Carlo Goldoni
I portentosi effetti della madre natura

ATTO PRIMO

SCENA SEDICESIMA   Calimone e detti

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SCENA SEDICESIMA

 

Calimone e detti.

 

CAL.

Fermate. (l'arresta)

CEL.

Indegno... (contro Ruggiero)

RUGG.

Colui non fuggirà sempre il mio sdegno. (parte)

CEL.

Quel perfido chi è?

CAL.

Non lo conosco.

Sarà qualche assassino.

(Di Ruggiero prevedo il rio destino).

CEL.

Lo troverò. Ma chi dal sonno mio

A tempo mi destò?

DOR.

Son stata io. (scoprendosi)

CAL.

Tu lo salvasti? (a Dorina)

DOR.

Io, padre,

Vidi, mentre ei dormiva,

Al petto del meschin vibrar l'acciaro:

Io feci al viver suo schermo e riparo.

CAL.

(Santa Madre Natura,

Tu non favelli invano.

Ha salvata la vita al suo germano).

CEL.

Cara, il mio cor v'adora...

Poss'io sposarla? (a Calimone)

CAL.

È troppo presto ancora.

CEL.

Basta, basta... tu sei vezzosa e bella.

CAL.

(Egli ancora non sa ch'è sua sorella).

DOR.

Oimè, quando ho veduto

Quel barbaro crudele

In atto allora di ferirvi il petto,

Intesi un certo affetto,

Misto in seno di sdegno e di paura.

CAL.

(Tutt'opra della gran Madre Natura).

DOR.

E mi augurai la forza

Aver pari allo sdegno,

Per trafiggere il cor di quell'indegno.

 

Avete nel viso

Un certo non so che,

Che un caldo improvviso

Ha risvegliato in me.

Un certo ignoto affetto

Mi fa provar pietà:

Lo prova il cor nel petto,

Ma intenderlo non sa. (parte)

 

 

 


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