Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Il pane dell'anima (I corso)
Lettura del testo

IL PANE DELL'ANIMA PRIMO CORSO DI OMELIE DOMENICALI ESPOSTE IN UNA MASSIMA SCRITTURALE

Evangelio della domenica vigesima dopo Pentecoste Si trovano ancora idolatri oggidì?

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Evangelio della domenica vigesima

dopo Pentecoste

Si trovano ancora idolatri oggidì?

  1. [376]Si trovano ancora idolatri oggidì? Un idolatra come è stupido nella mente! Si getta dinanzi ad un legno e dice: "Tu sei il mio dio", dinanzi ad un sasso e dice: "Tu m'hai generato". Un idolatra come è crudo nel cuore! Si rovescia addosso al fratello e l'uccide, si avventa contro al figlio e lo <in> pasto ai cani e poi se ne gloria con dire: "Ho fatto impresa di bene". Uh che orrore l'idolatra! Si trovano ancora idolatri oggidì? Misero di me, pur troppo ve n'ha! Si trovano in seno al Cristianesimo stesso. Non dubitatene. Tutti quelli che non obbediscono né alla legge di Dio né alla voce del superiore per eseguire il proprio capriccio, questi son come idolatri superstiziosi. Ascoltatene anzitutto il testo evangelico.

  "Era un regolo in Cafarnao, il quale aveva un figlio ammalato. Avendo costui [377]inteso che Gesù era venuto dalla Giudea nella Galilea, si recò a lui e lo pregò che volesse andare a guarirgli il figliuolo che era moribondo. Gesù gli disse: Se non vedete miracoli e prodigi non credete. Risposegli il regolo: Vieni, Signore, prima che il mio figliuolo si muoia. Gli disse Gesù: Va, il tuo figliuolo vive. Il regolo prestò fede alle parole dettegli da Gesù e partì. Ed essendo vicino a casa, gli si fecero incontro i servi e gli diedero nuova che il suo figliuolo viveva. Dimandò pertanto ad essi in che

- 377 -ora avesse cominciato a star meglio. E questi risposero: Ieri all'ora settima lasciollo la febbre. Riconobbe pertanto il padre che quella era la stessa ora in cui Gesù gli aveva detto: Il tuo figliuolo vive, e credette egli e tutta la sua casa" (San Gio<vanni> cap<itolo> 4)120.

  Il regolo domanda un miracolo e l'ottiene e crede a Gesù con tutta la famiglia. Miracoli non sono avvenuti di poi? Oh quanti, oh quanti! Or come è che non tutti credono? Perché se non vedono miracoli continui i cristiani medesimi sono così incostanti che subito smarriscono la fede? Gesù Cristo, oltre ai miracoli, non ha manifestata chiara la sua dottrina? Eppure [378]chi è che in giornata si fida totalmente degli insegnamenti divini? Perciò se ne lamenta il Signore nel Libro dei Re e dice: "Disobbedire è come un peccato di astrologia, e non volersi acquietare è come un delitto di idolatria"121. Avete inteso? Ha dunque dei disobbedienti cristiani? Questi son cattivi come gli astrologi superstiziosi. Ha dei cristiani che non si acquietano punto alla voce del superiore? Questi son scellerati come gli idolatri.

  2. Domando ancora qui: si trova ancora oggidì superstiziosi ed idolatri? E rispondo: si trovano pur troppo, e sono tutti i disubbidienti. Osserviamo anzitutto il cristiano obbediente. Figlio obbediente è colui che dice: "Mio padre sa assai più che io non abbia fin qui imparato, egli comanda che io eseguisca questo servizio, ed io lo faccio con la persuasione di far bene, lo faccio con la contentezza in cuore di piacere al padre mio". Eccolo il vero obbediente.

  Il disubbidiente poi dove è egli? Eccolo. È il figlio che dice: "Mio padre comanda questo lavoro, ma io che ne so quanto lui non approvo il divisamento; se poi egli mi costringa <a> farlo, io l'eseguirò, ma non accadrà mai che il mio cuore si acquieti a quel [379]modo di pensare". Che temerità è questa mai! È la temerità che purtroppo molti figli usano verso ai genitori e molti cristiani verso a Dio. Questa è la

- 378 -stessa temerità che il Signore medesimo deplora come un peccato di superstizione e come un delitto di idolatria scellerata. La ragione di ciò è chiara.

  3. Ponderiamo l'esempio di Saulle. Questo re aveva combattuto gli amaleciti e li aveva soggiogati omai. Il sommo sacerdote Samuele disse: "Guardati da prendere un animale di quella gente idolatra e offerirlo al Signore". Saulle rispose: "Non è meglio assumerne almeno i più pingui e offerirli al santo altare"? Ma Samuele il riprese dicendo: "Non obbedire e non accontentarsi, ricordati che è come un fallo di indovino ed è come una scelleratezza da idolatra".

