Carlo Goldoni
Il filosofo

PARTE SECONDA

SCENA SECONDA   Anselmo e detta.

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SCENA SECONDA

 

Anselmo e detta.

 

ANS.

Siete voi la signora... (oh m’è scappata!)

Perdonatemi in grazia: è lei la dama

Padrona della casa?

LESB.

Al suo comando.

ANS.

(Già mi vado imbrogliando).

LESB.

(Questo è un uomo davver fatto all’antica).

ANS.

Ditemi... no: mi dica...

Orsù, signora, datemi licenza,

Se volete ch’io parli,

Di poter favellar in confidenza.

LESB.

Vussignoria si serva come vuole.

ANS.

Questo vussignoria lasciar si puole;

Se parliamo tra noi,

Basta il titolo voi.

LESB.

Dunque, signor, se voi...

ANS.

Zitto in malora;

Il termine signor lasciate ancora.

LESB.

Sapete pur che adesso

Tutti i titoli son superlativi.

ANS.

Pur troppo il so benissimo

Che chi ha lustro il vestito è un illustrissimo?

Ma ditemi di grazia:

Siete voi letterata?

LESB.

Quanto basta

A un femminil talento.

ANS.

(Se è dotta quanto è vaga, ella è un portento).

Studiaste la Grammatica?

LESB.

Sicuro.

Onde per saper dir la mia ragione,

Non la cedo in astuzia a un Cicerone.

ANS.

Ancor l’Umanità?

LESB.

Per dirla schietta,

In ciò son già perfetta.

ANS.

Rettorica?

LESB.

Pensate!

Ho un’arteeccellente,

Che ognuno persuader può facilmente.

ANS.

(Quest’arte traditora

Il cor d’Anselmo ha persuaso ancora).

E la filosofia come v’aggrada?

LESB.

Mi piace la Morale,

Perché co’ suoi precetti

Par che meglio s’accosti al naturale.

ANS.

(Il cor mi sento ucciso

Dalla moralità del suo bel viso).

LESB.

Appresi dunque che talvolta un core

Per simpatia può delirar d’amore.

 

Tutti voglion che si dia

Certo amor di simpatia,

Cui non possa senza sforzo

L’uom talvolta dir di no.

 

ANS.

(Aimè, pur troppo è vero un tal precetto,

Se mirando quel volto

Introdurmi nel cor sento l’affetto).

LESB.

(Il dotto va cadendo).

ANS.

Avete messa in pratica

Ancor codesta massima?

LESB.

Signor no, perché dubito

Di far qualche sproposito.

Che se non trovo un uomo letterato,

Farei all’esser mio non lieve scorno.

ANS.

(Questa è per me: filosofia, buon giorno).

LESB.

Comodatevi, in grazia.

ANS.

Eh, non son stanco.

LESB.

Almen per compagnia.

ANS.

Oibò, pensate! il mio temperamento

Niuna cosa sa far per complimento.

 

Io non sono uno di quelli

Ganimedi pazzarelli,

Che fortuna solo chiama

Il patir per la sua dama,

E che brama

Solo ad essa soddisfar.

 

LESB.

Ma se foste invaghito

Di qualche bel sembiante,

Qual segno gli dareste

D’esser un vero amante?

ANS.

Io gli direi:

«Madonna, mi piacete,

Son vostro; se volete,

Senz’altri complimenti

Io per moglie v’accetto, ecco la mano».

LESB.

Piano, signore, piano:

Lo dite in forma tale,

Che sembra a me diretto

Questo cerimoniale.

ANS.

È vero, io sol per voi ardo d’affetto,

Onde potiam, senz’altro testimonio,

Fra di noi stabilire il matrimonio.

LESB.

Signor, voi mi burlate.

ANS.

Giuro per Aristotile...

LESB.

Oh per amor del ciel, non bestemmiate!

Ma come così presto

V’invaghiste di me?

ANS.

Credo che sia,

Questo che a voi mi lega,

Effetto natural di simpatia.

LESB.

Ma se l’arbitrio mio

Contro la simpatia fosse uno scoglio,

E amar non vi volessi?

ANS.

(Questo saria un imbroglio).

Cotanta crudeltade

Io non posso temer nel vostro core;

Diceste che l’amore

È passion natural de’ nostri petti.

LESB.

Non per tutti gli oggetti.

ANS.

È forse il mio del vostro amore indegno?

LESB.

(Or mi convien usar l’arte e l’ingegno).

ANS.

Eccovi a’ vostri piedi

Un che amar non sapea, già reso amante.

LESB.

(A onor del nostro sesso,

Un sapiente al mio piede è genuflesso).

