Carlo Goldoni
La locandiera

ATTO TERZO

Scena Dodicesima. Il Marchese, poi il Conte

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Scena Dodicesima. Il Marchese, poi il Conte

 

MARCHESE: Oh povero Marchese di Forlipopoli! Ho donata una boccetta d'oro, che val dodici zecchini, e l'ho donata per princisbech. Come ho da regolarmi in un caso di tanta importanza? Se recupero la boccetta dalla Contessa, mi fo ridicolo presso di lei; se Mirandolina viene a scoprire ch'io l'abbia avuta, è in pericolo il mio decoro. Son cavaliere. Devo pagarla. Ma non ho danari.

CONTE: Che dite, signor Marchese, della bellissima novità?

MARCHESE: Di quale novità?

CONTE: Il Cavaliere Selvatico, il disprezzator delle donne, è innamorato di Mirandolina.

MARCHESE: L'ho caro. Conosca suo malgrado il merito di questa donna; veda che io non m'invaghisco di chi non merita; e peni e crepi per gastigo della sua impertinenza.

CONTE: Ma se Mirandolina gli corrisponde?

MARCHESE: Ciò non può essere. Ella non farà a me questo torto. Sa chi sono. Sa cosa ho fatto per lei.

CONTE: Io ho fatto per essa assai più di voi. Ma tutto è gettato. Mirandolina coltiva il Cavaliere di Ripafratta, ha usato verso di lui quelle attenzioni che non ha praticato né a voi, né a me; e vedesi che, colle donne, più che si sa, meno si merita, e che burlandosi esse di che le adora, corrono dietro a chi le disprezza.

MARCHESE: Se ciò fosse vero... ma non può essere.

CONTE: Perché non può essere?

MARCHESE: Vorreste mettere il Cavaliere a confronto di me?

CONTE: Non l'avete veduta voi stesso sedere alla di lui tavola? Con noi ha praticato mai un atto di simile confidenza? A lui biancheria distinta. Servito in tavola prima di tutti. Le pietanze gliele fa ella colle sue mani. I servidori vedono tutto, e parlano. Fabrizio freme di gelosia. E poi quello svenimento, vero o finto che fosse, non è segno manifesto d'amore?

MARCHESE: Come! A lui si fanno gl'intingoli saporiti, e a me carnaccia di bue, e minestra di riso lungo? Sì, è vero, questo è uno strapazzo al mio grado, alla mia condizione.

CONTE: Ed io che ho speso tanto per lei?

MARCHESE: Ed io che la regalava continuamente? Le ho fino dato da bere di quel vino di Cipro così prezioso. Il Cavaliere non avrà fatto con costei una minima parte di quello che abbiamo fatto noi.

CONTE: Non dubitate, che anch'egli l'ha regalata.

MARCHESE: Sì? Che cosa le ha donato?

CONTE: Una boccettina d'oro con dello spirito di melissa.

MARCHESE: (Oimè!) (Da sé.) Come lo avete saputo?

CONTE: Il di lui servidore l'ha detto al mio.

MARCHESE: (Sempre peggio. Entro in un impegno col Cavaliere). (Da sé.)

CONTE: Vedo che costei è un'ingrata; voglio assolutamente lasciarla. Voglio partire or ora da questa locanda indegna.

MARCHESE: Sì, fate bene, andate.

CONTE: E voi che siete un cavaliere di tanta riputazione, dovreste partire con me.

MARCHESE: Ma... dove dovrei andare?

CONTE: Vi troverò io un alloggio. Lasciate pensare a me.

MARCHESE: Quest'alloggio... sarà per esempio...

CONTE: Andremo in casa d'un mio paesano. Non ispenderemo nulla.

MARCHESE: Basta, siete tanto mio amico, che non posso dirvi di no.

CONTE: Andiamo, e vendichiamoci di questa femmina sconoscente.

MARCHESE: Sì, andiamo. (Ma come sarà poi della boccetta? Son cavaliere, non posso fare una malazione). (Da sé.)

CONTE: Non vi pentite, signor Marchese, andiamo via di qui. Fatemi questo piacere, e poi comandatemi dove posso, che vi servirò.

MARCHESE: Vi dirò. In confidenza, ma che nessuno lo sappia. Il mio fattore mi ritarda qualche volta le mie rimesse...

CONTE: Le avete forse da dar qualche cosa?

MARCHESE: Sì, dodici zecchini.

CONTE: Dodici zecchini? Bisogna che sia dei mesi, che non pagate.

MARCHESE: Così è, le devo dodici zecchini. Non posso di qua partire senza pagarla. Se voi mi faceste il piacere...

CONTE: Volentieri. Eccovi dodici zecchini. (Tira fuori la borsa.)

MARCHESE: Aspettate. Ora che mi ricordo, sono tredici. (Voglio rendere il suo zecchino anche al Cavaliere). (Da sé.)

CONTE: Dodici o tredici è lo stesso per me. Tenete.

MARCHESE: Ve li renderò quanto prima.

CONTE: Servitevi quanto vi piace. Danari a me non ne mancano; e per vendicarmi di costei, spenderei mille doppie.

MARCHESE: Sì, veramente è un'ingrata. Ho speso tanto per lei, e mi tratta così.

CONTE: Voglio rovinare la sua locanda. Ho fatto andar via anche quelle due commedianti.

MARCHESE: Dove sono le commedianti?

CONTE: Erano qui: Ortensia e Dejanira.

MARCHESE: Come! Non sono dame?

CONTE: No. Sono due comiche. Sono arrivati i loro comnpagni, e la favola è terminata.

MARCHESE: (La mia boccetta!). (Da sé.) Dove sono alloggiate?

CONTE: In una casa vicino al teatro.

MARCHESE: (Vado subito a ricuperare la mia boccetta). (Da se, parte.)

CONTE: Con costei mi voglio vendicar così. Il Cavaliere poi, che ha saputo fingere per tradirmi, in altra maniera me ne renderà conto. (Parte.)

 


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