Carlo Goldoni
Pamela maritata

ATTO SECONDO

SCENA SESTA   Milord Bonfil e detti

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SCENA SESTA

 

Milord Bonfil e detti.

 

BONF. Perfidi, sugli occhi miei?

ART. A che vi trasporta la gelosia?

BONF. Che cosa v'interessa per lei? (ad Artur)

ART. Un cavalier d'onore dee difendere l'innocenza.

BONF. Siete due mancatori.

ART. Voi non sapete quel che vi dite.

PAM. Permettetemi ch'io possa almeno parlare.

BONF. Non ascolto le voci di una femmina menzognera.

PAM. In che ho mancato, signore?

BONF. Questo nuovo colloquio giustifica le vostre male intenzioni.

PAM. Potrete riconoscere da questo foglio... (presenza(presenta a Bonfil il viglietto avuto da Artur)

BONF. (Prende il viglietto e lo straccia) Non vo leggere altri viglietti; ne ho letto uno che basta. Così non l'avessi letto; così non vi avessi mai conosciuta!

PAM. Ma questa poi, compatitemi, è una crudeltà.

ART. È un procedere senza ragione.

BONF. Come! non ho ragione di risentirmi, trovandovi soli in questa camera per la seconda volta in un sospettoso colloquio?

ART. Io ci venni da voi chiamato.

BONF. E voi perché ci veniste? (a Pamela)

PAM. Per attendervi, per parlarvi, per supplicarvi di credermi, e di aver compassione di me.

BONF. Non la meritate.

ART. Voi siete un cieco, che ricusa d'illuminarsi.

BONF. Le vostre imposture non mi getteranno la polve negli occhi.

ART. Giuro al cielo; l'onor mio non regge a simili ingiurie.

BONF. Se vi chiamate offeso, ho la maniera di soddisfarvi.

PAM. Deh per amor del cielo...

BONF. Partite. (a Pamela)

PAM. Caro sposo.

BONF. Non ardite più di chiamarmi con questo nome.

PAM. Che sarà di me sventurata?

BONF. Preparatevi ad un vergognoso ripudio.

PAM. No; dite piuttosto ch'io mi prepari alla morte. Non sarà vero ch'io soffra un insulto non meritato. Tre cose amo in questa vita: voi, mio padre, e il mio onore. Fra voi e mio padre potreste disputare nel cuor mio il primo luogo; ma l'onore vi supera tutti due, e se in grazia vostra sarei disposta a soffrir moltissimo, quando trattasi dell'onore, non soffro niente. Condannatemi a qualunque pena, riconoscerò voi solo per mio sovrano; ma se col ripudio tentate disonorarmi, saprò ricorrere a chi può più di voi. Siete di me pentito? soddisfatevi colla mia morte. Sì, morirò, se così vi aggrada, ma vo' morir vostra sposa; ma vo' morire onorata. (parte)

 

 

 


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