Carlo Goldoni
L'amante militare

ATTO SECONDO

SCENA QUATTORDICESIMA

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SCENA QUATTORDICESIMA

 

Don Alonso e detta.

 

ALON. Rosaura, idolo mio.

ROS. Oimè! voi siete? Voi, mio caro? In libertà? In questa casa? Come? Perché? Partite? Restate? Consolatemi, per pietà.

ALON. Se basta la fede mia a consolarvi...

ROS. Sedete, caro, non posso reggermi in piedi. (Alonso siede)

ALON. Se basta la mia fede, eccomi di nuovo ad assicurarvene eternamente. Voi possedete il mio cuore; per voi, se il cielo mi serba in vita, per voi sarà questa mano; e se dispone il fato ch’io mora, morirò vostro marito, col dolce nome di Rosaura fra le mie labbra.

ROS. Oimè! che nuova specie di tormento mi arrecano le vostre voci? Ah, se prima sospirai di vedervi, or bramerei di non avervi veduto. Che fiero distaccamento per me fia questo! Che immagine d’orrore m’infonde nell’anima la vostra partenza! Ah don Alonso, il vostro periglio è incerto, e la mia morte è sicura.

ALON. No, cara, non temete che il dolore vi uccida. Ciò accaderebbe, se la speranza non vi consigliasse ad attendere il mio destino. Vado a combattere per l’onor mio, e mi vedrete tornar glorioso a deporre a’ vostri piedi la spada. Sì, vi ho promesso il sacrificio di questa spada, e lo farò, mia vita; sì, lo farò, e meco vivrete contenta, ed io m’appagherò del trionfo del vostro cuore, dell’acquisto della vostra bellezza.

ROS. Belle lusinghe ad un’anima innamorata! Queste durano fin che vi vedo. Ah, partito che siete, il dolore s’impossessa vie più del mio spirito, e non vi prometto di vivere lungamente.

ALON. Deh, non mi avvilite con immagini così funeste. Con qual coraggio anderò io a combattere, se voi m’indebolite a tal segno?

ROS. Oh, giungessi io ad avvilirvi cotanto, che foste più di me che della gloria invaghito!

ALON. Ah no, Rosaura, non vi trasporti l’amore sino a desiderarmi indegno del nome di cavaliere. Cagliavi dell’onor mio quanto della mia vita, e apprendete la massima, che meglio è morire con gloria, che vivere con disonore.

ROS. Quai lezioni volete voi insegnarmi, ora che non conosco me stessa per la violenza dell’amorosa passione? Sono un’anima addolorata; compatitemi e consolatemi, se potete.

ALON. Altro non posso dirvi, mia cara, se non ch’io v’amo; altro non posso offerirvi che la mia mano, in prova dell’amor mio.

ROS. Sì, don Alonso, la vostra mano in questo punto fatale può far argine alla forza del mio dolore.

ALON. Eccola, mia vita, eccola tutta vostra.

ROS. Cara mano, il cielo ti renda vincitrice e gloriosa.

ALON. Addio, Rosaura.

ROS. Deh, non mi abbandonatetosto.

ALON. Volano i momenti, e il mio dovere mi sprona.

ROS. Ancora un poco trattenetevi, per pietà.

ALON. Sì, idolo mio, giacché il cielo mi rende in questo punto felice...

ROS. Ricordatevi di chi v’adora. (si sente il tamburo)

ALON. (Si alza e si pone il cappello in capo)

ROS. Oimè! partite?

ALON. Sì. Addio.

ROS. Fermatevi.

ALON. L’onor mio nol consente.

ROS. Un momento.

ALON. Addio. (va per partire)

 

 

 


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