Levatevi; non posso

Più vedervi languire;

Vostra moglie sarò, ma con un patto

Che voi non m’impediate

Seguir il mio costume.

ANS.

Anzi prometto

Di sempre secondarlo.

(So che sol nelle scienze ha il suo diletto).

LESB.

Dunque la vostra mano

Unite con la mia.

ANS.

Mi confondo, né so dov’io mi sia.

LESB.

Via, fatevi coraggio.

ANS.

Oimè, son tutto foco.

LESB.

Ecco la man.

ANS.

La mano...

LESB.

Su, stringetela.

ANS.

Piano!...

LESB.

Nella scuola d’amor non siete instrutto.

Datemi questa mano.

ANS.

Io sudo tutto.

LESB.

Voi siete mio marito.

ANS.

Voi... la... mia... mo... glie siete.

LESB.

Siete contento?

ANS.

Sì.

LESB.

Quest’è il contratto.

ANS.

Adunque, o cara...

LESB.

Il matrimonio è fatto.

ANS.

Felicissimo Anselmo,

Prodigioso scolaro! Il vostro nome?

LESB.

Lesbina è il nome mio.

ANS.

Come ! Lesbina?

LESB.

Sì.

ANS.

Siete forse quella...

LESB.

Appunto quella sono

Che con superba ingiuria

Voi chiamaste una furia.

ANS.

Oh cosa sento!

Ma dell’inganno mio già non mi pento.

Che siate questa o quella,

A me già poco importa:

Basta che agli occhi miei voi siate bella.

LESB.

Lo scolaro io fui

Da cui rimasto siete persuaso.

ANS.

Oh che bella invenzione, oh che bel caso!

Alfin siete mia moglie.

LESB.

Che vale a dir vostra fedel compagna,

Ma non già serva o schiava.

ANS.

Con quella dipendenza

Che la femmina deve al suo marito.

LESB.

Vussignoria mi scusa,

Cotanta dipendenza oggi non s’usa.

ANS.

Che vorreste voi dir?

LESB.

Che i nostri patti

Abbiam da mantener.

ANS.

E quali sono?

LESB.

Non ve li ricordate?

ANS.

Spiegatevi, di grazia.

LESB.

Che voi non v’opponiate al mio costume.

ANS.

Ben, bene, già s’intende

Di lasciarvi studiar.

LESB.

Eh, v’ingannate.

Qual è il costume mio dunque ascoltate:

 

Alle feste ed ai ridotti

Voglio andar quando mi par;

Consumar voglio le notti

Nel ballar e nel cantar.

M’intendete?

Né l’avete da vietar.

Voglio star in allegria

Poco poco in casa mia,

Ne’ ci avete da pensar.

 

ANS.

Signora moglie mia, non son sì matto:

Intendo in questo punto

Che il matrimonio sia fatto e disfatto.

LESB.

Come! sì facilmente

Mancate di parola?

ANS.

Non vuò che mi pigliate per la gola.

LESB.

Quest’è dunque l’amore

Che diceste per me sentir nel petto?

ANS.

Per voi sentivo affetto

Fino che vi credea saggia zitella;

Ma poiché vanarella

Vi scorgo come l’altre, io già mi pento

D’esservi stato amante un sol momento.

LESB.

(Ho fatta la castagna).

ANS.

Mi pareva impossibile

Una donna trovar di tal bontà,

Che non avesse in sen la vanità.

LESB.

Dunque, signor Anselmo...

ANS.

Badate a’ fatti vostri.

LESB.

Non mi volete più?

ANS.

No certamente!

LESB.

Perché così crudel?

ANS.

Donna imprudente!

 

LESB.

Pentita son del fallo.

ANS.

Andate, andate al ballo.

LESB.

Per voi son tutta foco.

ANS.

Andate, andate al gioco.

LESB.

Se voi non vi placate,

Il duol m’ucciderà.

ANS.

Al gioco, al ballo andate,

Che tutto passerà.

LESB.

ostinato?

ANS.

Ostinatissimo.

LESB.

crudele?

ANS.

Crudelissimo.

LESB.

Ite dunque alla malora.

ANS.

All’inferno va tu ancora.

LESB.

Ti conosco, tu sei pazzo.

ANS.

Men strapazzo, più rispetto.

LESB.

Oh guardate il bel soggetto!

ANS.

Oh di grazia, che signora!

LESB.

Oh che vezzo che innamora!

ANS.

Mai più donne.

LESB.

Mai più matti.

ANS.

Va all’abisso.

LESB.

Alla malora.

a due

Vanne, fuggi via di qua.

 

Fine dellIntermezzo.

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