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Nella festa di san
Giovanni evangelista
Il buon contemplativo
1.
[20]Dice il mondo del secolo nostro che i frati e le monache che si
limitano principalmente a pregar Dio si devono levare. E se la prende poi il
mondo nostro anche con quelli che, stando nella famiglia e nella società, si
appartano qualche momento fuor del costume comune per pensare a sé nel ritiro
di una camera ovvero nel santuario di una chiesa. Ma se ne lagni il mondo, ché
non ne ha per ciò ragione di sorta. Possibile che s'abbiano a meritare un
biasimo menomo le persone che più davvicino cercano di unirsi a Dio?
Bisognerebbe che il nostro cuore non ci gridasse di continuo: "Il Signore
solo ti può contentare".
Scorgete il Giovanni. Egli non volle saperne delle cose di terra e rinunciò a
tutto. Non volle intendersene dei godimenti sensuali e fu puro sempre. Tolse ad
amare Iddio e gli conservò affetto vivo. Pertanto il Signore elevò Giovanni a
scorgerne i misteri più [21]sublimi del Verbo incarnato. Nello stesso
tempo gli fece gustare consolazioni ineffabili al cuore.
Il
santo Giobbe paragona le delizie del contemplativo al gagliardo istinto
dell'aquila e dice: "Forseché l'aquila si eleverà al tuo comando e
collocherà il suo nido negli scogli? Rimane nella pietra e dimora fra i
crepacci dei macigni e nelle rupi inaccessibili. Di là contempla il cibo e con
gli occhi guarda da lungi. I pulcini di lei succhiano il sangue e subito è
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là
dove è un cadavere"6. Così l'inspirato dell'Idumea. Facciamoci a
scoprire la sublimità di questo confronto.
2.
L'aquila si solleva dal piano e si eleva all'alto del monte e di là spicca voli
più gagliardi e viene a posare sui gioghi più alti. Di là fissa i suoi occhi
nel sole, li abbassa alla terra e gode come una regina nell'alto del soglio
suo.
Tale è
il contemplativo. Prendiamo ad esempio lo stesso Giovanni evangelista.
Quand'egli discorreva con Gesù Cristo nella terra di Palestina e che scorgeva
le opere ammirabili di lui, Giovanni con l'aiuto della immaginazione sola
dapprima, e poi della immaginazione con la ragione, si elevava a conoscere nel
Verbo incarnato [22]la divinità. In questo Giovanni era quasi aquila che
comincia a sollevarsi dal piano.
L'apostolo poi quando si fece a confrontare, con la ragione aiutata dalla
ragione, ciò che di Gesù Cristo dissero i profeti inspirati e quello che ne
vide con i suoi occhi, la passione dolorosa del Salvatore, la sua gloriosa
risurrezione, allora progredì come aquila che dal piano abbandonato viene a
salutare il monte7.
Finalmente quando Giovanni scorse Gesù che ascendeva per virtù propria al
cielo, allora col suo occhio guardò entro al paradiso, vide e intese non so
qual sublimità dei misteri augusti di Dio uno e trino. Allora Giovanni diè un
saluto alla ragione umana e si intrattenne quasi angelo celeste in quella
contemplazione divina. In questo momento compatendo alla umana debolezza
soggiungeva: "Che ne sanno mai gli uomini della grandezza di Dio e della
maestà del paradiso?". Allora come aquila guardò nel sole di giustizia che
è Cristo Gesù e cominciò <ad> applaudire al cielo e <a> salutare
alla terra con il discorso del suo Evangelo che incomincia: "In
principio erat Verbum"8, con quel che segue.
[23]Che vi pare, o fratelli? Che più dei voli di un'aquila
contemplativa, per avventura si abbia a stimare lo strascico di un verme che
con la sua bava dice di voler impinguare la terra?
3. Il
santo Giobbe avverte qui come l'aquila si posa quando negli scogli di rupe
pericolosi e quando sul giogo di rupe dove non potrebbe persona d'uomo posare
il piede. Che son quelle due rupi? Sono figura di quelli che contemplano la
divinità santissima e che contemplano la umanità benedetta del Redentore.
Conoscere chi è Dio non si può da veruno su questa terra. Conviene guardar là e
starcene sicuri e rallegrarci nell'animo, come si diletta l'aquila che dalla
rupe inaccessibile guarda al sole.
Più
facile è posare sulle rupi della umanità del Salvatore, ma bisogna starvi con
molta umiltà e non senza una salvaguardia di sacro timore. I superbi che
guardano a Gesù sofferente crollano le spalle e dicono: "Impossibile che
Iddio, essendo beato per sé, abbia voluto sottomettersi a quei molti
patimenti".
Che
faremo noi? Facciamo come l'aquila che nei giorni sereni sale in alto a fissar
[24]il sole e nei dì burrascosi che discende nelle caverne delle rupi
a ripararsi dalle intemperie. Quando Dio ci fa grazia, solleviamoci a
considerare lo splendor di Dio e la gloria del paradiso. Quando
soprag<g>iungono i tedii e le
desolazioni, ritorniamo alla caverna del Getsemani, alla rupe del Calvario e cerchiamo
<di> nasconderci entro alle piaghe sacrosante del salvatore Gesù Cristo.
Così certamente ha operato Giovanni nei giorni della vita sua.
