Carlo Goldoni
Il teatro comico

ATTO TERZO

Scena Nona. Orazio, e detti

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Scena Nona. Orazio, e detti

 

ORAZIO Cosa c'è? non si finisce di provare?

EUGENIO Abbiamo quasi finito, ma il signor Lelio grida, e dice, che questa scena va male.

ORAZIO Per qual cagione lo dice, signor Lelio?

LELIO Perché ho inteso dire, che Orazio nella sua Poetica dia per precetto, che non si facciano lavorare in scena più di tre persone in una volta, e in questa scena sono cinque.

ORAZIO Perdonatemi, dite a chi ve l'ha dato ad intendere, che Orazio non va inteso così. Egli dice: Nec quarta loqui persona laboret. Alcuni intendono, che egli dica: Non lavorino più di tre. Ma egli ha inteso dire, che se sono quattro, il quarto non si affatichi, cioè, che non si diano incommodo i quattro attori un con l'altro, come succede nelle scene all'improvviso, nelle quali, quando sono quattro, o cinque persone in scena, fanno subito una confusione. Per altro le scene si possono fare anche di otto, e di dieci persone, quando sieno ben regolate; e che tutti i personaggi si facciano parlare a tempo, senza che uno disturbi l'altro, come accordano tutti i migliori autori, li quali hanno interpretato il passo d'Orazio da voi allegato.

LELIO Anche qui dunque ho detto male.

ORAZIO Prima di parlare sopra i precetti degli antichi, conviene considerare due cose; la prima: il vero senso, con cui hanno scritto. La seconda, se a' nostri tempi convenga quel che hanno scritto; mentre siccome si è variato il modo di vestire, di mangiare, e di conversare, così è anche cangiato il gusto, e l'ordine delle commedie.

LELIO E così questo gusto varierà ancora, e le commedie da voi adesso portate in trionfo, diverranno anticaglie, come la Statua, il Finto Principe, e Madama Pataffia.

ORAZIO Le commedie diverranno antiche dopo averle fatte e rifatte; ma la maniera di far le commedie spererei, che avesse sempre da crescere in meglio. I caratteri veri, e conosciuti piaceranno sempre, e ancorché non siano i caratteri infiniti in genere, sono infiniti in spezie, mentre ogni virtù, ogni vizio, ogni costume, ogni difetto, prende aria diversa dalla varietà delle circostanze.

LELIO Sapete cosa piacerà sempre sul teatro?

ORAZIO E che cosa?

LELIO La critica.

ORAZIO Basta che sia moderata. Che prenda di mira l'universale, e non il particolare, il vizio, e non il vizioso; che sia mera critica, e non inclini alla satira.

VITTORIA Signor capo di compagnia, con sua buona grazia, una delle due, o ci lasci finir di provare, o permetta, che ce n'andiamo.

ORAZIO Avete ragione. Questo signor comico novello, mi fa usare una mala creanza. Quando i comici provano, non s'interrompono.

LELIO Io credeva, che avessero finito quando Florindo, e Rosaura si sono sposati, mentre si sa, che tutte le commedie finiscono coi matrimoni.

ORAZIO Non tutte, non tutte.

LELIO Oh quasi tutte, quasi tutte.

TONINO Sior Orazio, mi fenisso in te la commedia prima dei altri, se contentela, che diga la mia scena, e che vaga via?

ORAZIO Sì, fate come volete.

 

 


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