Carlo Goldoni
Il cavalier di buon gusto

ATTO SECONDO

SCENA QUARTA

Precedente

Successivo

Link alle concordanze:  Normali In evidenza

I link alle concordanze si evidenziano comunque al passaggio

SCENA QUARTA

 

Il contino Florindo e detto.

 

FLOR. M’inchino al signor zio.

OTT. Benvenuto il mio caro nipote. Avete fatto buon viaggio?

FLOR. Buonissimo.

OTT. Mi hanno detto che siete di poche parole; è egli vero?

FLOR. Parlo poco per timor di parlar male.

OTT. Questa è una massima di collegio; è salvatico chi fa carestia di parole; e chi parla molto, vien preso per uomo di spirito.

FLOR. Signore, mi hanno insegnato a distinguere gli uomini di spirito da quelli di giudizio; ed ho appreso che gli uomini di spirito parlano molto, e parlano a caso, e gli uomini di giudizio parlano poco, e parlano bene.

OTT. La distinzione è verissima; le massime non possono essere migliori. Ma se voi volete passare per un uomo di giudizio, farete la conversazione da voi solo, mentre durerete fatica a ritrovare compagni. Per uno che abbia da esigere venerazione, per uno che voglia far il mestiere della serietà, va benissimo l’ostentazione del poco e bene; ma per un giovane ricco, come siete voi che ha da vivere nel gran mondo, è necessaria un poco di scioltezza di lingua. Chi parla molto, col tempo impara a parlar bene. Chi parla poco, sempre dubita di parlar male.

FLOR. Signore, mi lascerò regolare dalla vostra prudenza.

OTT. Se foste un ignorante, vorrei che taceste eternamente; ma so che avete studiato, e che di voi i maestri si contentavano.

FLOR. Ho procurato di non perdere il tempo.

OTT. Avete studiata bene la filosofia?

FLOR. Ho fatto di quella l’intiero corso.

OTT. Ma avete studiata la filosofia degli uomini?

FLOR. Ho studiata quella che chiamasi peripatetica.

OTT. Filosofia da ragazzi. Quella degli uomini ve l’insegnerò io. Buon discernimento delle cose umane. Conoscer bene i caratteri delle persone. Argomentare sugli accidenti che accadono. Amare, e procurare di essere amato... Eh! m’intendo dell’amor di amicizia; non crediate ch’io vi voglia insinuare quello di che vi dovrei correggere. Benché per altro, senza far torto alle massime rigorose che vi saranno state insinuate, posso parlarvi di un’altra specie d’amore. Contino mio, già saprete ch’io vi ho preparata una sposa. Che? Diventate rosso? Oh che buon ragazzo! Ma perché arrossire? In verità, mi vien di filosofare sul vostro rossore. L’alterazione de’ colori del vostro viso proviene certamente da un estraordinario movimento del cuore, che al pronunciar delle mie parole si è scosso, e ha dato un moto più vigoroso al sangue, il quale è comparso in maggior copia sul viso. Se il cuore si è scosso alle mie parole, e le ha intese a tal segno, ha tutta la malizia che vi vuol per intenderle. Dunque nipote mio, nell’atto medesimo che arrossite per simulata modestia, arguisco che siete ben provveduto dell’umana malizia.

FLOR. Signore zio, voi mi mortificate.

OTT. Poverino! È una gran mortificazione in vero balzar dal collegio al talamo nuziale. Quando vedrete la sposa, vi scorderete di tutta la scolastica filosofia. Per bacco! Vedrete che giovinotta di garbo! Ah! ridete eh? Signore innocentino, ridete eh? Gran madre natura! Ella insegna le più belle cose del mondo.

FLOR. Se mi vedete taciturno e confuso è ancora perché mia madre mi ha imbarazzato la mente in una quantità di fastidiosissime cose.

OTT. Che vi ha ella detto? Che la sposa l’ho ritrovata io, ch’ella non acconsente, ch’ella non la crede degna di voi? Vi ha detto questo?

FLOR. Questo e altro che importa di più.

OTT. Vi ha ella detto ch’io dilapido il vostro patrimonio? Ch’io spendo più di quel che permettono le nostre entrate? Ch’io rovino la casa?

FLOR. Signore...

OTT. Ditemelo liberamente. Vi ha detto ella così?

FLOR. Non posso negarlo.

OTT. Nipote, sapete fare i conti? Avete studiato niente di abaco?

FLOR. Ne so quanto mi può bastare.

OTT. In due ore di tempo vi farò toccar con mano, che dopo la morte di mio fratello ho pagati seimila ducati di debiti, ed ho migliorato tutti i nostri effetti.

FLOR. Se così è, sono consolatissimo.

OTT. Lo toccherete con mano.

FLOR. Mia madre perché dice questo?

OTT. Perché è donna.

FLOR. Come, perché è donna?

OTT. Se foste stato in un collegio di donne, e non di uomini, avreste appreso che le donne per lo più pensano sempre al male; giudicano a seconda di quel che pensano, e vogliono effettivamente che sia tutto quello che hanno pensato. Contino mio, lo proverete.

FLOR. Voi mi fate passare la volontà di ammogliarmi.

OTT. Oh, se tutti dicessero così, povero mondo!

FLOR. Voi però non vi siete ammogliato.

OTT. E non mi ammoglierò.

FLOR. E volete fare questo regalo a me?

OTT. L’avete a fare per conservar la famiglia.

FLOR. Perché non potreste conservarla voi?

OTT. Orsù, andiamo subito a far una visita alla marchesina vostra sposa che sta qui vicina di casa. Se vi va a genio, prendetela; se no, a dirvela poi, non me n’importa. Circa alla casa, io penso a me, voi pensate a voi. Ognuno pensa per sé. V’è chi si dispera per non aver eredi, v’è chi dice: morto io, morto il mondo. Io sono uno di questi. Andiamo dalla marchesina. (parte)

FLOR. Che stravaganza! Passar dalla serietà del collegio al brio del gran mondo! Che vario modo di pensare hanno gli uomini! Mio zio in un quarto d’ora mi ha fatto dieci diverse proposizioni, ognuna delle quali mi sarebbe costata in altro tempo un anno di applicazione. Orsù, andiamo a veder la sposa. Questo per ora è il più bello studio, a cui mi possa applicare. (parte)

 

 

 


Precedente

Successivo

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (VA1) - Some rights reserved by Èulogos SpA - 1996-2009. Content in this page is licensed under a Creative Commons License