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Atti di Tomaso

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XI - Atto undecimo: della moglie di Mazdai

 

[134] Dopo avere congedato Giuda Tomaso, il re Mazdai andò a cenare a casa sua, e narrando a sua moglie quanto era accaduto al suo parente Carisio, le disse: "Vedi, sorella, ciò che è accaduto a quel poveretto! Tu sai, sorella Terza, che l'uomo non ha alcuno come la propria moglie nella quale trova la pace. Ora avvenne che Migdonia andò a vedere uno stregone del quale aveva sentito parlare e aveva udito le opere; costui la ammaliò e, non so come, lei si separò da suo marito, il quale non sapeva più che cosa fare. Io volevo ucciderlo, ma egli non mi permise. Vai tu, e consigliala ad ascoltare suo marito e a non seguire le parole vane di quell'uomo".

[135] Alzatasi di buon mattino, Terza andò a casa di Carisio, parente di suo marito, e trovò Migdonia seduta per terra, vestita di sacco e cosparsa di cenere, che supplicava dal Signore il perdono dei suoi peccati passati e una spedita liberazione da questo mondo. Entrata da lei, disse a Migdonia: "Mia sorella, mia diletta e intima amica, che è questa follia che ti ha preso? Com'è che sei diventata come una pazza? Pensa a te stessa, pensa alla tua famiglia! Abbi un pensiero per i tuoi numerosi parenti, abbi pietà del tuo vero sposo e non fare alcuna cosa che non sia degna della tua nascita come persona libera!".

Migdonia rispose a Terza: "Tu non hai udito le buone notizie riguardanti la nuova vita, non hai gustato le parole del predicatore della vita e non sei stata liberata dalle pene della corruzione. Tu non hai visto la vita perpetua, tu sei ancora nella vita temporale! Tu non sei ancora divenuta sensibile al vero vincolo matrimoniale, tu sei tuttora afflitta dal vincolo matrimoniale della corruzione! Tu indossi abiti che invecchiano, non aneli agli abiti eterni! Tu sei fiera di questa tua bellezza corruttibile, non ti interessi della turpitudine della tua anima! Tu sei fiera di una numerosa servitù, ma non liberi dalla servitù la tua propria anima! Tu sei fiera della pompa di molti che ti circondano, e non ti sei liberata dalla condanna di morte!".

[136] Terza segue Tomaso. Udite queste cose da Migdonia, Terza si affrettò subito alla casa del generale Sifur per vedere l'apostolo che era giunto.

Quando lei giunse, egli le domandò: "Che cosa sei venuta a vedere? Un errante misero e vilipeso più di tutti gli uomini, senza proprietà e senza ricchezze? Egli ha però una proprietà che re e principi non gli possono togliere, che è incorruttibile e non viene meno, Gesù Cristo, il datore di vita a tutta l'umanità, il Figlio del Dio vivo che la vita a tutti coloro che credono e vanno a rifugiarsi in lui, e sono annoverati tra le sue pecore".

Udito ciò, Terza gli disse: "Anch'io vorrei essere partecipe e ancella di questa vita che tu insegni, anch'io vorrei essere serva di questo Dio che tu predichi, vorrei ricevere da lui la vita che tu prometti e che egli a quanti vanno al suo luogo di raduno".

Giuda le rispose: "Il tesoro del re celeste è aperto, chiunque ne è degno vi attinge e trova riposo e, trovato il riposo, diventa re! Ma l'uomo non può avvicinarsi a lui quando è ancora impuro e le sue opere sono malvage. Egli, infatti, scruta il contenuto del cuore e dei pensieri: nessuno lo può ingannare! Se, dunque, tu veramente credi in lui, egli ti renderà degna dei suoi santi misteri, ti farà grande, ti arricchirà, rinnoverà la tua mente e ti costituirà erede del suo regno".

[137] Dopo avere udito queste cose, Terza se ne andò a casa piena di gioia, ed incontrò suo marito, Mazdai, che l'attendeva: non aveva ancora desinato. Le domandò: "Perché mai il tuo ingresso dalla strada mi pare oggi più allegro che in qualsiasi altro giorno? E perché sei venuta a piedi, cosa che non s'addice a donne come te?". Terza rispose a Mazdai: "Ti sono grata di avermi mandata da Migdonia! Andai, sentii parlare di un'altra vita e vidi l'apostolo del nuovo Dio. Io credo che egli sia l'apostolo del Dio che la vita a chiunque crede in lui e adempie la sua volontà. Ho dunque il dovere di ricompensarti della gentilezza che tu hai avuto per me: ti do un buon consiglio, affinché tu pure possa diventare re o principe in cielo purché tu mi voglia ascoltare e compiere quello che ti dico. Ti esorto a temere il Dio venuto qui per mezzo di questo straniero e a mantenerti puro per questo Dio; la tua regalità, infatti, è passeggera e la tua quiete sarà mutata in tormento. Ma va da quest'uomo, credi a ciò che dice, e vivrai per sempre".

All'udire queste cose dalla moglie, si batt‚ la faccia con le mani, lacerò le sue vesti e disse: "L'anima di Carisio non abbia mai pace, avendo egli addossato questa disgrazia sulla mia anima! Non abbia più alcuna speranza, colui che mi ha privato della mia speranza". E se ne uscì gravemente afflitto.

[138] Trovò per strada il suo parente Carisio e gli disse: "Perché mi hai preso come tuo compagno nello sheol? Perché mi hai danneggiato, senza alcun guadagno? Perché sei stato ingiusto verso di me, senza riceverne alcun vantaggio? Perché mi hai ucciso, senza conquistarti la vita? Perché hai compiuto una malvagità contro di me, quando non ne avevi alcun diritto? Perché non mi hai lasciato eliminare quello stregone, prima che con i suoi incantesimi corrompesse mia moglie?". E seguitava a rimproverare Carisio.

Carisio domandò a Mazdai: "Che cosa è capitato?". Mazdai rispose: "Ha stregato anche Terza!". Allora andarono insieme a casa del generale Sifur e trovarono Giuda seduto mentre stava insegnando. Tutta la gente s'alzò e rimase in piedi; ma Giuda non s'alzò davanti a loro. Il re Mazdai riconobbe che era quello seduto e, preso un sedile, lo rovesciò, lo afferrò per due gambe, lo sbatt‚ sulla sua testa e lo colpì; poi lo prese e lo consegnò ai suoi servi dicendo: "Trascinatelo via! Voglio sedere e ascoltarlo pubblicamente".

Essi, dunque, trascinarono Giuda nel luogo ove Mazdai soleva sedere in tribunale; quando giunsero al posto, egli rimase in piedi tenuto dai servi di Mazdai.

 

 




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