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Niccolò Machiavelli
L'asino

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Capitolo sesto.

 

           Mentre ch'io stava sospeso ed involto

con l'affannata mente in quel pensiero,

aveva il sole il mezzo cerchio volto:

  il mezzo, dico, del nostro emispero;

tal che da noi s'allontanava il giorno,

e l'oriente si faceva nero;

  quando io conobbi pe 'l sonar d'un corno

e pe 'l ruggir de l'infelice armento,

come la donna mia facea ritorno.

  E bench'io fossi in quel pensiero intento

che tutto il giorno a sé mi aveva tratto,

e del mio petto ogni altra cura spento,

  com'io sentii la mia donna, di fatto

pensai ch'ogni altra cosa fosse vana

fuor di colei di cui fui servo fatto;

  che, giunta dov'io era, tutta umana

il collo mio con un de' bracci avvinse,

con l'altro mi pigliò la man lontana.

  Vergogna alquanto il viso mi dipinse,

potti dire alcuna cosa a quella,

tanta fu la dolcezza che mi vinse.

  Pur, dopo alquanto spazio, e io ed ella

insieme ragionammo molte cose,

com'uno amico con l'altro favella.

  Ma, riposate sue membra angosciose

e recreate dal cibo usitato,

così parlando la donna propose:

  - Già ti promisi d'averti menato

in loco dove comprender potresti

tutta la condizion del nostro stato;

  adunque, se ti piace, fa' t'appresti

e vedrai gente con cui per l'adrieto

gran conoscenza e gran pratica avesti -.

  Indi levossi, e io le tenni drieto,

com'ella volse, e non senza paura;

pur non sembravamestolieto.

  Fatta era già la notte ombrosa e scura;

ond'ella prese una lanterna in mano,

ch'a suo piacer il lume scuopre e tura.

  Giti che fummo, e non molto lontano,

mi parve entrar in un gran dormitoro,

sì come ne' conventi usar veggiàno.

  Un landrone era proprio come il loro,

e da ciascun de' lati si vedeva

porte pur fatte di pover lavoro.

  Allor la donna ver me si volgeva,

e disse come dentro a quelle porte

il grande armento suo meco giaceva.

  E perché variata era la sorte,

eran varie le loro abitazioni,

e ciaschedun si sta col suo consorte.

  - Stanno a man destra, al primo uscio i leoni,

cominciò, poi che 'l suo parlar riprese,

- co' denti acuti e con gli adunchi unghioni.

  Chiunque ha cor magnanimo e cortese,

da Circe in quella fera si converte;

ma pochi ce ne son del tuo paese.

  Ben son le piagge tue fatte deserte

e prive d'ogni gloriosa fronda,

che le facea men sassose e meno erte.

  S'alcun di troppa furia e rabbia abbonda,

tenendo vita rozza e violenta,

tra gli orsi sta ne la stanza seconda;

  e ne la terza, se ben mi rammenta,

voraci lupi e affamati stanno,

tal che cibo nessun non gli contenta.

  Lor domicilio nel quarto loco hanno

buffoli e buoi; e se con quella fiera

si truova alcun de' tuoi, àbbisi il danno.

  Chi si diletta di far buona ciera

e dorme quando e' veglia intorno al fuoco,

si sta fra' becchi nella quinta schiera.

  Io non ti vuo' discorrere ogni loco:

perché a voler parlar di tutti quanti,

sarebbe il parlar lungo e 'l tempo poco.

  Bàstiti questo: che dietro e davanti

ci son cervi, pantere e leopardi,

e maggior bestie assai che leofanti.

  Ma fa ch'un poco al dirimpetto guardi

quell'ampia porta ch'a l'incontro è posta,

ne la quale entrerem, benché sia tardi. -

  E prima ch'io facessi altra risposta,

tutta si mosse, e disse: - Sempre mai

si debbe far piacer quando e' non costa.

  Ma perché, poi che dentro tu sarai,

possa conoscer del loco ogni effetto

e me' considerar ciò che vedrai,

  intender debbi che, sotto ogni tetto

di queste stanze, sta d'una ragione

d'animai bruti, come già t'ho detto.

  Sol questa non mantien tal condizione,

e, come avvien nel Mallevato vostro

che vi va ad abitar ogni prigione,

  così colà in quel loco ch'io ti mostro,

può ir ciascuna fiera a diportarsi,

che per le celle stan di questo chiostro;

  tal che, veggendo quella, potrà farsi,

senza riveder l'altre ad una ad una,

dove sarebbon troppi passi sparsi.

  E anche in quella parte si raguna

fiere che son di maggior conoscenza,

di maggior grado e di maggior fortuna.

  E se ti parran bestie in apparenza,

ben ne conoscerai qualcuna in parte

a' modi, a' gesti, a gli occhi, a la presenza.

  Mentre parlava, noi venimmo in parte

dove la porta tutta ne appariva,

con le sue circostanze a parte a parte.

  Una figura, che pareva viva,

era di marmo scolpita davante

sopra 'l grande arco che l'uscio copriva:

  e come Annibal sopra un elefante,

parea che trionfasse; e la sua vesta

era d'uom grave, famoso e prestante.

  D'alloro una ghirlanda aveva in testa;

la faccia aveva assai gioconda e lieta;

d'intorno, gente che li facean festa.

  - Colui è il grande abate di Gaeta,

disse la donna, come saper dei,

che fu già coronato per poeta.

  Suo simulacro da' superni Dei,

come tu vedi, in quel loco fu messo,

con gli altri che gli sono intorno a' piei,

  perché ciascun che gli venisse appresso,

senz'altro intender, giudicar potesse

quai sian le genti serrate in esso.

  Ma facciam sì omai, ch'io non perdesse

cotanto tempo a risguardar costui,

che l'ora del tornar sopragiungesse.

  Vienne, adunque, con meco; e se mai fui

cortese, ti parrò a questa volta,

nel dimostrarti questi luoghi bui,

  se tanta grazia non m'è dal ciel tolta.

 

 




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