Carlo Goldoni
La donna di garbo

ATTO SECONDO

SCENA PRIMA

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ATTO SECONDO

 

 

 

SCENA PRIMA

 

Beatrice e Lelio

 

LEL. Ah, signora, voi mi sembrate una Venere.

BEAT. Anzi voi un bellissimo Adone.

LEL. Se qualche cosa evvi nel volio mio di pregiabile, sarà un effetto del riverbero de' vostri sguardi.

BEAT. Eh no, signore, la vostra è una originale bellezza.

LEL. Veramente, siccome preziosa voi siete, tutto è prezioso ciò che da voi dipende.

BEAT. Spiegatevi, non v'intendo.

LEL. Sino la vostra cameriera partecipa delle peregrine adorabili qualità vostre.

BEAT. Vi piace la mia cameriera?

LEL. Senza pregiudizio del vostro merito, senza confronto alla vostra condizione, non mi dispiace.

BEAT. Volete che io la faccia venire?

LEL. Il volere a me non compete.

BEAT. Ma se verrà, la vedrete voi volentieri?

LEL. Perché no?

BEAT. Eh, voi siete un cavaliere facile. Tutto v'aggrada, non è così?

LEL. Oh, sino ad un certo segno. Peraltro poi, la nobiltà de' miei pensieri prende solo di mira la sublimità di merito peregrino, né sa il sagrificante e sagrificato mio cuore porger incensi e adorazioni a un idolo di vil metallo composto.

BEAT. Credo che sagrifichereste anche a un idolo di creta e di fango, purché avesse la figura di donna.

LEL. V'ingannate, signora; io fo più conto della purità del mio affetto, che della illustre prosapia de' miei grandi avi.

BEAT. Poter del mondo! questa è una gran parità.

LEL. Voi che sapete l'antica nobiltà del mio casato, giudicate da ciò con quanta delicatezza misuri le fiamme dell'amor mio.

BEAT. Quand'è così, non potrà accendervi che un'eroina.

LEL. Ed un'eroina m'accese.

BEAT. Chi è codesta?

LEL. Eccola. Voi siete quella.

BEAT. Io? quale eroica azione ho io fatta?

LEL. Avete saputo soggiogar il mio cuore.

BEAT. Oh grande, oh bella impresa che ho fatta! non mi credea capace di tanto.

LEL. E pure ella è così. Il cuor di Lelio, che riguardò sinora tutti gli oggetti terreni come indegni delle sue adorazioni, trovò in voi l'epilogo della bellezza e della virtù; trovò in voi il magnetico incanto, che s'impossessò del mio arbitrio.

BEAT. Sarà invidiato il mio nome per tutti i secoli.

LEL. Deh, madama, ponete al cimento l'affetto mio, ponete l'oro della mia servitù nella coppella de' vostri cenni, e vedrete la purezza del mio metallo.

BEAT. Signor Lelio, volete che ci divertiamo?

LEL. Dipendo da' vostri arbitrari voleri.

BEAT. Eh , Rosaura.

 

 

 


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