Carlo Goldoni
Il conte Chicchera

ATTO SECONDO

SCENA DODICESIMA Il Conte Chicchera cogli occhi bendati, condotto da due Uomini, e detti

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SCENA DODICESIMA


Il Conte Chicchera cogli occhi bendati, condotto da due Uomini, e detti.


CON.

Dove mi conducete?

Ditelo, per pietà. Non si va innanzi?

Mi fermo qui? Signori,

Ahimè, non mi lasciate in abbandono.

Mi sciolgono la benda. Oh! dove sono?

(Sciolta la benda, vede le persone incognite, e resta meravigliato. Tutti lo salutano con inchini)

CON.

Oh masdames, oh mossieure,

Tresumble servitour.

MAD.

Nix, nix francioso:

Star tateschi, mainher.

CON.

Je ne sais pas...

MAD.

Tartaifle,

Non parlate francese.

CON.

Non, Madame.

MAD.

Che Madame, Madame!

Star tatesche mi dito, e non Madame.

CON.

Posso saper chi siete?

MAD.

Je star la baronessa d’Oherlafo;

Questo star mio fratello. (accennando Fabrizio)

FABR.

Fostro bon servitor.

CON.

Tresobeissant.

MAD.

Nix francioso parlar, parlar talian.

CON.

Sì, signora, e cotesti?

MAD.

Camerier, cameriera.

CON.

Per obbedir fostra singolaria.

MAD.

Je star tatesco de Tatescheria.

CON.

Ma perché mai, Madama...

(No Madama, signora)

Per essere onorato

Ho dovuto da voi venir bendato?

MAD.

Oh! (sospirando)

CON.

Que est que ça, Madame?

MAD.

Oh maledetto!

CON.

Non lo dirò mai più, ve lo prometto.

MAD.

Je sono innamorata.

CON.

Di chi?

MAD.

Del fostro bello.

CON.

Nol credo.

MAD.

Domandate a mio fratello.

CON.

E sarà vero? (a Fabrizio)

FABR.

.

MAD.

Domandatelo a tutti.

CON.

È ver?

CAV.

.

MAN.

.

MAD.

Foi me sarete incrato.

CON.

Anzi son fortunato.

Je vous jure, Madame...

MAD.

Tartaifle ja...

CON.

Vi domando perdon; nol dirò più.

MAD.

Mi dir se fostro cor

Star tutto in libertà.

CON.

Tutto, tuttissimo.

MAD.

Foler foi mi sposar?

CON.

Star contentissimo.


MAD.

Ah, mainsozz, se mi sposar,

Cor contento sempre star;

E foler con ti cantar

Ubsassà.

CON.

Io mi sento giubilar.

Sì, la mano vi vuò dar;

E ancor io saprò cantar

Ubsassà.

FABR.

} a tre

Star contenti in allegria

De’ sposini in compagnia,

E foler pur mi cantar

Ubsassà.

MAN.

CAV.

TUTTI

Cor contento sempre star,

Fol ballar e fol cantar

Ubsassà.

MAD.

La manina per mi dar. (al Conte)

FABR.

Ehi, badate. (a Madama)

MAD.

Non parlar. (a Fabrizio)

CON.

Sì, la mano eccola qua.

MAD.

} a due

Oh che caro e dolceamor!

CON.

CON.

Ah Madame...

MAD.

Tu pist anior. (scacciandolo)

CON.

Perdonate, per pietà. (si sente suonar de’ tamburi)

MAD.

Ah, tartaifle.

CON.

Cosa è stato?

MAD.

Star battaglia, star soldato.

Presto, presto, fia de qua.

Ah non fate, per pietà.

(I due Uomini gli tornano a bendare gli occhi, poi mostrano di condurlo via, e lo fanno passeggiare intorno la Scena, credendo egli di camminare per altro loco. Intanto gli altri tutti si spogliano delle finte divise, e restano coi soliti loro abiti, e intanto il Conte cammina e canta

CON.

Povero Conte... Son sfortunato.

Mi hanno bendato... - Mi han discacciato.

Dove men vada - Per questa strada,

Certo non so... - Sì, morirò.

Già me l’aspetto - Che per dispetto,

Perché ho parlato - Mezzo francese,

Quella tedesca - Più non vedrò.

Povero Conte... Sì, morirò.

(Lo fermano, e gli levano la benda)

MAD.

Signor Conte, ben venuto.

CON.

Dove son?

FABR.

Bene arrivato.

CON.

Quante miglia ho camminato?

MAD.

Siete stanco?

CAV.

Poverino!

CON.

Son tre ore che cammino.

Non so dir come sia qua.

MAD.

Io di voi sento pietà.

CON.

Ah, se il ver con me diceste...

MAD.

Dite su, cosa fareste?

CON.

Io vi sposo, in verità.

MAD.

} a due

Cor contento sempre star,

E foler con ti cantar

Ubsassà.

FABR.

CON.

Cos’è questa novità? (a Cavallina e Mantecca)

CAV.

} a due

Io mi sento giubilar,

E foler con ti cantar

Ubsassà.

MAN.

CON.

V’ho capito... - Son schernito.

Insolenti, - Via di qua.

FABR.

} a quattro

Star contenti in allegria,

De’ sposini in compagnia.

Fol ballar e fol cantar

Ubsassà

MAD.

CAV.

MAN





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