Carlo Goldoni
Le donne di buon umore

ATTO TERZO

SCENA QUATTORDICESIMA   Luca, Mariuccia e detti

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SCENA QUATTORDICESIMA

 

Luca, Mariuccia e detti.

 

LUCA Cosa c'è? Chi mi vuole?

CAV. Favorisca di leggere questa carta). (forte)

LUCA Veh, veh! Questo mi pare quello che ho veduto in sogno. Chi siete voi?

CAV. Favorisca leggere questa carta. (forte)

LUCAsordo; vediamo che cosa c'è in questa carta. (si mette gli occhiali, e legge)

SILV. (Ha da restar mio fratello, quando sente che io sono sposa). (da sé)

LUCA Brava! Me ne rallegro. (verso Costanza)

COST. Compatite.

SILV. Che cosa ha da compatire? Non sono io la padrona?

LUCA Il signor Conte. Bravo! (verso il Conte)

CON. Se vi compiacete...

LUCA Che?

CON. Se mi credete degno, ve la domando in isposa.

LUCA Come?

CON. Ve la domando in isposa.

LUCA E parlasi con me a cose fatte? Meritereste, che vi dicessi un di no in faccia. (Ma questa figlia in casa non istà bene; già che vi è l'occasione, penso meglio di liberarmene; mi è nota la casa del Conte, benché forastiere, so le sue fortune, e ho inteso essere un buon figliuolo; senz'altro l'incontro è fortunato, ed è bene concluder immediate l'affare). (da sé) Sì, vi darò la dote, ma non vo' che si perda tempo, porgetele in questo punto la mano.

CON. Ecco dunque, che pieno di giubilo e di contentezza, porgo alla mia cara sposa la destra. (Colla mano passa dinanzi a Silvestra, che crede la porga a lei, e la presenta a Costanza)

SILV. Cosa fate?

CON. Do la mano alla sposa.

SILV. E chi è la sposa?

CON. La signora Costanza.

SILV. Voi la sposa?

COST. Io, sì signora. Voi siete giovane, non mancherà tempo.

SILV. Incivile, malnato, no, non mi meritate; ed io per voi non ho mai avuto né amore, né stima. (al Conte) Lo facevo per compassione, perché vi vedevo languire; ma il mio cuore, il mio affetto, era tutto rivolto a quest'amabile Cavalierino. (al Cavaliere)

CAV. Vi ringrazio, signora, voi siete ricca, io sono pover'uomo. Non ho fondi bastanti per assicurare una dote di sessant'anni.

SILV. Povera gioventù strapazzata! (si getta sopra una sedia, e resta melanconica coprendosi la faccia)

FELIC. Nicolò.

NIC. Signora.

FELIC. Venite con me, che vi ho da parlare.

NIC. Sono a servirla.

FELIC. Sentite. (parla nell'orecchio a Costanza) Vi piace? Volete che lo facciamo?

COST. (A Felicita) Sì, facciamolo pure. Tenete questa chiave, aprite il guardaroba, ritroverete un qualche abito di mio padre.

FELIC. Andiamo. (a Nicolò, prendendo la chiave da Costanza, e parte)

NIC. Come comanda. (parte)

LUCA Mariuccia.

MAR. Signore.

LUCA Mariuccia. Sei sorda?

MAR. Così va detto. Son qui, cosa mi comanda? (forte)

LUCA Fammi un piacere, tornami a dir nell'orecchio tutto quello che hanno detto finora.

MAR. Hanno detto ch'è tardi, che potete andare a dormire. (forte)

LUCA Perché non va a dormire mia sorella, che ha tre anni più di me?

SILV. Bugiardo, non è vero niente. Sono nata tanti anni dopo di voi, che posso essere vostra figlia, e poi son forte, sana e robusta, e non ho i cancherini che avete voi. (a Luca)

LUCA Cosa ha detto?

MAR. Non ho capito. (forte)

LUCA Uh, sorda!

FELIC. (Che torna) Signori, con loro buona licenza: è qui un cavalier forastiere, che vuol riverire la signora Silvestra.

SILV. Un cavalier forastiere vuol favorirmi! Anderò io ad incontrarlo.

COST. No signora, fermatevi. Pare a voi, che una fanciulla abbia da andar incontro ad un forastiere?

SILV. Sono impaziente. Presto, fatelo passare.

FELIC. Favorisca, signore. (alla scena)

LUCA Che cosa c'è? (a Mariuccia)

MAR. Non so niente.

 

 

 


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