Carlo Goldoni
La calamita de' cuori

ATTO SECONDO

SCENA TERZA   Albina, poi Giacinto

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SCENA TERZA

 

Albina, poi Giacinto

 

ALB.

Poss'io soffrir di più? La mia rivale

Di me gioco si prende;

L'amante per amor scherni mi rende?

 

GIAC.

Evviva Rosabella:

Lo dice in sua favella

Quell'arboscello ancor,

E l'erbe, i frutti, i fior;

E gli augelletti,

E i ruscelletti,

E i cani e i gatti,

E i savi e i matti.

Va tutto il mondo

Dicendo così:

Viva la bella che il cor mi ferì.

 

ALB.

Voi pur siete invaghito

Della bella straniera?

GIAC.

In lei sola il mio cor giubila e spera.

ALB.

Ma in lei sola sperando,

Vi anderete ingannando.

GIAC.

Oh dei! perché?

ALB.

Nel suo cor non v'è , non v'è costanza.

Voi gettate l'amore e la speranza.

GIAC.

Non lo credo, non è, non sarà mai;

Son di testimonio i suoi bei rai.

ALB.

Fidatevi, ma intanto

Armidoro di lei mostra un invito,

E si vanta il più caro e il più gradito.

GIAC.

Armidoro mendace!

Ecco, l'invito è mio:

Il più caro alla bella sono io. (mostra ad Albina un foglio)

ALB.

Ebbe un foglio simil anco Armidoro,

E stassera destina,

Per superar tutti i rivali amanti,

Offrirle un'armonia di suoni e canti.

GIAC.

Cantin, suonino pur, ballino ancora,

Bellarosa m'adora;

E il mio spirito grande, e i miei talenti,

Per piacere al mio ben faran portenti.

ALB.

Possibile che tutti

Siate ciechi così che non vedete

Che il tempo dietro lei, pazzi, perdete?

Ella tutti vi adesca;

Non vi cura nessun, di tutti ride,

E reputa per gloria

Poter coi scaltri simulati amori

Sfidar Cupido, e trionfar de' cuori.

Ma da lei non si prenda

D'oltraggiar argomento il sesso nostro,

Ché più infedele il vostro, e più scortese,

Suol l'affetto pagar con onte e offese.

 

Si vanta, si dice

Che sia menzognero

Un sesso infelice

Che merta pietà.

E allorché l'inganna

L'amante mendace,

Si vede, si tace

La sua crudeltà.

Ingiusta è la legge,

Spiacevole a' dei,

Che pari alli rei

La pena non . (parte)

 

 

 


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