4. Ed
oh che buon prò gliene venne! Giovanni non trovando più utile conversazione fra
gli uomini volava fra i celesti. Parlava con Dio confidenzialmente, discorreva
come da amico con amico con i santi del paradiso! Quando poi il demonio
molestavalo, ed egli ritraevasi entro alle piaghe di Gesù Cristo e di là fugava
l'inimico. Così fa l'aquila. Ella dilettasi <di> esser sola. Se un animale
viene per molestarla, essa si ritrae a difendersi su per gli scogli di una rupe
precipitosa. Quanto nobile è ancora in questo atto il costume dell'aquila!
Imitiamola e saremo parimenti cari perché illustri al cospetto di Dio e della
società dei cristiani.
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5. Illustri dico ancora alla società dei [25]cristiani, perché niuno
può giovar meglio all'anime altrui che il contemplativo. L'aquila dall'alto
della rupe guarda giù e dove scorge un cadavere di animale morto, subito è
sopra a pascersene con delizia. Oh con quanto godimento i dabben contemplativi
si pascono delle carni putride dei peccatori!
Scorgete ancor Giovanni. Aveva affidato al vescovo di Efeso un giovine testé
convertito <d>a custodire,
quando venendo scorse che il suo raccomandato era ritornato giovine
malestr<u>o, ladrone pericoloso
su pei colli di quei monti. L'apostolo era invecchiato nella età e infranto
nella salute. Ma non si arrestò un istante. Affrettossi attraverso a quei
dirupi e rinvenuto il giovine suo lo ricondusse a salute.
E poi
ditemi che i cristiani che pregano sono inutili, che sono languidi, che sono
spossati. Francesco Borgia dopo aver meditato sorgeva come aquila desiosa di
pascersi. Il venerabile Curato d'Ars dopo aver supplicato ponevasi a parlare.
In discorrere piangeva lui e faceva sciogliere in lagrime dirotte i peccatori
più ostinati. Il contemplativo veneriamolo come un angelo terrestre.[26]
Inchiniamoci al suo passaggio, perché egli è il salvatore delle anime.
6. Ma
raro è che dalla comune dei cristiani buoni sorga un contemplativo perfetto. I
più sono ancora principianti. Questi, come i pulcini dell'aquila, lambiscono il
sangue e da questo prendono poi mano a mano forza per pascersi ancor delle
carni. Voglio con ciò indicare che i dabben cristiani provano diletto nello
incamminare al bene un fratello sviato, però in questo la soddisfazione è solo
ordinaria. Quando poi si perfezionino nell'esercizio di contemplazione, allora
salgono più <in> alto nelle fatiche, con il desiderio guardano fino al
Calvario.
Così
mentre il viaggiatore che sale su affretta il passo in guardare alla meta, il
contemplativo ascende per osservare al vertice del Calvario. Nessuno come Gesù
Cristo stentò per salvare le anime. Ma se guardiamo con affetto a lui, ciascun
di noi prenderà lena per tenergli dietro su pei sentieri della via dolorosa.
7.
Finalmente non sempre può durarla l'aquila in star con
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gli
occhi fissi al sole. Talora sentesi illanguidita. Altra volta
[27]scende ai monti e posa ancora in piano. Lo che significa che
salire al vertice della contemplazione è dono di Dio. Talvolta il Signore per
suoi giusti motivi ritira per un momento le sue grazie. Accadrà ciò più
particolarmente quando il cristiano offenda, benché leggermente, nello scoglio
di superbia e di presunzione. Allora conviene farsi daccapo e dire:
"Signore, se voi non mi sollevate tra le vostre braccia, misero di me!".
Ascoltatene
per ultimo un esempio e confortatevi. Ignazio era già capitano vanitoso nella
difesa del castello di Pamplona, quando Dio chiamollo anzitutto dal lezzo del
peccato e gli donò poi ali per ascendere. A confortarlo mandogli la Vergine,
madre di Gesù Cristo, che in breve lo condusse al monte della perfezione.
Doveva Ignazio ascendere al giogo più alto e allora gli fe' prendere forza con
l'apparizione di Gesù salvatore nella grotta di Manresa. In questa fu
rinvigorito dal Redentore, in questa esercitossi con il demonio da battagliero
validissimo. Per farvelo intendere come pugnasse con gagliardia, basta <che
vi> ricordi che il cielo medesimo commosso si aprì e parve discendere a
confortare Ignazio. [28]Intanto continuò per tutti gli anni della sua
vita, che furono ancor molti, a discorrere su <e> giù per i monti della
contemplazione con godimento ineffabile di sé, con utile incredibile alle
anime. Diceva spesso: "Per salvar un'anima starei nel fuoco sino alla fin
del mondo!". E ne salvò tante che omai Ignazio ancora oggidì è riverito
come un patriarca ed un apostolo illustre. I suoi figli spirituali continuano,
sotto gli occhi nostri e dopo tanti secoli, a distendersi in tutta la terra per
salvare innumerabili anime.
Riflessi
1. Un buon
contemplativo è caro.
2.
Come l'aquila, ascende per gradi fino al giogo di rupe inaccessibile.
3. LÀ
contempla la divinità del Salvatore, e nei dirupi scoscesi la umanità dello
stesso Redentore.
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4.
Stando in altezza tale conversa con Dio.
5. E
scende a salvar le anime.
6. E ne prova dapprima diletto ordinario.
7. Di poi diletto sommo, a guisa di Ignazio e di Giovanni stesso.
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