Carlo Goldoni
La guerra

ATTO SECONDO

SCENA OTTAVA   Don Polidoro e detti

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SCENA OTTAVA

 

Don Polidoro e detti

 

POLID. Signor alfiere, l'ha saputa la novità?

FAU. Si è forse dichiarata la pace?

POLID. Che pace? che pace? Guerra, guerra, e vorrei io viver tanto, quanto durerà questa guerra.

FLO. Ma che novità siete voi venuto a recarci?

POLID. La novità è questa. Don Egidio vostro padre, il castellano della fortezza assediata, ha esposto bandiera bianca, per volersi arrendere e capitolare; ma vuol pretendere tutti gli onori militari possibili: vuol bandiere spiegate, tamburo battente, carri coperti e cento altre cose, e il nostro Generale non gliene vuole accordare nessuna; e non se ne farà altro, e si tornerà a battere la Fortezza, e si darà l'assalto alla piazza, e si prenderà a discrezione, e si darà il saccheggio, e si darà il saccheggio. (con allegria)

FLO. Ah don Faustino, tornerete voi a lasciarmi? Tornerete voi al cimento? Vi esporrete di nuovo all'azzardo d'infierire contro il povero mio genitore?

FAU. Donna Florida, non so che dire. Voi conoscete il mio cuore: noti vi sono i miei sentimenti. Approvaste voi stessa, e virtú chiamaste il modo mio di pensare; vogliano i fati, che l'onor mio non esiga il sagrifizio della mia passione.

FLO. Eccomi nuovamente precipitata nel cupo seno delle sventure.

FAU. Deh non vi affliggete cotanto, e non cercate d'indebolire la mia costanza.

POLID. Signor alfiere.

FAU. Che cosa volete? (a don Polidoro, con alterezza)

POLID. Perdoni. È vero che Marte e Venere sono stati amici; ma si ricordi bene che Marte fu colto in rete, e gli si fecero le fischiate.

FAU. Che vorreste dire per ciò? Parlate meglio di me; pensate meglio di un cavaliere e di un uffiziale d'onore: amo una dama, che merita di essere amata, né dubito che l'amor mio possa esser deriso, poiché la virtú non abbandona il mio cuore. Son conosciuto all'armata. È cognito il mio valore, ho dato prove del mio coraggio, né mi può essere rimproverata l'onesta fiamma che nel mio seno coltivo. Voi arditamente parlaste, e saprei ben anco mortificarvi, se non rispettassi il tempo e il luogo in cui siamo. Io venni a combattere per la gloria, voi siete al campo per l'interesse; la dei nostri principii, e dell'esser nostro, fa che voi conoscete male il vostro dovere, e che io per mio decoro vi risparmi ora quella mercede che meritate. Ma se avrete piú ardire di frammischiarvi in cosa che mi appartenga, troncherò gli argini alla sofferenza, e saprò farvene amaramente pentire.

POLID. Benissimo.

FAU. Donna Florida, permettete ch'io parta. Lasciate ch'io vada a rilevar con piú fondamento ciò che a noi ha recato una voce sospetta. Non vi abbandonate intieramente al dolore; sperate, , sperate nel cielo, confidatevi nella clemenza dei numi, ed assicuratevi dell'amor mio. (parte)

FLO. Speranze infide! funesto amore! peripezie dolorose! Nacqui sotto un astro infelice: ho da penar fin ch'io viva; ed un momento di bene mi viene con successive amarezze ricompensato. Miserabile vita! crudel destino! immutabile condizion del mio fato! (piangendo parte)

POLID. Benissimo. Ella vorrebbe la pace, ed io vorrei che continuasse la guerra. Cosí vanno tutte le cose di questo mondo: chi ne desidera una, chi ne desidera un'altra. Per esempio, quel contadino vuol seminare, vorrebbe che la pioggia gl'inumidisse il terreno; quell'altro vuol battere il grano, vorrebbe che fosse sole. Un marinaro che vuol andar in levante, brama il borino; un altro vuol andar in ponente, brama il scirocco. Una donna che ha degli abiti per comparire, vorrebbe sempre bel tempo. I commedianti vorrebbero che tutto il mondo andasse al teatro, i giocatori al ridotto, i sonatori al ballo. In somma disse bene colui che disse:

 

Vari sono degli uomini i capricci:

A chi piace la torta, a chi i pasticci. (parte)

 

 

 


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