Carlo Goldoni
Le donne di buon umore

ATTO TERZO

SCENA UNDICESIMA   Il Cavaliere, poi Luca, e Servitori che bel bello vanno sparecchiando la tavola

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SCENA UNDICESIMA

 

Il Cavaliere, poi Luca, e Servitori che bel bello vanno sparecchiando la tavola.

 

CAV. Voglio divertirmi con questo vecchio. (si cava il giustacore, e si mette una salvietta dinnanzi, ed una berretta in capo, ad uso di cameriere di osteria)

LUCA Chiamo, e nessun mi risponde. Che cosa è questa novità? Capperi! si è fatta una bella cena! Ed io non l'ho da sapere? Ed io non ho da mangiare? Si spende del mio, e nessuno mi dice niente? Chi è di ? Ci è nessuno?

CAV. (Si presenta colla berretta in mano)

LUCA Chi è costui, che non lo conosco?

CAV. (Fa cenno che comandi)

LUCA (Non mi ricordo mai aver avuto questo servitore al mio servigio. Se non l'avesse preso mia sorella, o mia figlia). (da sé) Chi siete voi?

CAV. (Mostra di rispondere, facendo motti con la bocca senza dir niente)

LUCA Che?

CAV. (Come sopra)

LUCA Non capisco come vi chiamate.

CAV. (Come sopra)

LUCA Parlatemi forte nell'orecchia.

CAV. (Come sopra)

LUCA (Diavolo! Che io sia diventato sordo del tutto!) (da sé) Venite da quest'altra parte.

CAV. (Passa dall'altra parte)

LUCA Venite qua, ditemi chi siete.

CAV. (Come sopra)

LUCA Dite forte.

CAV. (Mostra di gridare, e non parla)

LUCA (Povero me! Son sordo affatto. Non ci sento più niente) (da sé). Ditemi coi cenni almeno: chi siete voi? Cosa è questo bell'apparato? Chi ha fatto questa cena?

CAV. (Fa una riverenza, e parte)

LUCA Io non so se m'abbia inteso, o non m'abbia inteso: né se m'abbia risposto, o non mi abbia risposto. Possibile, che in due ore che avrò dormito, abbia indurito affatto il timpano dell'orecchio?

CAV. (Si presenta con una bottiglia, un bicchiere e una salvietta sul braccio, e gli offerisce da bere)

LUCA Io non voglio bevere; voglio sapere quello ch'è stato.

CAV. (Lo prega a cenni, che voglia bere)

LUCA Bisogna che le donne abbiano cambiato il credenziere senza che io sappia. Vorrà farmi assaggiar il vino; sentiamolo. (vuol prendere il bicchiere)

CAV. (Beve lui il vino, e facendo delle riverenze parte)

LUCA Eh, il vino non è cattivo. Un poco asciutto.

CAV. (Ritorna, mostrando di voler esser pagato)

LUCA Come? Volete esser pagato? Prima di tutto io non ho bevuto niente; e poi in casa mia averei da pagare?

CAV. (Fa cenno che non è casa sua)

LUCA Non è casa mia? E che cos'è questa, qualche osteria?

CAV. (Fa cenno di sì)

LUCA Diavolo! Non mi ricordo di aver bevuto. Ubriaco non mi par di essere. Sarebbe mai possibile che io dormissi ancora, e che questo qui fosse un sogno? Altre volte mi sono sognato delle cose che mi sembravano vere. Ma quando si sogna, non si ragiona così. Io credo di essere in un altro mondo. Vediamo un poco cos'è questo imbroglio. Mariuccia, Toffolo, Bernardino. (chiama forte)

CAV. (Fa cenno esser egli pronto a' suoi comandi)

LUCA Vorrei andare nella mia camera, fatemi un po' di lume.

CAV. (Va a prendere un lume)

LUCA Ora vedrò se è un'illusione, o se io veglio.

CAV. (Torna con candela accesa)

LUCA Se è un sogno, la candela non avrebbe a scottare. Ahi! (tocca la fiamma, e si scotta)

CAV. (Spegne il lume, e parte. I Servitori finiscono di portar via la tavola)

LUCA Aiuto! mi sono scottato, povero me. Sono rimasto all'oscuro. Mariuccia, Costanza, gente, aiuto.

 

 

 


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