Carlo Goldoni
Un curioso accidente

ATTO PRIMO

SCENA TERZA   Monsieur de la Cotterie, poi Madamigella Giannina

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SCENA TERZA

 

Monsieur de la Cotterie, poi Madamigella Giannina

 

COTT. Sentimi. Dove vai? Povero me! Guascogna.

GIANN. Avete voi bisogno di nulla?

COTT. Compatitemi. Ho bisogno del mio servitore.

GIANN. Se manca il vostro, ve ne saranno degli altri. Volete voi qualcheduno?

COTT. No, vi ringrazio. È necessario il mio per terminare il baule.

GIANN. E v'inquietate a tal segno per la fretta di terminare quest'opera così importante? Temete che vi manchi il tempo? Vi aspetta forse il corriere? Se l'aria di questo cielo non è più confacevole alla vostra salute, o per meglio dire, se il soggiorno di questa casa vi annoia, mi esibisco io stessa a servirvi per sollecitare la vostra partenza.

COTT. Madamigella, abbiatemi compassione. Non mi affliggete di più.

GIANN. S'io sapessi da che provenga questa vostra afflizione, studierei, anzi che di accrescerla, di moderarla.

COTT. Cercatene la cagione dentro di voi medesima, e non avrete necessità ch'io vel dica.

GIANN. Partite dunque per me?

COTT. Sì, per voi son costretto a sollecitare la mia partenza.

GIANN. Cotanto odiosa sono divenuta a' vostri occhi?

COTT. Oh cieli! Mai più tanto amabile mi compariste. Mai più mi ferirono gli occhi vostri più dolcemente.

GIANN. Ah! se ciò fosse vero, non vi vedreisollecito alla partenza.

COTT. S'io amassi soltanto la bellezza del vostro volto, cederei al violento amore che mi stimola a rimanere. Amo la vostra virtù, veggio in pericolo la vostra quiete, e intendo di ricompensare la bontà che mi usaste, sagrificando le più belle speranze dell'amor mio.

GIANN. Io non credo voi di sì poco spirito, che non possiate essere superiore a qualunque passione; ed è un torto che fate alla mia virtù, se mi credete incapace di resistere alle inclinazioni del cuore. Vi amai finora, senza arrossire dell'amor mio. Di tal virtuoso amore parmi che potrei compromettermi per tutto il tempo della mia vita, e non so persuadermi, che un uomo sia men capace di me di sostenere con gloria l'interna guerra delle passioni. Posso amarvi, senza pericolo. Bramerei di vedervi per mio conforto. Voi all'incontro, partir volendo violentemente, andate in traccia di una tranquillità più felice, mostrando più che l'amore, l'intolleranza. Intesi , che la speranza è il conforto di chi desidera. Chi si allontana dai mezzi, mostra curarsi poco del fine, e voi, fuggendo soffrire la tormentosa inquietudine di chi spera, manifestate o una debolezza spregievole, o una indifferenza ingiuriosa. Qualunque sia lo stimolo, che a partire vi sprona, andate pure festoso del vostro ingrato trionfo; ma vergognatevi di una crudeltà senza pari.

COTT. Ah! no, madamigella, non mi tacciate d'ingratitudine, non mi addossate la crudeltà. Credei servirvi partendo; se m'ingannai, perdonatemi; se il comandate, io resto.

GIANN. No, non fia mai che un mio comando vi sforzi: seguite gli stimoli del vostro cuore.

COTT. Il cuor mi dice ch'io resti.

GIANN. Obbeditelo senza tema e se il valore non vi abbandona, assicuratevi di mia costanza.

COTT. Che dirà vostro padre del cambiamento mio di pensiere?

GIANN. Egli era della vostra partenza poco meno di me dolente. Non è contento della vostra salute, e in fatti, sia effetto della pericolosa ferita, o di qualche afflizione del vostro animo, i medici non vi credono ristabilito, e sembra al mio genitore intempestivo il viaggio che intraprendete. Egli vi ama, e vi stima, e sarà contentissimo che rimanghiate.

