Carlo Goldoni
La sposa persiana

ATTO QUINTO

Scena Ottava. Ircana, e detti

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Scena Ottava. Ircana, e detti

 

IRCANA Cessin le stragi, e l'onte; ecco, spietato, Ircana (ad Osmano).

Non la nasconde il padre, non la nasconde il figlio,

Fe' sol, che mi celassi, di Fatima il consiglio.

Amo questo inimico ancor della mia pace,

Voglio morir per lui, se il viver mio gli spiace.

Eccomi, che pretendi? d'avermi in tua balia?

No, non mi avrai, lo giuro, se val la destra mia.

Per non soffrir tuoi lacci, barbaro, al tuo cospetto,

Mi passerò io stessa con questo ferro il petto

(tenta di uccidersi).

FATIMA Ferma (le trattiene il colpo).

OSMANO No, non mi curo d'averti viva, o estinta,

Purché da' lacci miei, perfida, tu sii cinta

O si confessi almeno, che quel che chiedo, e voglio,

È ragione, è dovere, non vïolenza, o orgoglio.

MACHMUT Niun ti negò, che Ircana a te non si dovesse;

Ma chi sapea, che in spoglia viril si nascondesse?

Prendila.

IRCANA Io mi ferisco.

FATIMA Fermati; e voi m'udite,

Uditemi, se in core pietade, amor sentite:

Io sono offesa, io sono, a cui sola si aspetta

D'una rivale ardita pretendere vendetta.

Non basta il suo rimorso, non basta il suo rossore,

Rapirmi dello sposo può un'altra volta il core.

Fra queste donne or speri di rimanere invano;

Ti ha Machmut venduta, e ti ha comprata Osmano.

Passar deve una schiava del suo primier signore

Dal poter rinunciato a quel del compratore.

E il compratore, in cui paterno amor consiglia,

Della comprata schiava faccia un dono alla figlia.

Sì, Machmut ti vende, Tamas ti lascia, e oblia,

Osmano a me ti dona; Ircana, ora sei mia.

Della signora tua la legge odi, ed osserva:

Restar tu qui non devi schiava fra noi, né serva.

Vattene al tuo destino felice, od infelice,

Libera torna in pace alla tua genitrice.

Suocero, padre, sposo, siete di ciò contenti?

Ah sì, basta; supplisce il silenzio agli accenti.

Tu liberasti il piede, libera il cor nel seno,

Se non sarai signora, non sarai schiava almeno.

Di Tamas non avrai in tuo potere il core,

Ma nol vedrai tu stessa arder d'un altro amore.

Vanne, non aspettare che altro da noi si dica;

Prendi congedo, e parti, il ciel ti benedica;

Soffrir da me, trafitta con sofferenza amara,

Quella virtù, che forse non ben conosci, impara.

IRCANA (sospirando, confusa parte).

MACHMUT Figlia, la tenerezza il cor m'opprime.

FATIMA Oh Dei!

Tamas, tu non mi guardi?

TAMAS Ah l'idolo mio tu sei!

FATIMA E tu, padre, che dici?

OSMANO Ah!

FATIMA Sì, lo sdegno è stinto

L'amor vero trionfa, io son felice, ho vinto.

 


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