Carlo Goldoni
Un curioso accidente

L'AUTORE A CHI LEGGE

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L'AUTORE A CHI LEGGE

 

L'argomento di questa Commedia non è che un fatto vero, verissimo, accaduto, non ha molto tempo, in una città di Olanda. Mi fu raccontato da persone degne di fede in Venezia al Caffè della Sultana, nella Piazza di S. Marco, e le persone medesime mi hanno eccitato a formarne una Comica rappresentazione.

Il puro fatto, nella maniera colla quale mi venne esposto, era di tal maniera circonstanziato, che quantunque vero, parea inverisimile, e tutta la mia maggiore fatica fu di renderlo più credibile, e meno romanzesco. Tanto è vero, che si danno delle stravaganze in natura, che non sono trattabili sulla Scena, perché contrarie troppo ai caratteri conosciuti, o eccedenti nell'ordine della condotta ordinaria degli uomini.

Il mio Olandese è un uomo di buon fondo, che ama i suoi amici, e che desidera far loro del bene, e vederli tranquilli. Fin qui non vi è niente che si opponga al comune delle persone di buon carattere. Un poco d'imprudenza nel far del bene sarebbe anche perdonabile, in grazia dell'ottima inclinazione; ma che un padre che ha una figliuola da maritare, consigli un giovane a rapire la figliuola di un altro, e gli somministri il danaro per farlo, per solo motivo di compassione per il giovane amico, questo è quello che parerà incredibile, e per rapporto all'onestà e per rapporto all'umana prudenza. Ma io ho procurato di coonestare la cosa con delle ragioni che non si trovano nel fatto vero. Cento volte più imprudente fu quegli di cui mi fu narrata l'istoria vera. Io gli ho dato il motivo della collera contro un amico ingrato, ingiusto, ostinato. Io ho figurato equivoco di un'altra donna, supposta amante del giovane militare. Io ho fatto più cose in favore del verisimile, e se non ho fatto ancor quanto basta per contentare gli animi delicati, non so che dire. Concluderò solamente esser verissimo che per le Commedie convien prendere i caratteri dalla natura, e gli argomenti dalla favola, piuttosto che dall'istoria.

 

 

 


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