Carlo Goldoni
Il tutore

ATTO PRIMO

SCENA DECIMA

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SCENA DECIMA

 

Ottavio in veste da camera, berretta e pianelle, a passo a passo; e detto.

 

OTT. Oh, non voglio che il signor Pantalone s’incomodi: son qua io. Quattro passi più, quattro passi meno, non m’importa. Non guardo a incomodarmi, quando si tratta del signor Pantalone.

PANT. Caro sior Ottavio, me despiase del vostro desturbo; sarave vegnù mi, ma siccome avemo da parlar colla putta...

OTT. Ma perché stiamo in piedi? Sediamo. Ehi. (chiama)

PANT. Via, se no ghe xe nissun, n’importa; tiolemose una carega17, e sentemose. (prende la sedia per sé)

OTT. Ehi... (chiama)

PANT. Aveu bisogno de gnente?

OTT. Ho bisogno della sedia. Io non voglio durar questa fatica.

PANT. Se no volè far vu, farò mi. (gli una sedia) Comodeve.

OTT. Vi ringrazio. (siede)

PANT. Sior Ottavio caro, nu semo colleghi nella tutela de vostra nezza18. Vorave che se fessimo onor, e che arrecordandose dell’impegno che avemo tolto...

OTT. Ehi. (chiama)

PANT. Cossa ve bisogna?

OTT. Su questa seggiola io non ci posso stare.

 

 

 





p. -
17 Seggiola.



18 Nipote.



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