Carlo Goldoni
La donna di garbo

ATTO SECONDO

SCENA QUINDICESIMA

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SCENA QUINDICESIMA

 

Dottore e detti

 

ROS. (Oimè! Ecco il signor Dottore). (da sé) No, che non si può soffrire un sì gran torto; mi maraviglio di voi.

DOTT. Che ci è di nuovo? Che cos'è questo rumore?

FLOR. (Ecco scoperta ogni cosa). (da sé)

ROS. Signore, io non posso soffrire che mi venga negata la verità. Questo vostro signor figliuolo ha delle massime troppo scolastiche. Non sa dir altro che nego maiorem, nego minorem. Che cos'è questo nego? qui totum negat, nihil probat. Bisogna distinguere: distingue textus et concordabis iura, dicono i legisti. E poi dirmi: nego suppositum? Questa è una mentita, ed io dovrò soffrirla? La soffro, perché sono in casa vostra, perché è vostro figlio, peraltro me ne farei render conto. Ma piano, piano, ci toccheremo la mano. Vi pianterò un paio d'argomenti in barbara, che non saprete da qual parte guardarvi. Se ben son donna, ne so più di voi; e da questo mio improvviso ragionamento potrete comprendere, signor Florindo, s'io so trovar mezzi termini. (parte)

 

 

 


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