Carlo Goldoni
La donna di garbo

ATTO SECONDO

SCENA SEDICESIMA

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SCENA SEDICESIMA

 

Dottore e Florindo

 

DOTT. Non l'ho detto io, ch'ella ti porrà in sacco? Sei restato come un babbione, eh? Canchero! Conviene star all'erta per trattare con esso lei.

FLOR. Eh, signor padre, siete ingannato. Colei non è qual vi credete. Vi par possibile ch'una donna, ed una donna giovane, arrivi a saper tanto? quella è una strega.

DOTT. Eh, va via, che sei pazzo.

FLOR. Io vi dico la verità: e se non volete badarmi, ve ne troverete pentito.

DOTT. Il mondo ignorante, quando vede qualche stravaganza, subito dice che il diavolo l'ha fatta. Io non credo simili scioccherie. Rosaura è savia, Rosaura è virtuosa e Rosaura, basta... so io quel che dico.

FLOR. Sarebbe mai vero ciò ch'ella stessa mi ha detto?

DOTT. Che cosa t'ha ella detto?

FLOR. Che voi la volete sposare.

DOTT. Potrebbe esser di sì.

FLOR. E fareste voi una tale pazzia?

DOTT. Qual modo di parlare è questo? Sei venuto da Pavia per far il pedante a tuo padre? Voglio fare quel che mi pare e piace. Sono il padrone.

FLOR. Ma non vedete, che questo vostro amore è un effetto delle malìe di quella fattucchiera?

DOTT. Eh, povero sciocco! è un effetto della buona maniera e del buon tratto di quella giovane. Basta, se facessi un tal passo, non porterei pregiudizio né a voi, né a vostro fratello. Ho già disposte le cose in buona maniera: abbiate giudizio e non mi fate l'uomo addosso. Domani preparatevi a ricever le visite e fare spiccare il vostro talento, se ne avete, e non fate che s'abbia a dire: Parturient montes, nascetur ridiculus mus. (parte)

 

 

 


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