Carlo Goldoni
Pamela maritata

ATTO TERZO

SCENA DECIMA   Pamela, madama Jevre e detti

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SCENA DECIMA

 

Pamela, madama Jevre e detti.

 

PAM. (No, Jevre, non ricuso umiliarmi ai miei stessi nemici, ma dubito sarà inutile ancor questo passo). (piano a Jevre)

JEV. (Lo stato miserabile in cui vi trovate, vi obbliga a tentare ogni strada). (piano a Pamela)

ERN. (Eccola. Poverina!) (a miledi)

MIL. (Pare che si vergogni a raccomandarsi). (ad Ernold)

JEV. (Fatevi animo, e non dubitate). (a Pamela, e parte)

ERN. Via, madama, venite innanzi: di che avete paura? (a Pamela)

PAM. La situazione, in cui mi ritrovo, mi avvilisce e mortifica al maggior segno. Se potessi lusingarmi di esser creduta innocente, mi getterei a' vostri piedi a domandarvi pietà, ma dubitando che nell'animo vostro si nutrisca il sospetto della mia reità, non so se più mi convenga il tacere, o il giustificarmi.

ERN. (E pur è vero: una bella donna languente comparisce ancora più bella). (da sé)

MIL. Pamela, quando si vuol ottenere una grazia, convien meritarla, principiando dal dire la verità. Confessate la vostra passione per milord Artur, e fidatevi di essere da me compatita.

PAM. Ah no, non sarà mai ch'io voglia comprare ad un sì vil prezzo la mia fortuna. Amo unicamente il mio sposo, ho amato sempre lui solo; l'amerò sin ch'io viva; l'amerò, benché mi voglia esser nemico. Sarà mio, benché da sé mi discacci, sarò sua, benché mi abbandoni; e morendo ancora, porterò costantemente al sepolcro quella dolce catena, che mi ha seco lui perpetuamente legata.

MIL. La vostra ostinazione moltiplica le vostre colpe.

PAM. La vostra diffidenza oltraggia la mia onestà.

MIL. Siete venuta a contendere, o a raccomandarvi?

PAM. Mi raccomando, se mi credete innocente. Mi difendo, se rea volete suppormi.

MIL. Pensate meglio a voi stessa, e non irritate il vostro destino.

PAM. Il destino mi può volere infelice, ma non potrà macchiare la purità del mio cuore.

MIL. Il vostro cuore occulta l'infedeltà sotto la maschera dell'orgoglio.

PAM. Ah verrà un giorno, in cui queste vostre mal fondate espressioni vi faranno forse arrossire.

MIL. Orsù, non ho più animo per tollerarvi.

PAM. Partirò per non maggiormente irritarvi.

ERN. No, trattenetevi ancora un poco. Miledi, qualche cosa abbiamo da far per lei.

MIL. Ella non merita che di essere abbandonata. Un errore si compatisce; l'ostinazion si condanna. (parte)

 

 

 


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