Carlo Goldoni
I malcontenti

ATTO SECONDO

SCENA DECIMA

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SCENA DECIMA

 

Il signor Geronimo, poi il Procuratore

 

GERON. Costui ha letto il teatro inglese, e s'è innamorato dello stile di Sachespir. Chi sa se averà preso il buono o il cattivo di quest'autore?

PROC. Si può riverirla, signor Geronimo?

GERON. Oh signor dottore, favorisca. È padrone. Che buon vento? Quant'è che non ci vediamo?

PROC. Ella ha i suoi affari, io ho i miei. Per altro non manco del mio rispetto, e dove potessi obbedirla...

GERON. Lasciamo le cerimonie e parliamoci da buoni amici. Vi occorre nulla?

PROC. Sarebbe ella in grado d'impiegare un migliaio di scudi?

GERON. Perché no? anche duemila, se l'occasione è buona.

PROC. L'investita è sicurissima. I fondi sono liberi, liberissimi, e i debiti notificati non coprono che la metà dello stato del debitore.

GERON. Vediamo i fondamenti, vediamo le scritture che occorrono...

PROC. Tutto è in mano mia, signore. Io difendo la casa ch'è molti anni, e vi assicuro che troverete le cose in chiaro.

GERON. Siete un uomo onesto, lo so benissimo. Con voi si può trattare a occhi serrati.

PROC. Quanto volete voi d'interesse?

GERON. L'onesto, il giusto, caro signor dottore; mi rimetterò a voi.

PROC. Più del cinque per cento non si può fare.

GERON. Mi contento del quattro e mezzo; al giorno d'oggi si dura fatica a trovar da investire con sicurezza e il denaro in cassa non frutta.

PROC. La persona che cerca i mille scudi, siccome ne ha bisogno, non guarderà dal quattro e mezzo al cinque. Se fosse in altre mani, pagherebbe anche il dieci.

GERON. Guai a coloro che fanno simili negozi usuratici, indegni. È una crudeltà, una ladroneria profittare delle miserie altrui, e dar mano alla rovina delle persone. Pur troppo si sentono cose che fanno inorridire. Chi presta col pegno in mano e coll'usura palliata. Chi ad interesse coll'utile sfacciato di venticinque o trenta per cento. Chi i zecchini in imprestito a trenta paoli l'uno. Ma all'ultimo, signor dottore, il diavolo porta via ogni cosa; e dice il proverbio, quel che vien di ruffa in raffa, se ne va di buffa in baffa.

PROC. Verissirmo, signor Geronimo, verissimo. E se quanti ne hanno mangiato per questa strada al povero galantuono, che ora ha bisogno dei mille scudi!

GERON. Chi è egli?

PROC. Sapete chi è? Il signor Ridolfo, che sta qui sopra di voi.

GERON. Il signor Ridolfo?

PROC.signore

GERON. Amico caro, compatitemi. Io non gli voglio dar niente.

PROC. Per qual ragione? V'assicuro io che vedrete le cose chiare.

GERON. No certo; a lui non do denari per assoluto.

PROC. Avete inimicizia con il signor Ridolfo?

GERON. Sono inimico del suo modo di vivere, del suo costume, della sua mala condotta; e non voglio io coi miei denari contribuire alle sue pazzie. Mille scudi? se li spende tutti in un mese in villeggiatura.

PROC. Non li prende per questo; ma per pagar i suoi debiti.

GERON. Tralasci di andar in villa. Moderi le sue spese, si metta in un poco d'economia, e potrà pagare i suoi debiti, senza aggravarsi d'un altro peso di quarantacinque scudi di censo.

PROC. Dite bene, signore; ma se non glieli date voi, glieli darà un altro.

GERON. E bene? Se si vuol rovinar, si rovini. Ma io non ne voglio parte.

PROC. Mi dispiace che il povero signore ha tutto disposto per andar in campagna. Ha perfino mandato i letti questa mattina, ed ora è circondato dai creditori; e se non paga...

GERON. Suo danno, impari a misurare l'uscita coll'entrata; e poi, sapete che cosa mi hanno fatto il signor Ridolfo e la garbatissima sua sorella? Hanno sedotto i miei nipoti ad andare in villa a dispetto mio. Oh, se non ci andassero nemmeno loro, affé di mio, questa volta l'avrei ben caro.

PROC. Certo non istà bene che vada la signora Felicita in compagnia dove vi son de' giovani.

GERON. E giovani di che taglia! Dite, signor dottore, vorrei disfarmene di questa nipote in casa.

PROC. Quanto le volete dare di dote?

GERON. Secondo il partito. Sino a dodici mille scudi le darei, se si trovasse da collocarla bene.

PROC. L'avrei un buon partito io.

GERON. Ne ho avuti quattro sinora.

PROC. Chi son eglino? Li conosco io?

GERON. Non me ne ricordo bene di tutti. Ho i nomi entro dello scrittoio.

PROC. Vediamoli. Vi dirò il mio parere.

GERON. Sì, caro signor dottore. Parlando si fa tutto.

 

 


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