Carlo Goldoni
Il feudatario

ATTO TERZO

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ATTO TERZO

 

 

 

SCENA PRIMA

 

Camera.

 

La Marchesa Beatrice e Rosaura

 

BEAT. Orsù, Rosaura, venite qui, parlatemi con quella ingenuità che è propria del vostro carattere, ed in me troverete uguale sincerità. Leviamoci ambedue la maschera, e senza riguardi trattiamo la nostra causa.

ROS. Signora, non mi abuserò della libertà che mi concedete; parlerò, se m'incoraggite a parlare.

BEAT. Quali sono le vostre pretensioni?

ROS. Quelle che mi vengono ispirate dal sangue e autenticate dalla cognizion di me stessa.

BEAT. Avete dunque fissato di ricorrere a sua Maestà?

ROS. Prima di presentarmi al Sovrano, ho destinato di ricorrere a un altro giudice.

BEAT. A qual tribunale?

ROS. A quello del vostro cuore. Voi siete pia, siete giusta; nasceste dama, non sapete che pensar nobilmente, e il modo con cui meco vi diportate, autentica la bontà vostra. Voi conoscete la mia ragione, a voi son noti i diritti che io serbo su questa terra. Capace non vi credo di volermi oppressa con ingiustizia, anzi voi medesima sarete il mio avvocato, la mia protezione, la mia difesa. Se io non appieno conoscessi la vostra virtù, non vi aprirei il mio cuorefacilmente, saprei anch'io dissimulare, fingere e lusingarvi. Vi conosco, di voi mi fido. Vi parlo col cuor sulle labbra, e chiedo a voi medesima giustizia, risarcimento, consiglio.

BEAT. Ora che a me dinanzi avete trattata la vostra causa, volete che io pronunzi la mia sentenza?

ROS. Pronunziatela. Con impazienza l'attendo.

BEAT. Voi siete l'erede del Marchesato di Montefosco.

ROS. E vostro figlio...

BEAT. Non può ritenerlo senza taccia d'usurpatore.

ROS. Dunque poss'io sperare di conseguirlo?

BEAT. Un giudice senza forze non può assicurarvi di più.

ROS. L'autorità della madre non potrà costringere il figlio?

BEAT. Sì, vi prometto di farlo. Florindo non è fuor di tutela. Posso disporlo, posso costringerlo al suo dovere. Non tralascierò mezzo alcuno per illuminarlo della ragione e della giustizia; e quando l'ambizione lo rendesse restio, saprò volere, saprò minacciare. Rosaura, ve lo prometto. Voi sarete la marchesa di Montefosco.

ROS. Oh Dio! mi consolate; mi colmate di giubbilo e di conforto.

BEAT. Dopo averv'io assicurata nella vostra felicità, posso sperare da voi gratitudine e ricompensa?

ROS. Vi deggio la stessa; comandatemi, e v'ubbidirò.

BEAT. Sposatevi al Marchesino mio figlio.

ROS. Non ho cuor di resistere. Troppi sono gli obblighi miei verso il generoso amor vostro. Disponete del mio cuore, della mia mano, di me medesima. Amorosissima madre, ecco a' vostri piedi l'umile vostra figlia.

BEAT. Sì, cara, sarete la mia delizia, la mia unica, la mia perfetta consolazione.

ROS. Ma oh Dio! chi mi assicura che il marchesino Florindo alle mie nozze acconsenta?

BEAT. Vi amerà, perché siete amabile; vi sposerà, perché siete nobile; apprezzerà la riguardevole dote; ascolterà i miei consigli; rispetterà il mio comando.

ROS. Deh! non fate che l'ambizione o l'interesse sieno i pronubi delle mie nozze. Se amore a me non l'unisce, pensiamo ad altro. Trovisi un espediente più onesto...

BEAT. No, Rosaura, altro mezzo non trovo per render voi contenta, senza tradire il mio medesimo sangue.

ROS. Né io posso rendermi sconoscente alla vostra bontà. Disponete di me a piacer vostro, e voglia il cielo che il cuore del figlio imiti la virtù della madre. (parte)

 

 

 


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