Carlo Goldoni
Il Moliere

ATTO SECONDO

SCENA DODICESIMA

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SCENA DODICESIMA

 

Moliere e poi Leandro.

 

MOL.

Sì, sì, fra poco i’ spero veder le donne irate

Per opra di Valerio alla ragion tornate.

Ma come in un momento cambiossi madre e figlia?

E fin la serva istessa? Qualch’empio le consiglia.

Qualch’empio seduttore le rese a me discordi;

Ma farò, se lo scopro, che di me si ricordi.

LEAN.

Molier, le tue bottiglie gettar puoi tu nel fiume.

Ah, ne ho bevute un paio, che incanteriano un nume.

Il tuo Borgogna amaro non mi è piaciuto un fico.

Oh, che vin di Sciampagna bevuto ho da un amico!

Con due fette di pane salato e abbrustolato,

Tracannai due bottiglie di vino prelibato.

MOL.

Buon pro vi faccia. (Oh donne! oh donne indiavolate!)

LEAN.

Forte, schiumoso e bianco...

MOL.

Oh ciel! Voi m’annoiate.

LEAN.

Ecco qui; maledetta la vostra ipocondria;

Cogli orsi siete degno di stare in compagnia.

Eh, non pensate a nulla, fate il vostro mestiere:

Ogni due versi, o quattro, bevetene un bicchiere,

E dopo d’ogni scena, una bottiglia almeno,

E terminando ogni atto, un grosso fiasco pieno.

Indi, finita l’opra, se stanco è l’intelletto,

Bevete, e poscia andate caldo dal vino a letto.

Il vino è quel che accende la nostra fantasia:

Pel comico poeta vi vuol dell’allegria.

MOL.

Se aveste da comporre dei versi, o delle prose,

Oh sì, col vostro vino fareste le gran cose!

LEAN.

Eh, s’io compor dovessi, opre farei più amene:

Non già come le vostre di freddure ripiene.

Poiché, Molier mio caro, per dir la cosa schietta,

Nelle commedie vostre vi è sempre la burletta.

Staccar non vi potete dal basso e dal triviale;

Il vostro stile è buono, ma non è sempre eguale.

MOL.

Io soffro da un amico esser ripreso, e taccio.

Vario è il mio stile, è vero, ma a caso non lo faccio.

Io parlo agli artigiani, io parlo ai cavalieri;

A ognun nel suo linguaggio parlar fa di mestieri.

Onde in un’opra istessa usando il vario stile,

Piace una scena al grande, piace una scena al vile.

Se per la gloria sola l’opere mie formassi,

E di piacer a tutti per l’util non curassi,

Con tempo e con anch’io forse potrei

D’alto sonoro stile ornare i versi miei.

LEAN.

Oh, se a me l’opre vostre aveste confidate,

Quanto sarian migliori, quanto men criticate!

MOL.

Oh, se ascoltar volessi i bei suggerimenti,

Che ognor dati mi sono da fertili talenti,

Ogn’opra ch’io facessi, almeno almen dovrei

Da capo a piè rifarla tre, quattro volte, o sei.

Onde, se nol sapete, questo è lo stile mio:

Ascolto sempre tutti, e fo quel che vogl’io. (parte)

LEAN.

Che diavolo! quest’oggi, e non ho ancor pranzato,

Non posso stare in piedi, ho un sonno inusitato.

Nella vicina stanza io vedo un canapè;

Pel sonno che mi opprime, egli è opportuno, affè.

Riposerò sin tanto che il suono del bicchiere

Mi desti; e s’egli pranza, pranzerò con Moliere. (parte)



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