Carlo Goldoni
La vedova scaltra

ATTO TERZO

Scena Quattordicesima. Rosaura in maschera alla francese, e detti

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Scena Quattordicesima. Rosaura in maschera alla francese, e detti

 

Ros. (entra in mezzo ai due, li fa fermare, e dice al Francese) Monsieur, che fate voi?

Mon. Bella maschera, mi batto per la mia dama.

Ros. E voi volete arrischiar la vita per un'Italiana, mentre tante Francesi penano, languiscono, muoiono per gli occhi vostri?

Mon. Ma se il rivale mi sfida, non posso ricusare il cimento.

Ros. Il rivale cesserà di volere la vostra morte, se voi non gli contenderete il suo bene.

Mon. E dovrei così vilmente?…

Ros. Se temete di cederla per viltà, cedetela per una dama di Francia che sospira per voi.

Mon. E chi è questa?

Ros. Eccola ai vostri piedi. (s'inginocchia) Abbiate pietà di chi vive sol per amarvi.

Mon. Alzatevi, mio tesoro, ché voi mi fate morire.

Ros. Non fia vero ch'io mi alzi, se non mi assicurate dell'amor vostro.

Mon. (s'inginocchia anch'egli) Sì mia cara, giuro di amarvi, prometto a voi la mia fede.

Ros. Ah, che non posso credervi.

Mon. Credetelo mia speranza, ch'io sarò tutto vostro.

Ros. Come? Se combattete per un'altra bellezza?

Mon. Lascerò quella per voi.

Ros. Rinunziatela al vostro rivale.

Mon. Attendete: or ora sono da voi. (parte da Rosaura e si accosta a Don Alvaro) Amico, questa dama francese sospira per me e desidera l'amor mio. S'ella si a conoscere, s'ella mi piace, Rosaura è vostra. Piacciavi per un momento sospendere il nostro duello.

Alv. Invano sperate fuggirmi nuovamente di mano.

Mon. Son Cavaliere. O vi cedo Rosaura, o di qui non parto senza combattere. È lecito a' cavalieri il patteggiar col nemico.

Alv. Le regole di cavalleria da noi si studiano prima dell'alfabeto. Servitevi, che ve l'accordo (ripone la spada, e si ritira nella bottega)

Mon. Madama. Eccomi a voi. Cedo Rosaura, se' l comandate. Fatemi il piacere almeno, ch'io possa bearmi nel vostro volto.

Ros. Per ora non posso farlo.

Mon. Ma quando avrò il contento di vagheggiarvi?

Ros. Fra poche ore.

Mon. Mi conoscete, mi amate , sospirate per me?

Ros. Sì, e per voi lasciai Parigi, per voi abbandonai le delizie di Francia e venni peregrina in Italia.

Mon. (Grand'amore delle dame francesi! Gran fedeltà delle mie paesane! Gran forza delle mie attrattive!) Ma io non posso vivere, se non mi date il contento di vedervi per un momento.

Ros. Questo è impossibile.

Mon. Chi ve lo vieta?

Ros. Il mio decoro. Non conviene che una Dama d'onore si faccia vedere in una bottega senza la maschera che la difenda dal guardo altrui.

Mon. Eh, in Francia non si osservano questi riguardi.

Ros. Siamo in Italia, convien uniformarsi al paese.

Mon. Andiamo in luogo più ritirato. Non mi lasciate morire.

Ros. No, restate, ed io parto.

Mon. Vi seguirò assolutamente.

Ros. Se ardirete di farlo , non mi vedrete mai più.

Mon. Siete venuta per tormentarmi?

Ros. Stasera mi vedrete, e per meglio conoscermi, favoritemi qualche segno da potervi mostrare.

Mon. Eccovi una piccola bottiglia di sans - pareille.(le una bottiglietta)

Ros. Con questa mi darò a conoscere.

Mon. Dove, mia cara, potrò vedervi?

Ros. Sarete avvisato.

Mon. Oh cielo! fa' volar presto queste ore importune.

Ros. Oh stelle! fate che il cuor sia contento.

Mon. Ah, madama, siete troppo crudele!

Ros. Ah monsieur, mi avete mal conosciuta!

 


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