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Niccolò Machiavelli
Mandragola

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Prologo.

 

Iddio vi salvi, benigni uditori,

quando e’ par che dependa

questa benignità da lo esser grato.

Se voi seguite di non far romori,

noi vogliàn che s’intenda

un nuovo caso in questa terra nato.

Vedete l’apparato,

qual or vi si dimostra:

quest’è Firenze vostra,

un’altra volta sarà Roma o Pisa,

cosa da smascellarsi delle risa.

 

Quello uscio, che mi è qui in sulla man ritta,

la casa è d’un dottore,

che ’mparò in sul Buezio legge assai;

quella via, che è colà in quel canto fitta,

è la via dello Amore,

dove chi casca non si rizza mai;

conoscer poi potrai

a l’abito d’un frate

qual priore o abate

abita el tempio che all’incontro è posto,

se di qui non ti parti troppo tosto.

 

Un giovane, Callimaco Guadagni,

venuto or da Parigi,

abita , in quella sinistra porta.

Costui, fra tutti gli altri buon compagno,

a’ segni ed a’ vestigi

l’onor di gentilezza e pregio porta.

Una giovane accorta

fu da lui molto amata,

e per questo ingannata

fu, come intenderete, ed io vorrei

che voi fussi ingannate come lei.

 

La favola Mandragola si chiama:

la cagion voi vedrete

nel recitarla, come io m’indovino.

Non è el componitor di molta fama;

pur, se vo’ non ridete,

egli è contento di pagarvi il vino.

Uno amante meschino,

un dottor poco astuto,

un frate mal vissuto,

un parassito, di malizia el cucco,

fien questo giorno el vostro badalucco.

 

E, se questa materia non è degna,

per esser pur leggieri,

d’un uom, che voglia parer saggio e grave,

scusatelo con questo, che s’ingegna

con questi van pensieri

fare el suo tristo tempo più suave,

perch’altrove non have

dove voltare el viso,

ché gli è stato interciso

mostrar con altre imprese altra virtue,

non sendo premio alle fatiche sue.

 

El premio che si spera è che ciascuno

si sta da canto e ghigna,

dicendo mal di ciò che vede o sente.

Di qui depende, sanza dubbio alcuno,

che per tutto traligna

da l’antica virtù el secol presente,

imperò che la gente,

vedendo ch’ognun biasma,

non s’affatica e spasma,

per far con mille suoi disagi un’opra,

che ’l vento guasti o la nebbia ricuopra.

 

Pur, se credessi alcun, dicendo male,

tenerlo pecapegli,

e sbigottirlo o ritirarlo in parte,

io l’ammonisco, e dico a questo tale

che sa dir male anch’egli,

e come questa fu la sua prim’arte,

e come, in ogni parte

del mondo ove elsona,

non istima persona

ancor che facci el sergieri a colui,

che può portar miglior mantel che lui.

 

Ma lasciàn pur dir male a chiunque vuole.

Torniamo al caso nostro

acciò che non trapassi troppo l’ora.

Far conto non si de’ delle parole,

stimar qualche mostro,

che non sa forse s’ e’ si è vivo ancora.

Callimaco esce fuora

e Siro con seco ha,

suo famiglio, e dirà

l’ordin di tutto. Stia ciascuno attento,

né per ora aspettate altro argumento.

 

 

 

 

 

 

 

 




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