Carlo Goldoni
L'uomo di mondo

ATTO TERZO

SCENA QUINTA

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SCENA QUINTA

 

Momolo ed il Dottore

 

MOM. Cossa diseu, che razza de zente che se trova a sto mondo?

DOTT. Guai a quelli che han bisogno di loro.

MOM. Veramente xe un poco de vergogna che mi me trova in sto caso, ma, grazie al cielo, gh'ho tanto al mondo, che con un anno solo de regola posso remetterme facilmente; e sta insolenza de Ludro prencipia a illuminarme, e farme toccar con man a cossa se se reduse colla mala regola, e col no pensar ai so interessi.

DOTT. Quantunque, per dir il vero, vi piaccia un po' troppo l'allegria, si sente dalle vostre parole che avete buon fondo, e solo che vogliate farlo, si può vedere da voi una ragionevole mutazione. Per l'avvenire consigliatevi colla vostra prudenza, ma intanto, se le vostre urgenze vi obbligano a rimediare a qualche impegno, a qualche disordine, signor Momolo, fra gli amici non ci vogliono cerimonie: mille ducati li ho, grazie al cielo, e sono a vostra disposizione.

MOM. Son confuso per tanta bontà che gh'avè per mi. Se sarò in bisogno, me prevalerò delle vostre grazie.

DOTT. Non occorre vergognarsi cogli amici. Ecco qui una borsa con cento zecchini, e il resto dei mille ducati sono pronti, sempre che li vogliate.

MOM. Per farve veder che fazzo capital delle vostre grazie, torrò trenta zecchini in prestio, per pagar una piezaria. Gh'ho qualche debito, ma i me crede, e pagherò quanto prima, e senza aggravarme de più, me regolerò in te le spese.

DOTT. Eccovi trenta zecchini e più, se volete.

MOM. Andemo, che ve farò la ricevuta.

DOTT. Mi maraviglio; coi giovani della vostra sorte non vi è bisogno di ricevuta.

MOM. Sempre più me trovo obbligà e confuso. Credeme, sior Dottor, che pensando ai mi desordeni me vien malinconia.

DOTT. Eh, caro amico, io ho motivo di rattristarmi da vero.

MOM. Per cossa?

DOTT. Per causa di mio figliuolo.

MOM. Coss'alo fatto sior Lucindo?

DOTT. Avete osservato, che oggi non è nemmeno venuto a pranzo?

MOM. Xe vero. Cossa vol dir?

DOTT. Ho scoperto ch'egli ha la pratica di una ragazza, che dicesi voglia fare la ballerina.

MOM. Pur troppo xe vero. Mi no gh'aveva de dirvelo; ma ghe l'ho visto in casa più di una volta.

DOTT. Ci andate voi da colei?

MOM. Sior sì, ghe vago qualche volta.

DOTT. Per amor del cielo, vi supplico, vedete di far in modo che mio figliuolo non ci vada, che non si precipiti.

MOM. Lassè far a mi, ve prometto che nol gh'anderà.

DOTT. Ma non vorrei, per allontanar Lucindo, che v'impegnaste voi con la donna.

MOM. No, no; son anzi in caso de disimpegnarme.

DOTT. Caro signor Momolo, abbiate a cuore la vostra riputazione.

MOM. Con un poco di tempo le cosse anderà pulito.

DOTT. Pensate a maritarvi.

MOM. Ghe penserò, chi sa che no me rissolva?

DOTT. Ma prima, ehi, in confidenza, pensate a cambiar vita.

MOM. Certo che bisognerà...

DOTT. Vi raccomando l'affare di mio figliuolo. (parte)

MOM. Nol xe stà a disnar a casa; pol esser benissimo che el sia dall'amiga, e che la cara siora Smeraldina scomenza a far el mestier della ballarina colle scondariole. Vôi andar subito, e se lo trovo... Gran obbligazion che gh'ho co sto sior Dottor! A bon conto pagherò sta piezaria, per no far dir de mi da quel desgrazià. Un cortesan onorato xe stimà da tutti; e anca in miseria, co no s'intacca la pontualità, se pol dir a tutti l'anemo soo, e no xe mai perso tutto, co resta el capital dell'onor. (parte)

 

 

 


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