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NAR.
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Signor, donna Marianna a veder m'ha mandato
Come sta: se la notte ha bene riposato.
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CAV.
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Dite a donna Marianna, che sto ben per servirla,
Che le son servitore, che sarò a riverirla.
Che subito verrei; ma un'ambasciata aspetto.
Portatele il mio nome in segno di rispetto... (dà al
servitore un biglietto col suo nome.)
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FAB.
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Perché mandarle il nome, se abita in quella stanza?
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CAV.
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Voi non sapete niente; questa è l'ultima usanza.
Anzi, aspettate. È poco ch'io le ne mandi un solo.
Questo a donna Marianna, e questo al suo figliuolo,
E quest'altro a don Pedro, ch'è l'aio suo.
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FAB.
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Ma insieme
Non stanno tutti tre?
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CAV.
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S'usa così. Non preme.
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FAB.
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Benissimo; potreste, giacché li avete fatti,
Complimentare i cani, complimentare i gatti.
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CAV.
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Voi non sapete niente. Rendete l'ambasciata.
Domandate a Madama se vuol la cioccolata...
No, ditele che meco a prenderla l'aspetto.
Andate... (il servitore parte.)
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FAB.
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Vi voleva perciò un altro
biglietto.
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CAV.
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Non dite mal, vo' farlo. È meglio in verso, o in prosa?
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FAB.
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Sia verso, o non sia verso, sarà la stessa cosa.
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CAV.
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Scriverò con que' sali che soglionsi vedere
Scrivere sui ventagli e sulle tabacchiere.
Madame, si
vous plait...
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