Carlo Goldoni
Un curioso accidente

ATTO PRIMO

SCENA PRIMA   Camera in casa di Mr. Filiberto.   Guascogna allestendo il baule del suo padrone, poi Marianna

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ATTO PRIMO

 

 

 

SCENA PRIMA

 

Camera in casa di Mr. Filiberto.

 

Guascogna allestendo il baule del suo padrone, poi Marianna

 

MARIAN. Si può dare il buon giorno a monsieur Guascogna.

GUASC. Sì, amabile Marianna, da voi mi è caro il buon giorno, ma mi sarebbe più cara la buona notte.

MARIAN. Mi spiace, a quel ch'io vedo, che vi dovrò dare il buon viaggio.

GUASC. Ah! cara la mia gioia, a una dolorosa partenza non può che succedere un viaggio disgraziatissimo.

MARIAN. Par che vi rincresca il partire.

GUASC. Lo mettereste in dubbio? dopo sei mesi che io godo la vostra amabile compagnia, posso io partire senza disperarmi?

MARIAN. E chi vi obbliga a fare una cosa che vi dispiace?

GUASC. Non lo sapete? Il padrone.

MARIAN. De' padroni non ne mancano all'Aja; e qui senza dubbio trovereste chi vi potrebbe dare assai più di un povero uffiziale francese prigioniero di guerra, ferito, e malconcio dalla fortuna.

GUASC. Compatitemi, un simil linguaggio non è da giovane vostra pari. Sono parecchi anni, che ho l'onore di servire il mio buon padrone. Suo padre posso dire che me lo abbia raccomandato. L'ho servito alla guerra. Non ho sfuggito i pericoli per dimostrargli la mia fedeltà. È povero, ma è di buon cuore; son certo che, avanzando egli di posto, sarò io a parte d'ogni suo bene, e mi consigliereste di abbandonarlo, e lasciarlo ritornare in Francia senza di me?

MARIAN. Voi parlate da quel valent'uomo che siete; ma io non posso dissimulare la mia passione.

GUASC. Cara Marianna, sono afflitto al pari di voi. Ma ho speranza di rivedervi, e di essere in migliore stato, e potervi dire: son qui, posso mantenervi, e son vostro, se voi mi volete.

MARIAN. Il ciel lo voglia. Ma che fretta ha di partire il signor tenente? Il mio padrone lo vede assai volentieri, e credo che la figliuola non lo veda meno volentieri del padre.

GUASC. Sì, pur troppo; ed ecco il motivo per cui egli parte.

MARIAN. Gli noia l'essere ben veduto?

GUASC. Eh Marianna mia! Il povero mio padrone è innamorato della padrona vostra alla perdizione. Vive la più miserabile vita di questo mondo. Conosce che ogni più questo reciproco amore si aumenta, e non potendo più tenerlo celato, teme per se medesimo, e per madamigella Giannina. Il vostro padrone è assai ricco, ed il mio è assai povero. Monsieur Filiberto che ha quest'unica figliuola, non vorrà darla a un cadetto, a un soldato, ad uno, in fine, che dovrebbe vivere sulla dote. Il tenente è povero, ma è galantuomo. Rispetta l'ospitalità, l'amicizia, la buona fede. Teme che amor non l'acciechi, dubita di esser sedotto, o di esser in necessità di sedurre. Per ciò, facendo forza a se stesso, sagrifica il cuore alla sua onestà, ed è risoluto partire.

MARIAN. Lodo il bell'eroismo. Ma se dipendesse da me, non sarei capace di secondarlo.

GUASC. Eppure convien separarsi.

MARIAN. Voi lo farete più facilmente di me.

GUASC. Veramente noi altri uomini abbiamo il cuore più vigoroso.

MARIAN. Eh! no, dite piuttosto, che il vostro affetto è più debole.

GUASC. In quanto a me, mi fate torto se così pensate.

MARIAN. Io credo a fatti, non a parole.

GUASC. Che dovrei fare, per assicurarvi dell'amor mio?

MARIAN. Monsieur Guascogna non ha bisogno che io lo ammaestri.

GUASC. Vorreste che prima di partir vi sposassi?

MARIAN. Questo sarebbe un fatto da non porre in dubbio.

GUASC. Ma poi converrebbe che ci lasciassimo.

MARIAN. E avreste cuore d'abbandonarmi?

GUASC. O che veniste meco.

MARIAN. Piuttosto.

GUASC. Ma a star male.

MARIAN. Non mi comoderebbe, per dirla.

GUASC. Se ci fermassimo qui, vi comoderebbe?

MARIAN. Assai.

GUASC. Per quanto tempo?

MARIAN. Per un anno almeno.

GUASC. E dopo un anno, mi lascereste partire?

MARIAN. Dopo un anno di matrimonio, si potrebbe facilitare.

GUASC. Io dubito, che mi lascereste partir dopo un mese.

MARIAN. Non lo credo.

GUASC. Ne son sicuro.

MARIAN. Proviamolo.

GUASC. Viene il padrone. Ne parleremo con più comodo.

MARIAN. Ah monsieur Guascogna! Il ragionamento di ora ha finito di precipitarmi. Fate di tutto... Mi raccomando... (davvero, non so quel ch'io mi dica). (parte)

 

 

 


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