Carlo Goldoni
La donna di testa debole

ATTO TERZO

SCENA TERZA

Precedente

Successivo

Link alle concordanze:  Normali In evidenza

I link alle concordanze si evidenziano comunque al passaggio

SCENA TERZA

 

Don Pirolino e detti; poi il Servitore di Pantalone

 

PIR. Servitor umilissimo di lor signori.

PANT. Cossa fala qua, patron?

PIR. Vale, domina zia.

VIO. Valete, nepos.

PANT. Cossa diavolo diseli?

PIR. Vale, domine Pantaleo de Necessitatibus.

PANT. Vorla fursi dir Pantalon de' Bisognosi?

PIR. Maxime.

PANT. Sior Massimo e siora Massima, mi no gh'ho bisogno dei so mattezzi; le farà ben andar a spuar latini fora de casa mia; mi no gh'ho né acqua, né fien, da pascolar sta sorte de virtuosi.

PIR. Io son qui per un affar di premura. Ho trovato il servitore del notaro attuario della vostra causa. D'ordine del suo padrone mi ha dato questo foglio. Mi ha detto che lo dia a voi o al signor Pantalone, che poi sarà qui egli in persona post prandium. (a donna Violante)

VIO. Intendete? Sarà qui dopo pranzo. (a Pantalone)

PANT. Cossa contien quella carta?

PIR. Per quel che mi ha detto il servitor del notaro, questa è la copia della sentenza uscita calda calda a judice pro tribunali sedente.

VIO. Dal giudice che sedeva sul tribunale: avete capito? (come sopra)

PANT. Donca la causa xe terminada. La sentenza xe dada.

PIR. Ergo, la sentenza è data.

PANT. Ergo chi l'ha vadagnada? (a don Pirolino)

VIO. Oh cieli! l'abbiamo noi guadagnata? (a don Pirolino)

PIR. Basta leggere la sentenza, e si saprà.

PANT. No l'avè letta? (a don Pirolino)

PIR. Io no. Nec oculus in carta, nec manus in arca.

PANT. Cossa alo dito mo adesso? (a donna Violante)

VIO. Ha detto benissimo. Guardate presto se abbiamo vinto (a don Pirolino)

PIR. Signora zia, la causa è perduta.

PANT. L'avemo persa? Con che fondamento lo disela?

VIO. Don Pirolino, con qual fondamento lo dite voi?

PIR. Ecco qui le tremende parole: Domina Violante de Bisognosi partem adversam condemnando.

PANT. Cossa mo vorlo dir?

VIO. Non l'intendete? Io sono la condannata. (a Pantalone)

PANT. Pussibile che la sia cussì!

PIR. La mettereste in dubbio? Chi sono io? Un babbuino?

PANT. Me par ancora impussibile. El dottor Balanzoni, che ne defende, ha sempre dito che gh'avemo rason; che el giudice l'intende in nostro favor. Ma sto no vegnir élo a portarme la niova della sentenza, me mette in qualche sospetto. Oe, ghnissun de ?

SERV. La comandi.

PANT. Vardè mo se fusse a casa el sior dottor Balanzoni; diseghe ch'el favorissa de vegnir da mi, se el pol, o che el m'aspetta, che vegnirò mi da élo.

SERV. L'ho veduto poco fa dalla finestra entrare nel di lui studio.

PANT. Andè donca, e diseghe quel che v'ho dito.

SERV. Vado subito. (parte)

PIR. Signora zia, tenete la vostra sentenza. Parliamo di una cosa che preme più.

PANT. Cossa ghe pol esser de mazor premura? Ghe disè gnente una perdita de sta sorte? Me par ancora impussibile.

PIR. V'ha detto nulla la signora zia? (a Pantalone)

PANT. De cossa?

PIR. Non gliel'avete detto al signor Pantalone? (a donna Violante)

VIO. Che cosa?

PIR. Non gliel'avete voi detto, ch'io sono innamorato come una bestia, e che la mia bella vocatur Elvira?

PANT. Donna Violante no me l'ha dito, ma l'ho savesto, patron; e mi ve rispondo, che mia nezza no la xe nassua per far razza de matti.

PIR. Heu me miser!

PANT. E in sta casa me farè servizio a no ghe vegnir. Avè rovinà el cervello a donna Violante, no vorria che fessi l'istesso con mia nezza Elvira. M'aveu inteso, sior?

PIR. Heu me miser! Si vales, bene est, ego quidem valeo. (parte)

 

 

 


Precedente

Successivo

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (VA1) - Some rights reserved by Èulogos SpA - 1996-2009. Content in this page is licensed under a Creative Commons License