COTT. Ha egli mai penetrato, ch'io abbia dell'inclinazione per voi, e che voi l'abbiate per me?

GIANN. La nostra condotta non gli diede adito di sospettare.

COTT. Possibile che mai gli sia passato per mente, che un uomo libero, che un militare possa accendersi della beltà e del merito della figliuola?

GIANN. Un uomo del carattere di mio padre facilmente si persuade dell'altrui onestà. Il cuore aperto con cui vi accolse ospite in sua casa, lo assicura di tutta la fede di un uffiziale d'onore, ed il conoscimento del mio costume lo mantiene in placidissima quiete. Non s'ingannò egli né rispetto a voi, né riguardo a me. Nacque ne' nostri cuori la dolce fiamma, ma è rispettata da noi la virtù, e non delusa la sua credenza.

COTT. E non è sperabile, che la sua bontà si pieghi ad acconsentire alle nostre nozze?

GIANN. Questo è quello ch'io vo' sperare dal tempo. Le difficoltà non dipendono dall'interesse, ma da un certo legame al costume della nazione. Se foste voi un mercante olandese, povero di fortune, ma di aspettativa mediocre, avreste a quest'ora ottenuta non sol la mia mano, ma centomila fiorini per darvi stato. Il partito di un uffiziale, cadetto di sua famiglia, si reputa qui da noi per un partito disperatissimo, e se mio padre inclinasse per se medesimo ad accordarlo, si farebbe una soggezione mortale dei parenti, degli amici e della nazione medesima.

COTT. Ma io non posso lusingarmi di migliorar condizione.

GIANN. Possono combinarsi col tempo delle circostanze a noi favorevoli.

COTT. Ponete fra queste la morte di vostro padre?

GIANN. Il ciel la tenga lontana; ma in tal caso sarei padrona di me medesima.

COTT. E volete ch'io resti in casa sua fin ch'ei vive?

GIANN. No, caro tenente, stateci fin che la convenienza il comporta. Ma non vi mostrate ansioso d'andarvene, quando avete delle buone ragioni per rimanere. Io non ispero unicamente la mia felicità dalla morte del mio genitore, ma ho motivo di lusingarmi dell'amor suo. Quest'amore convien coltivarlo, ed ogni opera esige tempo.

COTT. Adorata Giannina, quanto mai son tenuto alla vostra bontà! Disponete di me, che ne avete l'arbitrio intero. Non partirò, se voi medesima non mi direte ch'io parta. Persuadete voi il genitore a soffrirmi, ed assicuratevi, che niuna situazione al mondo può essermi più favorevole e più gradita.

GIANN. Di una sola cosa vorrei pregarvi.

COTT. Non mi potete voi comandare?

GIANN. Compatite un difetto mio, che non è stravagante in chi ama. Vi supplico non volermi dare motivi di gelosia.

COTT. Sarebbe mai possibile, ch'io cadessi in una simile trascuratezza?

GIANN. Vi dirò: madamigella Costanza frequenta più del solito da qualche giorno la nostra casa. Ella vi guarda assai di buon occhio, e vi compassiona un po' troppo. Voi siete per costume gentile, ed io qualche volta confesso la verità, ci patisco.

COTT. Userò in avvenire le più rigorose cautele, perché ella non si lusinghi, e perché voi viviate contenta.

GIANN. Ma regolatevi in modo che non apparisca né la mia gelosia, né l'affetto vostro per me.

COTT. Ah! voglia il cielo, madamigella, che esciamo un giorno d'affanni.

GIANN. Convien soffrire per meritarsi i doni della fortuna!

COTT. Sì, cara, soffrirò tutto per una sì gioconda speranza. Permettetemi ch'io cerchi il mio servitore, e che lo mandi a sospendere l'ordinazion della posta.

GIANN. Erano già ordinati i cavalli?

COTT. Sì certamente.

GIANN. Ingrato!

COTT. Compatitemi...

GIANN. Andate subito, prima che il mio genitore lo sappia.

COTT. Oh mia speranza! oh mia consolazione! Il cielo secondi le nostre brame, e diaci il premio del vero amore e della virtuosa costanza. (parte)

 

 

 


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