Carlo Goldoni
La calamita de' cuori

ATTO TERZO

SCENA ULTIMA   Steccato per la Giostra, con scalinate all'intorno per gli Spettatori

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SCENA ULTIMA

 

Steccato per la Giostra, con scalinate all'intorno per gli Spettatori.

 

Albina, Belinda, Armidoro, Pignone, Saracca, tutti ai loro posti. Aprendosi la scena, si vede incamminata la Giostra, nella quale hanno combattuto fra gli altri Armidoro e Pignone, e sono rimasti perdenti. Saracca è vittorioso. Frattanto compariscono sulle scalinate Bellarosa e Giacinto

 

SAR.

Chi è che resister possa

Al valor del mio braccio?

Alla mia forza, all'arte,

Resister non potria lo stesso Marte.

 

ARM.

Delle perdite mie

Voi vi gloriate invano.

Per sventura cadei, non per viltade,

Ché a cimenti maggior mia destra è usa.

 

SAR.

Di chi vinto riman, solita scusa.

 

PIGN.

Ah, se foste venuto

A combatter con me vent'anni sono,

Io non sarei caduto,

E mio saria de' cento scudi il dono.

 

SAR.

Povero vecchio avaro,

Non gl'incresce la gloria, ma il denaro.

Altri vi son che in petto

Arda di gloria il bellico desio? (Scende dall'alto Giacinto)

 

GIAC.

Eccomi; ci son io.

 

SAR.

Su, venite al cimento,

E i colpi miei provate.

 

GIAC.

Aiutami, Cupido.

 

BELL.

Olà, fermate.

Altra giostra, altro premio

Amor destina a voi, caro Giacinto:

Combatteste il mio cor, l'avete vinto.

Ecco il premio che a voi

Concede Amor pietoso:

Io son vostra, Giacinto, e voi mio sposo.

 

GIAC.

Oh Giostra fortunata!

Oh gloria inaspettata!

 

SAR.

Come! a me questo torto?

 

ARM.

Così mi abbandonate?

 

PIGN.

Mi lasciate così?

 

BELL.

Di quattro amanti

Essere non poss'io.

Adempio il dover mio,

A Belinda lasciando il suo Saracca,

Ad Albina Armidoro,

E all'avaro Pignone il suo tesoro.

Giacinto non ha impegni ed è amoroso;

Non fo torto a nessun se 'l fo mio sposo.

 

ALB.

Or conosco e confesso

Che Bellarosa ha nobili pensieri.

 

BEL.

Ella è nata di dame e cavalieri.

 

GIAC.

Ecco, ecco, sì, ecco,

Ecco la sposa mia.

 

PIGN.

Ma non si sa chi sia.

 

BELL.

Nacqui in Ragusi,

Di nobile son figlia:

Partita per piacer dal suol natio...

 

GIAC.

Queste son cose ch'ho da saper io.

Bisogno ora non c'è

Ch'altri le sappia, e le direte a me.

 

ARM.

Misero, sventurato!

 

SAR.

Oh che veleno!

 

PIGN.

Senza moglie, così spenderò meno.

 

BELL.

Su via, signori miei,

Tornate al primo foco;

Più non sperate in me, che preso è il loco.

 

GIAC.

Ecco, ecco, sì, ecco,

Ecco la sposa mia.

 

ARM.

Deh, Albina.

 

SAR.

Deh, Belinda.

 

ALB.

Son pronta a perdonarvi. (ad Armidoro)

 

BEL.

Son pronta, se volete, anco a sposarvi. (a Saracca)

 

ALB.

} a quattro

Torna Amor nel nostro petto

A destar quel primo affetto,

Che per poco si ammorzò.

BEL.

SAR.

ARM.

BELL.

} a due

E nei nostri amanti cori

Sian perpetui quegli ardori

Che Cupido in noi destò.

GIAC.

PIGN.

Non mi venga più il prurito

Di voler esser marito.

Mai più donne cercherò.

 

 

 

TUTTI, fuorché Bellarosa.

 

 

 

Una sposacompita,

Che dei cuori è Calamita,

Tutti alfin rese contenti,

E se stessa consolò.

 

BELL.

Goderò giorni felici,

Se mi siete tutti amici.

 

TUTTI

Viva Amor - e la sua face

Che la pace - a noi recò.

 

 

Fine del Dramma.

 


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