  Non è farla da indovino seguire il proprio capriccio e lasciar da parte il volere di chi comanda? Quando il superiore dice una cosa, è lecito per una volta soggiungere: "Pare a me che si potrebbe fare altrimenti, e ciò per una ragione prima e per altre seconde". Questo, dico, è permesso non solo, ma può essere prudente fatto e da raccomandarsi. Che se il superiore [380]creda non approvare le ragioni esposte, allora tutto è finito. Noi dobbiamo obbedire, e non solo obbedire materialmente con far l'opera, ma formalmente con credere che sia retto quello che ci si impone. Il Signore alcuni elegge dalla massa perché sieno superiori al popolo o nella famiglia. A questi dice: "Comandate in nome mio... Intanto chi ascolta voi ascolta me, e chi avesse a spregiare voi toccherebbe la pupilla dell'occhio mio".

  Quaggiù nelle cose di fede diciamo noi cattolici: "Un sol Dio ed un sol pontefice...". Quello che il pontefice di Gesù Cristo dice di credere o di praticare per giungere al paradiso, quello stesso bisogna pur crederlo e praticarlo. Il Vicario del divin Salvatore quando insegna come rappresentante in terra del Vangelo di Gesù Cristo, allora è di fede che è infallibile. Avendo il Signore detto di superiori legittimi in generale: "Chi ascolta voi, ascolta me"122, noi obbedendo dobbiamo credere di eseguire cosa che sia voluta da Dio e che sia retta in sé. O se non sempre sia buona in tutte le sue parti, certo è

- 379 -che chi obbedisce fa sempre bene. Quando verrà il giudizio di Dio, l'obbediente avrà nulla a [381]temere per sé, perché dirà: "Avete detto, o Signore, che chi ascolta i superiori obbedisce a voi medesimo; ebbene datemi <la salvezza> per la benevolenza della vostra grazia perché <in> obbedire io non ho mancato mai".

  Ma se facciamo cose di nostra testa e ripugnanti il volere del superiore, che accadrà? Certamente una delle due: o che l'opera fu cattiva, e allora ne avremmo certamente castigo severo, ovvero che l'opera fu buona, e in questo caso ancor una delle due. Forse Dio accetta il bene tuo e tu sarai salvo, o non l'accetta con dire: "Chi t'ha comandato a far questo?", e allora misero il capriccioso che volle fare il bene a modo suo!   Siete obbligati voi genitori ai figli che lavorano sì in casa, ma affatto a modo loro o contrariamente al voler vostro? Fatene applicazione di quello stesso che voi per caso potete eseguire in simil caso verso a Dio, e poi conchiudete se non è un fallo di superstizione operar siffattamente. Fare il bene secondo le proprie mire può riuscire a bene, ma e se non riesce? Non è stoltezza lasciare il certo per l'incerto?

  4. Quest'è un fatto come è di chi esercita il mestiero dell'indovinatore. Ma ha [382]di peggio. Quelli che di più contrastano con gagliardia alla volontà del superiore, questi commettono un eccesso di idolatria.

  Che sono gli idolatri? Idolatri sono stati quelli ebrei appiè del Sinai, i quali all'ora medesima che sapevano il Signore essere apparso sul monte a Mosè per imporre a tutti di guardarsi dall'idolatria, a quell'ora stessa la maggior parte di un popolo si fabbricava idoli secondo il capriccio in forma di vitelli d'oro, e ballonzando intorno a quelli cantavano: "Voi siete gli iddii nostri che non ci rimproverate se facciamo male". Che eccesso fu questo degli ebrei? Meritossi che il Signore sdegnato mandasse gente armata a tagliar teste, a passar fuori fuori i petti e stendere cadaveri al suolo ventimila di loro colpevolissimi.

  Ebbene idolatri cosiffatti mancano forse in seno al cristianesimo? "Comandi pure il Signore -- dicono molti -- che noi facciamo come la ragione ci detta. Si stanchi a predicare

- 380 -il superiore, ma noi faremo ciò che abbiamo fisso a prestare e non altro". È forse altra cosa questa che porre il proprio giudizio al di sopra del giudizio di Dio? E se è così, non è una idolatria trista? I [383]pagani adoravano un sasso od un legno. Si trova oggidì cristiani che adorano il capriccio proprio, che è capriccio sempre pericoloso e talvolta manifestamente cattivo. Eccola la idolatria fra i cristiani. Idolatri della propria volontà son tutti quelli che a vece del voler di Dio espresso nella voce dei superiori, fanno manifestamente il voler proprio espresso nell'appetito dei propri affetti disordinati. Il cielo ci guardi da un peccato di superstizione e da un eccesso di idolatria cosiffatta.

Riflessi

  1. Si trovano ancora idolatri oggidì?

  2. Fra i cristiani son <tali> tutti i disobbedienti.

  3. E fra questi, quelli che contrad<d>icono sono come gli indovini superstiziosi.

  4. Quelli poi che si ostinano son come gli idolatri.





p. 377
120 Gv 4, 46-53.



121 1 Sam 15, 23.



p. 378
122 Lc 10, 16.



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