Carlo Goldoni
Il padre per amore

ATTO SECONDO

SCENA SETTIMA   Donna Marianna in disparte, e detti

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SCENA SETTIMA

 

Donna Marianna in disparte, e detti.

 

LUI.

Ite donde veniste. Dite a donna Marianna,

Che dopo una rinunzia a torto mi condanna.

Che si scordi per sempre d'un foglio lacerato.

PAO.

(Ecco qui la padrona). Sì, cavalier malnato. (arditamente)

LUI.

Il temerario insulto mi provoca allo sdegno. (impugna la spada)

PAO.

(Si ritira)

MARI.

Barbaro, de' tuoi colpi sia questo petto il segno.

A me volgi quel brando, che l'onor mio ferisce.

Marianna a te presente, perfido, ti smentisce.

No, non è ver che sciolto sia da' miei lacci il cuore;

Mi ha la rinunzia indegna carpita un traditore.

Contro i miseri oppressi regna la forza in terra;

Ma la giustizia in cielo anche i giganti atterra.

So che de' miei nemici l'arte, il poter, l'orgoglio,

Impedirà che io giunga d'un Re clemente al soglio,

Ma ovunque io lo rincontri fuor della regia sede,

Sulla pubblica strada mi getterò al suo piede;

valerà degli empi la perfida malizia,

A far ch'io non implori dal suo bel cuor giustizia.

Ecco a te discoperto il mio pensiero ascoso:

Vengo del mondo in faccia a disputar lo sposo

Tal mi ti rese un giorno d'amor dolce saetta,

Ora tal mi confermi la forza e la vendetta.

Su via, se hai cuore in petto, fa ch'io mi sforzi invano:

Tronca le mie speranze, or che hai la spada in mano.

Ferisci questo petto, perfido traditore,

La crudeltà trionfi, se non trionfa amore.

LUI.

Ah, che tentar mai posso contro una donna irata?

Me la conduce in faccia la mia fortuna ingrata. (ripone la spada)

MARI.

Su gli occhi miei, lo veggo, sei men crudele e audace.

Guerra con me non brami; m'offri contento e pace. (getta la spada)

Misero don Luigi! quanto avran fatto e quanto

Al tuo docile cuore per lavorar l'incanto!

Già ti vedea d'intorno folti congiunti e amici

Nozze proporti illustri sotto i reali auspici.

So gli argomenti accorti, so le ragion che avranno

Dette per obbligarti, i perfidi, in mio danno.

E tu misero e solo, confuso e a me distante,

Rendesti a poco a poco quell'anima incostante.

Credi tu ch'io non sappia, che il tuo cuore afflitto

Vide me con isdegno a lacerar lo scritto?

E che dubbioso ancora ch'io fossi a ciò forzata,

Mi condannasti a torto, e mi dicesti ingrata?

No, non lo son, tel giuro, eccomi a te dappresso

Con quell'amor di prima, con il mio core istesso.

Son quella stessa ancora, che si ti piacque un giorno,

Ho quelle grazie istesse, che mi scorgesti intorno.

Queste misere luci, che tu lodasti tanto,

Che al tuo bel cor gentile fecero il dolce incanto,

Mirale, son pur desse, e queste guance ancora,

Idolo mio, son quelle che vagheggiasti allora.

Povera sono, è vero, ma lo sapesti in prima:

Non ho colpa novella, onde scemar di stima.

Son di te degna, o caro, se ti consiglia amore;

Se mi abbandoni, ingrato, hai d'una belva il core.

PAO.

Signor che mi sfidaste, donna anch'io mi confesso,

E queste son quell'armi che adopra il nostro sesso.

LUI.

Ah sì, donna Marianna, son di rossor ripieno,

I rimproveri vostri mi han penetrato il seno.

E le dolci parole mi hanno talmente oppresso,

Che accenti non ritrovo, e son fuor di me stesso.

Sulla pubblica strada troppo finor si è detto;

Di dama a me congiunta meco venite al tetto.

Vi narrerò il mio stato, vedrete il mio periglio,

Di voi, che saggia siete, abbraccierò il consiglio.

Cara donna Marianna, s'è ver che voi mi amate,

Sopra dell'onor mio fidatevi, e sperate.

PAO.

(Abbadate, signora, ch'ei cerca addormentarvi). (piano a donna Marianna)

MARI.

Sì, don Luigi, io vi amo, non vuò precipitarvi.

So di nozze novelle il periglioso impegno;

Vi compatisco, e voglio sospendere lo sdegno.

Dal vostro cor sincero questo saper sol bramo,

Se la rivale amate.

LUI.

Tutto saprete, andiamo. (sospirando parte)

PAO.

S'egli di no vi dice, non gli credete un zero.

MARI.

Da così buon principio un miglior fine io spero. (parte)

PAO.

Ancor per la paura il cor mi trema tutto.

Povera Paolina, passato ha un caso brutto.

Vuò, subito ch'io posso, quest'abito levarmi;

Non vuò che un'altra volta ritornino a sfidarmi.

E invece di adoprare spade, pugnali e stocchi,

Colle parole ammazzo, precipito cogli occhi.


 

 

 


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