolari
, non può
diventare
una
città
moderna
, cioè una
città
come un'altra.
Roma
giace
là
, col suo gran
cuore
frantumato
, a le
spalle
del
Campidoglio
. Son forse di
Roma
queste
nuove
case
?
Guardi
,
signor
Meis
. Mia
figlia
Adriana
mi ha
detto
dell'
acquasantiera
, che stava in
camera
sua, si
ricorda
?
Adriana
gliela
tolse
dalla
camera
, quell'
acquasantiera
; ma, l'altro
giorno
, le
cadde
di
mano
e si
ruppe
: ne
rimase
soltanto
la
conchetta
, e questa,
ora
, è in
camera
mia, su la mia
scrivania
,
adibita
all'
uso
che lei per
primo
,
distrattamente
, ne aveva
fatto
. Ebbene,
signor
Meis
, il
destino
di
Roma
è l'
identico
. I
papi
ne avevano
fatto
- a modo loro, s'
intende
- un'
acquasantiera
; noi
italiani
ne abbiamo
fatto
, a modo nostro, un
portacenere
. D'ogni
paese
siamo venuti qua a
scuotervi
la
cenere
del nostro
sigaro
, che è poi il
simbolo
della
frivolezza
di questa
miserrima
vita
nostra e dell'
amaro
e
velenoso
piacere
che essa ci
dà
.
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