Carlo Goldoni
Il filosofo inglese

ATTO QUINTO

SCENA SECONDA

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SCENA SECONDA

 

Madama Saixon e monsieur Lorino.

 

M.SA.

(Esce di casa, e si avvia alla bottega del caffè, in aria di sdegno.)

LOR.

Madama. (seguitandola, e offerendole il braccio.)

M.SA.

Cosa ci è?

LOR.

Vi servo, se volete.

M.SA.

Ho altro per il capo. (seguita a camminare.)

LOR.

Madama, cosa avete?

M.SA.

Per causa di Jacobbe ho da esser maltrattata?

Questa è la prima volta che Saixon mi ha sgridata.

Minaccie a una mia pari? Dirmi ch'io non comando?

Mostrarmi anche il bastone? L'affronto è memorando.

LOR.

Monsieur vostro marito alzò dunque il bastone?

M.SA.

Non l'alzò, l'ha mostrato. (con ira.)

LOR.

Tutt'un...

M.SA.

Siete un buffone.(irata.)

LOR.

Madama è compitissima in tutti i detti suoi,

Ma vincere e lasciarmi?...

M. SA.

Voglio un piacer da voi.

LOR.

Imponete. Son qui...

M. SA.

Dal vostro stile ardito

Una satira voglio contro di mio marito.

Fra gli altri sentimenti, dite che alzar le mani

Contro la propria moglie sono azion da villani.

LOR.

Dunque le mani alzò.

M. SA.

Non è ver, non l'ha fatto;

Ma voglio dell'affronto vendetta ad ogni patto.

Monsieur Lorino, a voi.

LOR.

Madama, non vorrei...

cadesse la minaccia sul fil de' lombi miei.

M.SA.

Non si saprà.

LOR.

Badate.

M.SA.

Scrivete con del foco;

Mi scorderò per questo le tre ghinee del gioco.

LOR.

A tanta gentilezza non posso dir di no.

(Tre ghinee risparmiate, e poi profitterò). (da sé.)

Un solito prodigio farò colla mia mente;

Vado a compor dentro estemporaneamente. (entra nella bottega del caffè.)

 

 

 


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