Carlo Goldoni
Pamela nubile

ATTO PRIMO

SCENA VI   Bonfil dalla porta comune, e detta

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SCENA VI

 

Bonfil dalla porta comune, e detta.

 

PAM. (Oimè! Ecco il padrone.)

BON. (Sono impaziente.) Pamela, avete veduto madama Jevre?

PAM. Da che vi lasciai, non l'ho veduta.

BON. Doveva parlarvi.

PAM. Sono pochi momenti che da voi, signore, mi licenziai.

BON. Dite che siete da me fuggita. Mi scordai di dirvi una cosa importante.

PAM. Signore, permettetemi che io chiami madama Jevre.

BON. Non c'è bisogno di lei.

PAM. Ah signore! Che volete che dica il mondo?

BON. Non può il padrone trattare colla cameriera di casa?

PAM. In casa vostra non istò bene.

BON. Perchè?

PAM. Perchè non avete dama, a cui io abbia a servire.

BON. Senti, Pamela, miledi Daure mia sorella vorrebbe che tu andassi al suo servizio. V'anderesti tu di buona voglia?

PAM. Signore, voi potete disporre di me.

BON. Voglio sapere la tua volontà.

PAM. Si contenterà ella della poca mia abilità? Miledi è delicata, ed io sono avvezza a servire una padrona indulgente.

BON. Per quel ch'io sento, non ci anderesti contenta.

PAM. (Convien risolvere). Sì signore, vi anderò contentissima.

BON. Ed io non voglio che tu ti allontani dalla mia casa.

PAM. Ma per qual causa?

BON. Mia madre ti ha lasciata in custodia mia.

PAM. Se vado con una vostra sorella, non perdo l'avvantaggio della vostra protezione.

BON. Mia sorella è una pazza.

PAM. Perchè dunque, perdonatemi, me l'avete proposta?

BON. Per sentir ciò che mi rispondevi.

PAM. Potevate esser sicuro che avrei detto di sì.

BON. Ed io mi lusingava che mi dicessi di no.

PAM. Per qual ragione, signore?

BON. Perchè sai ch'io ti amo.

PAM. Se questo è vero, signore, andrò più presto a servire vostra sorella.

BON. Crudele, avresti cuore di abbandonarmi?

PAM. Voi parlate in una maniera che mi fa arrossire e tremare.

BON. Pamela, dammi la tua bella mano.

PAM. Non l'avrete più certamente.

BON. Ardirai contradirmi?

PAM. Ardirò tutto, pel mio decoro.

BON. Son tuo padrone.

PAM. Sì, padrone, ma non di rendermi sventurata.

BON. Meno repliche: dammi la mano.

PAM. (chiama forte) Madama Jevre?

BON. Chetati.

PAM. M'accheterò, se partite.

BON. Impertinente! (s'avvia verso la porta comune)

PAM. Lode al cielo, egli parte.

BON. ( la porta, e torna da Pamela)

PAM. (da ) (Cielo, ajutami.)

BON. Chi son io, disgraziata? Un demonio che ti spaventa?

PAM. Siete peggio assai di un demonio, se m'insidiate l'onore.

BON. Via, Pamela, dammi la mano.

PAM. No certamente.

BON. La prenderò tuo malgrado.

PAM. Solleverò i domestici colle mie strida.

BON. Tieni, Pamela, eccoti cinquanta ghinee, fanne quello che vuoi.

PAM. La mia onestà vale più che tutto l'oro del mondo.

BON. Prendile, dico.

PAM. Non fia mai vero.

BON. Prendile, fraschetta, prendile; che, giuro al cielo, mi sentirai bestemmiare.

PAM. Le prenderò con un patto, che mi lasciate dire alcune parole senza interrompermi.

BON. Sì, parla.

PAM. Mi lascerete voi dire?

BON. Te lo prometto.

PAM. Giuratelo.

BON. Da cavaliere.

PAM. Vi credo; prendo le cinquanta ghinee, e sentite ciò che sono costretta a dirvi.

BON. (Dica ciò che sa dire. Ella è nelle mie mani.)

PAM. Signore, io sono una povera serva, voi siete il mio padrone. Voi cavaliere, io nata sono una misera donna; ma due cose eguali abbiam noi, e sono queste la ragione e l'onore. Voi non mi darete ad intendere d'aver alcuna autorità sopra l'onor mio; poichè la ragione m'insegna esser questo un tesoro indipendente da chi che sia. Il sangue nobile è un accidente della fortuna; le azioni nobili caratterizzano il grande. Che volete, signore, che dica il mondo di voi, se vi abbassate cotanto con una serva? Sostenete voi in questa guisa il decoro della nobiltà? Meritate voi quel rispetto che esige la vostra nascita? Parlereste voi forse col linguaggio degli uomini scapestrati? Direste coi discoli: l'uomo non disonora se stesso disonorando una povera donna? Tutte le male azioni disonorano un cavaliere e non può darsi azion più nera, più indegna oltre quella di insidiare l'onore di una fanciulla. Che cosa le potete voi dare in compenso del suo decoro? Denaro? Ah vilissimo prezzo per un inestimabil tesoro! Che massime indegne di voi! Che minacce indegne di me! Tenete il vostro denaro, denaro infame, denaro indegno, che vi lusingava esser da me anteposto all'onore. (pone la borsa sul tavolino) Signore, il mio discorso eccede la brevità, ma non eccede la mia ragione. Tutto è poco quel che io dico e quel che dir posso, in confronto della delicatezza dell'onor mio; che però preparatevi a vedermi morire, prima che io ceda ad una minima ombra di disonore. Ma, oh Dio! parmi che le mie parole facciano qualche impressione sul vostro bellissimo cuore. Finalmente siete un cavaliere ben nato, gentile ed onesto: e malgrado l'accecamento della vostra passione, avete poi a comprendere ch'io penso più giustamente di voi; e forse forse vi arrossirete di aver sì malamente pensato di me, e godrete ch'io abbia favellatofrancamente con voi. Milord, ho detto. Vi ringrazio che mi abbiate sì esattamente mantenuta la vostra parola. Ciò mi fa sperare che abbiate, in virtù forse delle mie ragioni, cambiato di sentimento. Lo voglia il cielo, ed io lo prego di cuore. Queste massime delle quali ho parlato, questi sentimenti coi quali mi reggo e vivo, sono frutti principalmente della dolcissima disciplina della vostra genitrice defunta; ed è forse opera della bell'anima che mi ascolta, il rimorso del vostro cuore, il riscuotimento della vostra virtù, la difesa della mia preziosa onestà. (si avvia verso la porta della sua camera)

BON. (resta sospeso senza parlare)

PAM. (Cielo; ajutami. Se posso uscire, felice me.) (apre ed esce)

BON. (resta ancora sospeso, poi si pone a passeggiare senza dir nulla; indi siede pensieroso.)

 

 


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