Carlo Goldoni
La buona famiglia

ATTO PRIMO

SCENA QUINDICESIMA

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SCENA QUINDICESIMA

 

Fabrizio e poi Raimondo

 

FABR. Questi sono negozi sicuri. Le opere di pietà non impoveriscono mai.

RAIM. Servo, signor Fabrizio.

FABR. Riverisco il signor Raimondo.

RAIM. Non vorrei esser venuto in occasione di darvi incomodo.

FABR. Siete sempre padrone in ogni tempo, ma ora, in verità, non ho niente che mi occupi.

RAIM. Sono bene occupato io nel cuore, nella mente, nell'animo da mille agitazioni, da mille tetri pensieri.

FABR. Che cosa mai v'inquieta a tal segno?

RAIM. Una moglie trista, pessima, dolorosa.

FABR. Caro amico, non parlate così della vostra moglie. Fate pregiudizio a voi stesso.

RAIM. Già è conosciuta bastantemente. Ha tutti i difetti cred'io, che dar si possono in una donna, e poi una certa amicizia ch'ella coltiva, mi vuol far dare nei precipizi.

FABR. E a voi che siete marito, non l'animo di farla praticare a modo vostro?

RAIM. Eh pensate! per la mia soverchia bontà mi ha posto il piede sul collo, e non vi è rimedio.

FABR. Siete bene, per dir il vero, in una deplorabile situazione.

RAIM. Aggiungete allo stato mio quest'altra piccola circostanza. Ho tanti debiti, che non so dove salvarmi

FABR. Come mai li avete fatti questi gran debiti?

RAIM. Causa la moglie; mi giuoca ogni cosa.

FABR. E voi la lasciate giocare?

RAIM. Sono stato compiacente al principio; ora mi converrà venire a qualche strana risoluzione.

FABR. Voi non avete bisogno de' miei consigli: ma si trova il rimedio, quando si vuol trovare.

RAIM. Dite bene voi, che avete una moglie buona; ma se l'aveste come la mia, non so come la v'anderebbe.

FABR. Basta; ringrazio il cielo... Certo è una cosa dura il non avere la pace in casa.

RAIM. In cambio della pace, ci ho i debiti io in casa.

FABR. Dite piano; non vi fate sentire.

RAIM. La passione mi trasporta. Caro amico, se voi non mi aiutate, io sono all'ultima disperazione.

FABR. Ma, caro signor Raimondo, gli è vero ch'io maneggio e sono alla testa del negozio e della famiglia, ma rendo conto d'ogni cosa a mio padre. Se volete che gliene parli...

RAIM. No, no, vostro signor padre è un galantuomo, è un dabbene; ma non avrei piacere che lo sapesse nessuno. Io ho bisogno di dugento scudi, e vi darò in ipoteca un gioiello di diamanti con due spilloni da testa.

FABR. Le avete voi queste gioje?

RAIM. Eccole qui. Voi ne averete pratica.

FABR. Bene; vi servirò. In ogni caso che mio padre mi ricercasse dei conti, con queste potrò appagarlo.

RAIM. Sopra tutto, che nessuno lo sappia.

FABR. Non dubitate; vi prometto che non si saprà. Favorite passare nell'altra stanza, che vi conto subito i dugento scudi.

RAIM. Voi mi farete il maggior piacere di questo mondo. (entra)

FABR. Prestar denari senza timore di perderli, è un servizio di niente; e poi siamo obbligati in questo mondo ad aiutarci potendo. (entra)

 

 

 


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